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Il dibattito. La strategia culturale di Berlusconi di Paolo Guzzanti

gennaio 21, 2010 di Redazione 

Dopo l’uscita del suo ultimo edito- riale in cui teorizzava l’esistenza di una egemonia culturale della maggioranza, fatta di «gossip, chirugia estetica, umiliazione dell’intelligenza, dell’indipendenza, della cultura» i nostri lettori si sono divisi tra chi sosteneva che il presidente del Consiglio avesse appositamente concepito questa strategia, con le tv, per «creare una generazione di italiani rincoglioniti e di facile cattura, una specie di allevamento di quaglie» (leggerete nel pezzo di og- gi) da irretire elettoralmente e chi invece lo negava. Abbiamo allora chiesto, per voi, all’ex vicedirettore de “il Giornale” e deputato del Partito Liberale italiano di dire la sua. «E’ una questione di lana caprina, il vero punto è la condizione in cui si trova oggi il Paese», è stata la risposta di getto di Guzzanti. Poi il grande intellettuale liberale ha ugualmente accettato di tornare sul tema e di rispondere, per il giornale della politica italiana e i propri lettori, alla domanda. Così. (Chi volesse partecipare al dibattito può scriverci a ilpolitico.it@gmail.com o al nostro profilo Facebook, Redazione Il Politicoit. Pubblicheremo una sele- zione degli interventi più significativi).

Nella foto, Paolo Guzzanti

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di PAOLO GUZZANTI

E’ nato prima il degrado degli italiani, o prima la fusione televisiva fra Rai e Mediaset determinata dal premier? Ci fu o non ci fu complotto? Io non credo ai complotti (e talvolta faccio male quando si tratta di roba Ka-ghe-bbina), ma i fatti sono fatti. Ed ecco quel che a me sembra e che non credo possa smentirsi.

Come ho scritto altre volte, quando vivevo quattordici anni fa a New York e col satellitare facevo zapping su tutte le televisioni, arrivavo invariabilmente a una stazione che poteva essere soltanto o la Rai o la televisione colombiana: lustrini e paillettes, cosce tette e culi, quiz e ruote della fortuna, idioti e mignottelle.
Non ti sbagliavi: era l’Italia. Persino la Colombia alla fine trasmetteva materiali interessanti ed evoluti. (Naturalmente la Rai ha trasmesso MOLTISSIMI programmi di qualità, anche se sempre di meno, ma all’estero venivano censurati).
E non c’era allora ancora al potere SB e dunque non era colpa sua.
E tuttavia…

Intanto gli italiani hanno disimparato l’italiano, e gli scritti in rete spesso mostrano errori imperdonabili di sintassi, di ortografia, di grammatica, di consecutio temporum e logica. Di destra e di sinistra. Isterie, ignoranza, arroganza, wikipedia al posto della conoscenza, merda, merda e merda. Questa Italia non somiglia più al paese d’eccellenza in cui sono nato e cresciuto e non somiglia alla mia Francia, alla mia Inghilterra e ai miei Stati Uniti i cui abitanti leggono 2,3 libri più degli italiani e in cui la cultura storica, filosofica, musicale, delle libere arti, della letteratura e del cinema sono milioni di anni luce avanti all’Italia che non ha più uno scrittore vero di fama mondiale, né un cineasta, né una canzone, una musica, un’opera architettonica, salvo le individuali eccellenze personali come quella di Renzo Piano.
Tutto è morto o moribondo, e nella poesia abbiamo le poesie di Sandro Bondi che, giustamente, vengono prese sul serio.

Che cosa è accaduto in televisione sotto la direzione di Saccà in Rai (un mio vecchio amico socialista che conosco come le mie tasche e con cui ho condiviso larghe porzioni della mia vita) è stato evidente e perfettamente ricavabile ANCHE (ma non soltanto) dalle famose intercettazioni le quali dimostrano che man mano si è formato un unico gruppo dirigente Rai-Mediaset, intercambiabile fra le due aziende (una di Stato, pubblica per un servizio pubblico e l’altra privata per una tv commerciale basata sulla bassa qualità, l’alto generalismo e il conseguente forte gettito pubblicitario) che ha scambiato non soltanto gli uomini, ma i programmi. E poi i palinsesti, gli orari per non darsi fastidio a vicenda e in questo modo hanno integrato un servizio pubblico con un servizio commerciale, uccidendo il primo a favore del secondo.

La conseguenza è stata una caduta a picco di tutte quelle qualità della tv pubblica che la rendevano diversa e superiore rispetto alla commerciale e una caduta verticale dei gusti del pubblico i quali si adeguano all’offerta e non hanno strumenti per esprimere una domanda di qualità.
Nei paesi civili l’offerta è di qualità e la domanda si adegua, da noi l’offerta è demenziale e gli italiani diventano demenziali. Prima di SB ciò avveniva casualmente, ora avviene in maniera strutturata.

Ma allora: questa strutturazione ha anche un risvolto di natura politica, o no?
La questione è appunto di lana caprina: i berlusconiani negano urlando e strappandosi le vesti, gli antiberlusconiani affermano urlando e stracciandosi le vesti.
Io non urlo, non mi straccio le vesti e guardo il malato, l’Italia, e vedo quel che le è successo.
E’ stato fatto apposta?
Certamente sì, e almeno per motivi commerciali, per creare un unico monopolio Rai-Mediaset.
Poi, la domanda se SB ci ha inzuppato il biscottone per creare una generazione di italiani rincoglioniti e di facile cattura, una specie di allevamento di quaglie, questo è indimostrabile, ma è francamente ipotizzabile, ma quel che invece è sicuro è che certamente SB NON HA FATTO nulla per impedire che ciò accadesse, malgrado che proprio IO mille volte lo abbia personalmente supplicato di non farlo, chiedendogli di usare gli strumenti a sua disposizione come strumenti di cultura popolare liberale, cioè svincolati dall’egemonia della sinistra, come RaiTre, ma di altissimo profilo e qualità.
La sua risposta, implicita, è stata una pernacchia.
Non a me, ma al popolo italiano.

SB ha tradito l’Italia liberale e io, come sapete, mi considero un servitore dell’Italia liberale.

PAOLO GUZZANTI

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