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Giornale e Libero, rivolta contro premier Scoppia ‘battaglia di posizionamento’ Pdl

gennaio 21, 2010 di Redazione 

Ne ha parlato per primo Luigi Crespi su questo giornale. Nel partito di Berlusconi sono in atto grandi manovre per prepararsi al redde rationem che scatterà immediatamente dopo le Regionali. «Fini – scriveva su il Politico.it l’ex spin doctor del presidente del Consiglio - raccoglierà quello che ha saputo seminare e farà nascere una nuova formazione politica distinta dal Cavaliere». Il grande sondaggista di rado sbaglia, ma stavolta c’è di più. Perché i due principali quotidiani vicini al centrodestra, quelli di Feltri e Belpietro, hanno già cominciato a giocare la partita. Da tempo. E la “notizia” è che i due direttori si muovono in assoluta indipendenza dal premier. Che – piuttosto – dovrà tenere sempre più in conto le loro “indicazioni”. Vera cartina di tornasole del clima dentro il Pdl. Il giornale della politica italiana è in grado di svelarvi cosa sta accadendo nella maggioranza. Assolutamente da non perdere. La firma, come sempre per il cdx, è di Pietro Salvatori.

Nella foto, il direttore de “il Giornale” Vittorio Feltri

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di Pietro SALVATORI

“Il Pdl si prende a martellate”. “I finiani frenano l’asse con gli ex Dc”. “L’importante è vincere, anche con l’Udc”. “Rush finale per le intese con Casini”.
Schizofrenia?
No, solo una semplice occhiata ai titoli del variopinto mondo della stampa vicina al centrodestra. E questo solo a volersi fermare ai quotidiani più importanti, trascurando l’Avanti, la Discussione, Lab e via discorrendo.
Ma che cosa sta succedendo?
Tutto questo a pochissimi giorni dalla reazione insolitamente scomposta delle due corazzate che schierano i principali cannoni delle opinioni destrorse della carta stampata, Libero e il Giornale, in risposta alle dichiarazioni del premier che allontanavano la possibilità di un abbassamento delle tasse.
La partita delle Regionali sta ulteriormente mettendo a nudo la battaglia di posizionamento all’interno del partito del predellino, che, secondo alcuni (si legga quel che scrive Crespi sulle nostre colonne) rischia di portare addirittura ad una separazione (consensuale ?) tra le fila del Pdl.
Fino a qualche tempo fa il quadro era sicuramente più chiaro e definito nei suoi contorni. Alla guida del Giornale, di proprietà della famiglia Berlusconi, il navigato e ortodosso Maurizio Belpietro seguiva una combattiva linea filogovernativa, serenamente accettata dal proprio zoccolo duro di lettori e dagli osservatori di palazzo.
Vittorio Feltri, acutissimo interprete di un populismo intelligente – vera arma vincente nel boom della tiratura del quotidiano di viale Majno – sparava a palle incatenate dalle colonne di Libero i propri anatemi, vero brigantino corsaro schierato a supporto delle armate berlusconiane, che pur non disprezzava assestare alla bisogna qualche buon colpo anche in campo amico.
Da quando, dopo una complessa risistemazione di poltrone ai vertici di una buona fetta della stampa di settore d’area, i due pezzi da novanta si sono scambiati le poltrone, si rischia di non capirci più nulla.

