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Processo breve, dialogo toghe-governo L’Anm: “Resa dello Stato alla criminalità” Alfano: ‘Mistificano. Cadono le braccia…’

gennaio 21, 2010 di Redazione 

Lo ha detto Pierluigi Bersani: nel passaggio tra il Senato e la Camera ci sono le condizioni perché «si prenda coscienza degli effetti» che l’approvazione definitiva del ddl che limita la durata dei processi avrebbe sulla giustizia e sul Paese. E si cambi direzione. Perché, dice il segretario Democratico, si tratta di una vera e propria «macchia. Il Pdl ci ripensi». Presa di coscienza che, oltre che con le parole di Bersani, comincia con le dure critiche dei magistrati al provvedimento. Il ministro della Giustizia, che in mattinata aveva aperto alle toghe rassicurando circa la volontà del governo di rispettare l’indipendenza della magistratura, torna sui suoi passi. E lo scontro tra politica e giustizia va avanti. La necessità di un passo indietro, da parte di tutti, non sarà certamente soddisfatta in sede di discussione su un ddl come quello sul processo breve del cui “giorno dopo” ci racconta Stefano Catone.

Nella foto, il ministro della Giustizia Angelino Alfano

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di Stefano CATONE

Ieri l’approvazione, al Senato, del disegno di legge sul processo breve. Oggi le reazioni. Duro l’Anm, che con il segretario Giuseppe Cascini parla di “resa dello Stato di fronte alla criminalità” e di “messa in discussione delle fondamenta dello Stato democratico”. Secondo il comitato di coordinamento tra magistrature e avvocatura di Stato la legge sul processo breve si tradurrà in “un’amnistia di fatto per i reati commessi prima del 2 maggio 2006: sono destinati all’immediata estinzione i reati contestati per i crac Cirio e Parmalat, per le scalate ad Antonveneta e Bnl, per la vicenda Eni-Power, per le morti bianche alla Thyssen e quelle da amianto”.

“Mi cadono le braccia: una cosa è che talune affermazioni giungano dall’opposizione, ben altra cosa è che a pronunciarle siano i rappresentanti della magistratura”: a stretto giro di posta il Guardasigilli, Angelino Alfano, commenta le parole di Cascini. Si tratta di “plateali mistificazioni”, per il ministro della Giustizia, che nel pomeriggio aveva rassicurato le toghe circa il rispetto, da parte del Governo, del principio dell’indipendenza della magistratura. La quale, tuttavia, “deve applicare le leggi proprio perché soggetta alle leggi del Parlamento”.

Ha fatto notizia la linea, dura, ferma, tenuta dal Partito Democratico. Oggi Pier Luigi Bersani rincara la dose: il ddl sul processo breve è una “macchia indelebile”, anche perché configura un “palese tema di discriminazione”, ovvero va a vantaggio di alcuni cittadini, imputati, mentre altri, vittime di possibili reati, non vedranno i loro processi andare a sentenza. E dunque non avranno giustizia.

Anche Roberto Saviano conferma il suo parere negativo: “La lentezza della macchina giudiziaria italiana è scandalosa, ancor più per un Paese che si definisce democratico. Prioritario e giusto velocizzarla. Ma rendendola più efficiente, mettendola in grado di funzionare. Non si può pensare di velocizzare a discapito di chi cerca giustizia”.

Stefano Catone

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