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Americani non apprezzano “loro” riforma Nel seggio di Ted vince un repubblicano FOTO: Barack “a consiglio” da Kennedy

gennaio 20, 2010 di Redazione 

Non accadeva da cinquant’anni, da quando era stato eletto per la prima volta – per poi essere riconfermato ininterrottamente – il fratello del presidente assassinato, morto l’estate scorsa scorsa. Kennedy che è stato tra i principali ispiratori di quella copertura universale sul piano sanitario che Obama sembrava essere riuscito a strappare al Congresso. Ma manca il voto definitivo e la vittoria di Brown nel Massachusetts priva i Democratici della maggioranza qualificata di 60 senatori su 100 che avrebbe evitato l’ostruzionismo dell’opposizione. I tempi di approvazione del provvedimento si dilatano, e all’orizzonte ci sono delle elezioni di mid-term che potrebbero riconsegnare la maggioranza al Grand Old Party. Ci racconta tutto Stefano Catone.           

Nella foto, Barack Obama e Ted Kennedy: dopo la sconfitta nel “suo” Massachusetts è come se il presidente nero chiedesse consiglio al senatore morto nel 2009, vero padre di quella riforma della sanità oggi di nuovo a rischio

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di Stefano CATONE

Today is the day.

Era l’oggetto della e-mail che il Presidente Obama ha inviato agli aderenti al sito barackobama.com – Organizing for America, invitandoli a recarsi alle urne. Il passaggio era cruciale, e i democratici non ce l’hanno fatta a confermare quello che era il seggio di Ted Kennedy, passato ora nelle mani del repubblicano Scott Brown, che con il 52% dei voti – e uno scarto di circa centodiecimila voti – ha sconfitto la democratica Martha Coakley. Il risultato è stato tutt’altro che scontato dato che il Massachusetts non eleggeva un senatore repubblicano da cinquant’anni.

A prescindere dai risvolti simbolici e di immagine di quello che è apparso come un referendum sull’operato del Presidente (esattamente un anno fa Barack Obama si insediava – trionfalmente – alla Casa Bianca), le conseguenze di questo voto ricadranno inevitabilmente sul piano politico. I Democratici si vedranno privati della maggioranza di 60 seggi su 100 al Senato, una maggioranza “blindata” che, limitando le possibilità di ostruzionismo, avrebbe permesso di affrontare la sfida della riforma sanitaria su un campo favorevole.

Considerato che Obama, sia durante la campagna elettorale che durante questo primo anno di mandato, ha fatto della riforma sanitaria la sua mission, costruendo attorno ad essa l’ampio consenso di cui ha goduto, il voto del Massachusetts non può che proiettare lunghe ombre sulla popolarità di un Presidente che un anno fa, complice il suo predecessore, era riuscito a regalare un sogno agli Americani ed al mondo intero.

Se quindi riconosciamo che, oggi, la riforma sanitaria è messa ancor a più dura prova, l’amministrazione Obama dovrà necessariamente reinventarsi se non vuole cominciare, in maniera assolutamente prematura ed imprevista, il suo declino. Cambiare le persone, ma soprattutto cambiare agenda, (ri)considerare problemi di altra natura e sognare il cambiamento esplorando campi che, al momento, sono rimasti sullo sfondo. Su tutti risaltano una migliore regolamentazione della finanza e del mercato, e una politica estera che, al di là dei proclami, finora non è stata incisiva quanto ci si aspettava.

Il risultato in Massachusetts potrà apparire ancor più minaccioso se questo cambio di rotta non avverrà immediatamente, lasciando ai Repubblicani lo spazio necessario per ripartire da qui nel costruire la campagna elettorale in vista delle elezioni di metà mandato.

Stefano Catone

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