Arruolato tra le fila del giornale “di casa”, Feltri non ha potuto che rientrare nei ranghi. L’ha fatto a modo suo, non risparmiandosi precise prese di posizione nei confronti del partito. La sua uscita di prima pagina contro le dichiarazioni del premier su fisco e aliquote, deve aver fatto storcere più di un naso tra i colonnelli fedelissimi al presidente del Consiglio. Ma, nella sostanza, il Giornale si è trasformato in qualcosa di più di quella voce del padrone che in tanti, soprattutto l’opposizione, biasimavano in quanto tale.
La feroce campagna contro la minoranza finiana del partito, gli attacchi, anche di cattivo gusto nell’andare a toccare la vita privata, al presidente della Camera, sono da leggere come le modalità di Feltri di non rinunciare ad un proprio, barricadero, spazio di autonomia editoriale, pur costretto com’è, oggi più di prima, a rispondere a interessi ed indicazioni di un certo peso politico.
Anche nel cavalcare i forti dubbi di Berlusconi di concludere accordi separati con il partito di Casini (“Il Pdl al bivio scelga Bossi: Casini è la Prima Repubblica”, titolava ieri la pagina 6 del Giornale) si denota il tentativo di tenere insieme la linea dettata dal premier e, allo stesso tempo, di incidere editorialmente nel dibattito interno al Pdl.
Ovviamente andando contro ai desiderata della finiana Polverini, che nel Lazio abbisogna più che nelle altre regioni dell’appoggio dello scudo crociato, strizzando l’occhio alla Lega, avversario storico dei centristi da quando fu costretta a condividerne le responsabilità di governo tra il 2001 e il 2006.
Più che un utilizzo da parte di Berlusconi del quotidiano di famiglia contro il cofondatore del Pdl, la linea del Giornale sembra incarnare l’ecletticità del proprio direttore, interessato a fornire, a modo proprio, notizie, fare sensazione, compilare un prodotto battagliero e competitivo, attento al numero di copie venduto, che ormai si attesta intorno alle 300 mila unità, ma conscio delle responsabilità derivanti dal dirigere il foglio in assoluto più vicino al presidente del Consiglio (a fianco al titolo citato poco sopra campeggia un più conciliante, seppur assertivo, “L’Udc pronta ad accettare il codice Silvio”).
Interessante anche l’affaire Libero, critico tout court nei confronti del Pdl, accusato di “darsi le martellate”, di “turarsi il naso e acchiappare il Dc”.
L’inserimento di Bechis, intelligente e non conformista ex-direttore del Tempo, tra i vicedirettori del quotidiano, è sintomo che il concorrente diretto del quotidiano di Paolo Berlusconi è deciso a rincorrere il Giornale nel campo in cui Feltri è maestro.
Ma, a ben scavare, l’obiettivo è sempre lo stesso. Vale a dire Fini, che, piuttosto che alimentare con le proprie posizioni, come sarebbe stato giusto ed auspicabile, un dibattito interno alla grande balena azzurra, ha scatenato nei suoi confronti un serrato fuoco di fila.
Belpietro, per esempio, si domanda nei propri editoriali quale sia la vera utilità della fondazione FareFuturo, solidarizzando con Feltri, bersaglio del think thank di finiana osservanza.
E se qualche giorno fa parlavamo di malumori all’interno della dirigenza laziale del partito nei confronti della candidatura dell’ex segretaria dell’Ugl, è proprio di questi giorni il titolo di Libero che sancisce la crescita di una “fronda anti-Polverini”.
Nel suo spaziare a 360° nella critica della gestione di quest’avvio di campagna elettorale del Pdl (e non mancano, a differenza della linea filo-nordista che sembra seguire il Giornale, stilettate ai diktat della Lega, rea di non volere il nome di Berlusconi nel simbolo che accompagnerà i propri candidati Governatori in Veneto e Piemonte) anche il quotidiano di Belpietro sembra tenere nel proprio orizzonte, come ultimo e immancabile bersaglio, il presidente della Camera, colpevole di voler far ingoiare a Berlusconi la minestra riscaldata di un accordo con i centristi.

In sordina Il Secolo d’Italia, vero, seppur quantitativamente marginale, megafono delle istanze di Fini nelle edicole italiane, ed il Tempo, paludato organo di stampa della destra romana, che risponde agli omologhi nordisti ribadendo che “l’importante è vincere, anche con l’Udc”.
Le incrinature, oltre che sulla frattura tra i due cofondatori, si iniziano dunque a muovere anche sul piano territoriale. Anche se il Foglio vede all’orizzonte uno strano asse: quello tra l’ex leader di An ed il campione del nordismo per eccellenza, Giulio Tremonti.
Ma di tutto questo ci occuperemo nei prossimi giorni.

Pietro Salvatori

Commenti

2 Responses to “Giornale e Libero, rivolta contro premier Scoppia ‘battaglia di posizionamento’ Pdl”

  1. Il Baffo Corsaro on gennaio 22nd, 2010 11.08

    Mi chiedevo: ma se l’UDC ha deciso di adottare la linea di allearsi con il probabile vincitore alle varie regionali, e nel Lazio c’è già l’accordo, perché scaldarsi tanto?
    Udc, non Udc…La partita che interessava è presa, perché logorarsi in inutili prese di posizione?! Risposta più plausibile: l’infinita lotta tra Tremonti e Fini, vera minestra riscaldata del centrodestra.
    Comunque Fini da solo – in un altro partito – non correrà mai.

  2. rovians on gennaio 26th, 2010 09.51

    certo questi direttori dovrebbero un pò placare gli animi, ma la loro forza forse sta proprio in questi titoloni ad effetto, che possono apparire attraenti per un certo tipo di lettori, ma a volte disgustosi ed esagerati.

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