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Diario politico. L’affaire Bertolaso, Hillary: “Ferita da critiche”. Accordo Pd-Di Pietro

gennaio 26, 2010 di Redazione 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La firma, oggi, è di Ginevra Baffigo. E’ bufera sul capo della Protezione civile per le critiche rivolte all’America sugli aiuti alla popolazione di Haiti colpita dal terremoto. Ieri Désirée Rosadi ci riferiva della presa di distanza di Frattini – «Bertolaso non può coordinare il mondo» – alla quale fa seguito quella di Berlusconi, che parla di Usa «generosi». Ma la Clinton in serata rincara la dose. E’ stata una giornata febbrile per il Partito Democratico quella di martedì. In mattinata il fulmine a ciel sereno, inaspettato appunto, di un Romano Prodi che in un colloquio con Massimo Giannini per Repubblica ci andava giù duro: «Ma chi comanda nel Pd?». Il j’accuse muoveva dall’apparente mancanza di linea che avrebbe caratterizzato e favorito le vicende pugliese e bolognese. Ma Bersani, che nel corso della giornata avrebbe confermato («In 11 regioni su 13») l’alleanza con l’Italia dei Valori in vista delle elezioni di marzo, rispediva gentilmente al mittente le critiche. Quanto a Bologna, dopo le dimissioni di Delbono si lavora ad una velocizzazione dei tempi per la risoluzione della “crisi”: Maroni propone un decreto perché si possa votare lo stesso giorno delle Regionali: «Ma solo se tutte le forze politiche sono d’accordo». Il racconto. 

Nella foto, il capo della Protezione civile Guido Bertolaso

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di Ginevra BAFFIGO

Undici regioni su tredici: da qui riparte l’alleanza tra Pd e Idv, e quindi si riapre il cantiere di «una alleanza larga di progresso» per «una alternativa alle destre».
All’indomani della sconfitta di Francesco Boccia, alle primarie pugliesi stravinte da Nichi Vendola, e della capitolazione della giunta bolognese, il Pd di Pier Luigi Bersani pensa le prossime Regionali al fianco di Antonio Di Pietro.
L’alleanza alternativa a Berlusconi con l’Udc con la vittoria di Vendola in Puglia ha fatto un brusco passo indietro, e così si riparte, per ora, da Di Pietro. Bersani assicura che questo binomio politico “andrà oltre le regionali”. “C’è la comune convinzione – spiega il segretario del Pd – che occorre lavorare insieme per allestire una alleanza larga di progresso, competitiva con il centrodestra. La nostra idea di fondo è che le Regionali debbano essere, sia sotto il profilo dei contenuti sia sotto il profilo della coalizione, una tappa per costruire una alternativa alle destre”. Di Pietro alza la posta, e i toni: “Riteniamo necessario impostare un lavoro di programma, di coalizione, aperto a laici e cattolici che vogliono mettersi insieme su una base programmatica. Non possiamo lasciare il Paese ad un governo che illude i cittadini, che toglie agli onesti per dare ai disonesti. Sentiamo il dovere di passare all’alternativa, insieme a chi capisce che non possiamo tornare ad un regime piduista”. L’obiettivo, quindi, è “costruire l’alternativa”.
Un’alternativa che però non si delinea ancora in Campania e Calabria, dove ancora si sta lavorando per trovare un accordo. Con l’opzione Udc tutt’ora sul campo. “Abbiamo il dovere di costruire una alternativa, assieme anche ad altri partiti, superando certe nostre diversità” e quindi, “l’Idv si assumerà una maggiore responsabilità di partecipante alla coalizione, non sarà più un isolato oppositore e rispetterà le istituzioni di garanzia” promette Di Pietro.
Ma intanto dal Pdl l’alleanza dei Democratici con Di Pietro scatena una serie di commenti pungenti. “Oggi è avvenuta una ulteriore metamorfosi della dinistra con la piena assunzione da parte di Bersani delle tesi e dello stile di Di Pietro, in pochi mesi anche le flebili speranze suscitate da Bersani sono svanite” chiosa il ministro sandro Bondi. «Bersani già adesso riscopre i toni dello scontro frontale e ricostituisce il fronte popolare con Di Pietro, per di più andandogli dietro», ironizza il capogruppo alla Camera Fabrizio Cicchitto.
Ironia fin troppo facile dal momento che in casa Pd c’è aria di tormenta. A due mesi dal voto il neosegretario Pd è alle prese con il caso Puglia, un sindaco dimissionario proprio nella roccaforte bolognese ed una “reprimenda” di Romano Prodi, che in un colloquio con Repubblica lamentava una leadership forse troppo debole («La gente chiede chi comanda nel Pd…»). A Bersani non resta che abbozzare: «Per Prodi ho un affetto e un rispetto inattaccabili anche quando dice cose su cui non sono d’accordo».
Quanto al caso Regionali, importanti giunte come quelle di Lazio e Puglia vengono lasciate nelle mani di due outsider: rispettivamente Bonino (Radicali) e Vendola (Sinistra Ecologia e Libertà). E oggi Avvenire sferra un duro attacco alla candidata alla successione di Marrazzo. Per il quotidiano dei vescovi infatti una simile candidatura, “accolta senza neppure un minimo di discussione”, sarebbe la dimostrazione di una “subalternità venata di opportunismo” malcelata dai Democratici.

