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Diventa realtà sogno di D’Alema: pontiere tra cdx e csx da neo-presidente Copasir

gennaio 26, 2010 di Redazione 

Indirettamente “trombato” alle primarie pugliesi, il leader Democratico è da oggi il nuovo capo del comitato di controllo sui servizi. Un incarico istituzionale inseguito per anni, con l’obiettivo, non tanto nascosto (vedi accuse di propensione all’inciucio) di farsi da tramite del dialogo tra maggioranza e opposizione. Mancato nel 2006 il tentativo di ascendere a presidente della Camera, stoppata da Berlusconi (e allora da Casini) l’ipotesi di una sua elezione a capo dello Stato, costretto per anni alla semiclandestinità dei convegni per le nuove generazioni con Gianfranco Fini, finalmente D’Alema raggiunge il suo scopo. Bersani tira un sospiro di sollievo? Vedremo. Il profilo della “lunga marcia” (recente) del (una volta) leader Maximo.

Nella foto, Massimo D’Alema si stropiccia gli occhi: commosso?

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Massimo D’Alema è il nuovo presidente del Copasir, il comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, organo con funzione di controllo sui servizi segreti, in seguito all’elezione all’unanimità da parte dei membri del comitato, maggioranza e opposizione insieme.

Prende il posto del dimissionario Francesco Rutelli, e si appresta a ricoprire per la seconda volta, dopo la presidenza dalla Commissione bicamerale per le riforme istituzionali negli anni del governo Prodi I, un incarico  bipartisan.

Una nomina che sottrae D’Alema al pesante clima scatenato dall’esito delle primarie pugliesi – in cui la linea e il candidato dell’ex presidente del Consiglio sono stati cassati – e che conferma il ruolo del leader Maximo come mediatore e avanguardia del centrosinistra nel campo avversario (fino ai limiti dell’inciucio).

Un ruolo alla cui materializzazione in un incarico politico-istituzionale D’Alema aspirava ormai da tempo. Dalla candidatura alla presidenza della Camera, nel 2006, dalla quale dovette recedere per fare posto ad un Fausto Bertinotti che “minacciava” di pretendere i galloni da ministro degli Esteri (che poi sarebbero stati di D’Alema) e di mandare all’aria gli equilibri del nascente governo Prodi. Quindi la rinuncia anche a correre per la presidenza nella Repubblica, un’idea nata dopo il mancato approdo allo scranno più alto di Montecitorio e che, in realtà, quella volta, fu stoppata proprio da quegli avversari (e anche da Casini, per la verità) dei quali si proponeva come interlocutore, a vantaggio di Giorgio Napolitano.

In questi anni ha continuato a coltivare il “sogno” del dialogo come presidente della Fondazione ItalianiEuropei, instaurando un rapporto privilegiato con Gianfranco Fini, con il quale organizza numerosi convegni-ponte tra centrodestra e centrosinistra (in particolare rivolti alle nuove leve della politica italiana).

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