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Processo breve, Fini: “Da me tutto può cambiare”. Pd: “Al lavoro su deputati Pdl”

gennaio 22, 2010 di Redazione 

Il presidente della Camera conferma, indirettamente, il malumore per i cambiamenti apportati al testo nel passaggio dalla Commissione Giustizia all’aula di palazzo Madama. E apre uno spiraglio. Poi difende il “silenzio” di Napolitano: «Assurdo pensare che inter- venga sul dibattito parlamentare, è al di fuori delle prerogative. Rispetto». Infine, messaggio al governo sulla “dittatura della maggioranza”: «Democrazia è riconoscimento delle ragioni degli altri. Si pratica nel- la responsabilità politica e nell’impegno allo scam- bio di argomentazioni». Il servizio di Dario Ballini.

Nella foto, il presidente della Camera Gianfranco Fini

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di Dario BALLINI

Gianfranco Fini ribadisce le “regole del gioco” democratico, sottolineando le prerogative del Parlamento e le peculiarità del ruolo del presidente della Repubblica.

In un sistema perfettamente bicamerale come il nostro una legge per diventare tale ha bisogno, in primo luogo, che il suo testo sia approvato da Camera e Senato senza modifiche. Qualora in uno dei due rami del Parlamento venisse apportata una modifica al testo esso deve tornare al vaglio dei deputati o dei senatori anche se fosse stato già approvato in una di quelle sedi.

A fronte di tutto ciò, e sottolineata la divergenza fra il testo licenziato dalla Commissione e quello approvato da Palazzo Madama, il presidente Fini ha semplicemente ricordato che anche la Camera potrebbe apportarvene dopo un serio e proficuo dibattito.

Una banalità dirompente. Un’inezia che è riuscita a scaldare gli animi della maggioranza e ha rinverdito le polemiche che da mesi ormai bersagliano da destra il presidente della Camera.

A chi invece, soprattutto l’Idv, chiede un intervento del capo dello Stato affinché fermi la norma “ammazza processi”, Gianfranco Fini ha ricordato quanto sarebbe istituzionalmente inopportuno un intervento a gamba tesa di Napolitano, mentre il Parlamento sta ancora discutendo, che ne farebbe un attore politico e lo farebbe venire meno, quindi, la sua funzione di garante super partes.

Dario Ballini

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