Delbono se ne va. Sul bolognese, si corre verso il voto anticipato e a Bologna, ma soprattutto a Roma, si lavora per scongiurare un anno di commissariamento. Lo chiede il Pd locale ed anche dal Viminale, Maroni si è detto «disponibile a un provvedimento d’urgenza, ma voglio consenso di tutte le parti politiche».
Bersani risponde all’appello lanciato dal ministro dell’Interno invitando alla calma: “Noi siamo per votare prima possibile. Tuttavia come sa bene il ministro Maroni su queste scadenze esistono profili giuridici e costituzionali da garantire”. E’ infatti tutto è ancora da vedere: il voto anticipato sarà il 28 e 29 marzo, in concomitanza con le Regionali, oppure in autunno? Al Viminale piace la prima opzione ed in queste ore si sta studiando un decreto ad hoc, per spostare la scadenza entro cui i sindaci devono dimettersi. Il ministro dell’Interno è però concorde con Bersani sui modi: «Non c’è discrezionalità, ma una legge che prevede tempi precisi. Il termine ultimo per votare il 28 marzo è scaduto il 21 gennaio e non mi risulta che a tutt’oggi le dimissioni siano state formalizzate». «So che qualcuno ha chiesto un provvedimento d’urgenza come quello che è stato fatto per esempio all’Aquila – conclude Maroni – Non sono contrario ma prima è necessario che siano formalizzate le dimissioni. Ripeto: sono disponibile ad un provvedimento d’urgenza ma in un cosa così delicata voglio il consenso di tutte le parti politiche».
Al momento non sembra che nessuno opponga particolari obiezioni. D’accordo sarebbero sin d’ora il ministro per lo Sviluppo economico, Claudio Scajola e il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini. Dalle sezioni bolognesi poi il coro è unanime. Il segretario provinciale del Pd Andrea De Maria spera in un election day: «Ribadisco che per noi prima si vota meglio è. Questa è la cosa giusta da fare per Bologna». Silvana Mura, coordinatrice dell’Idv per l’Emilia Romagna è dello stesso avviso: «Riteniamo che Bologna debba poter eleggere quanto prima un nuovo sindaco», così come Giancarlo Mazzuca, deputato del Pdl e candidato per il centrodestra alle Regionali in Emilia Romagna: «Serve sbloccare l’empasse perchè la paralisi sarebbe molto dannosa per Bologna».
Si chiude così il capitolo del Cinzia-gate. Ma prima che sia troppo tardi per pronunciarsi sull’ex titolare di Palzzo D’Accursio, il segretario Democratico dice la sua: “Delbono ha compiuto un gesto veramente apprezzabile, che testimonia una persona e una città. Paese che vai, usanze che trovi; ci sono posti dove esistono altre logiche, ma non lì a Bologna. Un amministratore che dice ‘prima la città’ è qualcosa che ci invita a riflettere: prima di tutto la città, prima di tutto l’Italia, chi governa deve rispettare il Paese”.

Il caso Bertolaso. Discussione archiviata, ma non del tutto, dopo le critiche del capo della Protezione civile agli aiuti americani ad Haiti. Le parole di Bertolaso sulla gestione della tragedia haitiana arrivano come pietre dall’altra parte dell’Atlantico, colpendo duramente il segretario di Stato americano. La Clinton le aveva inizialmente catalogate alla voce “critiche da dopo-partita”, “polemiche da bar”, ma anche oggi, parlando al personale del Dipartimento di Stato, è tornata ad assicurare che gli Stati Uniti stanno facendo tutto il possibile per aiutare Haiti operando in condizioni molto difficili. «Sono profondamente ferita – spiega Hillary – da coloro che criticano il nostro Paese, la generosità del nostro popolo e l’impegno del nostro presidente nel cercare di rispondere a un disastro di proporzioni storiche».
Evita così di fare nomi la Clinton, in una compostezza che tradisce il suo passato da first lady; ma non perde per questo l’occasione per redarguire «certa stampa internazionale, che ha compreso male o deliberatamente male interpretato» le intenzioni degli Stati Uniti nell’inviare contingenti ad Haiti.
A rincuorare l’amministrazione americana ci ha pensato il nostro ministro degli Esteri, come vi abbiamo raccontato martedì. Non passano ventiquattr’ore che il presidente del Consiglio gli fa eco. Berlusconi prova a recuperare terreno su di un così importante scacchiere internazionale, parlando di «generoso e significativo intervento, senza il quale sarebbe stato tutto assai più difficile». Parole importanti e soprattutto necessarie, affidate ad una nota ufficiale di Palazzo Chigi, con la quale il governo prova a risaldare una fragile amicizia.
Come mrs. Clinton anche Berlusconi evita di fare nomi: «In questi casi sarebbe opportuno evitare dichiarazioni che possano involontariamente innescare polemiche, partendo dall’assunto che tutti sono impegnati in buona fede ad aiutare la popolazione di Haiti». «In situazioni critiche come questa – prosegue la nota della presidenza del Consiglio dei Ministri – è purtroppo inevitabile che sorgano serie difficoltà nell’assicurare un efficace coordinamento degli aiuti». Berlusconi infine ribadisce la presa di distanza già effettuata da Frattini: «Con il mio pieno avallo ha già chiarito la posizione del governo italiano riguardo ad alcune dichiarazioni che sono state rilasciate e hanno generato equivoci. Ora è il momento di mettere da parte tali questioni e rafforzare l’azione di sostegno alla popolazione».
Si sforza di correggere il tiro anche il diretto interessato, Bertolaso, per il quale ora gli Usa hanno messo in campo «uno sforzo importante», anche se «la mancanza di coordinamento delle organizzazioni internazionali che sta lasciando migliaia di haitiani abbandonati a se stessi» rimane. «Se uno arriva con 15mila uomini e poi non sa dove andare e cosa fare perché non c’è nessuno che glielo dice è chiaro che si creano i problemi che tutti abbiamo visto». Ma dal Palazzo di Vetro nessuno risponde. L’Onu è lapidario: «Il presidente del Consiglio Berlusconi ha chiarito qual è la posizione italiana sulle operazioni di soccorso ad Haiti» ed esprime apprezzamento anche per la «chiarezza della posizione» espressa dal ministro Frattini.

Ginevra Baffigo

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