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L’editoriale. Radicali rinuncino a rimborsi elettorali di A. Torchiaro

gennaio 20, 2010 di Redazione 

Il «regime partitocratico» denuncia- to da Bonino e Pannella si regge su un sistema di finanziamento (lecito) ai partiti che prevede, tra l’altro, che chi corre alle elezioni abbia accesso ad un rimborso. Niente di male, di base: la politica non è un costo e ha i suoi costi. Il piccolo problema è che, come già per i “centri di spesa” a livello locale, questi “costi” crescono. Crescono oltre la misura necessaria, al punto che nel 2005, a fronte di 80 milioni di euro spesi dall’insieme dei candidati, lo Stato rimborsò alle liste oltre 200 milioni di euro. I Radicali sono intrinseca- mente estranei a tutto questo. Che contestano. E siamo sicuri che, qualora venissero eletti, Emma in Lazio, Pannella in Campania e Cappato in Lombar- dia farebbero in modo che a livello amministrativo gli sprechi venissero ridotti di molto. Perché, allora, non cominciare rinunciando a tutti o ad una parte dei rimborsi elettorali previsti per la partitocrazia? Il giornale della politica italiana, con il suo editorialista e volto di Red, pone la questione e sfida Bonino e Pannella ad una risposta su questo tema. Sentiamo.

Nella foto, Emma Bonino

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di ALDO TORCHIARO

Non si possono non apprezzare le personalità messe in campo dai radicali. Originali, brillanti, spesso dotate di grande capacità comunicativa. E fuori dagli schemi, senza dubbio, come il segretario Pd, Bersani, ha detto di Emma Bonino. E’ la scuola di Marco Pannella, un outsider del sistema capace di andare da Leonardo Sciascia a Luca Coscioni passando per Ilona Staller. Caso unico e straordinario della politica contemporanea, è apprezzato più all’estero che in patria, come dimostra il corso monografico tenuto alla London School of Economics dallo storico Donald Sassoon. Poco di cui stupirsi: la dimensione globale in cui da sempre si inquadra l’agire dei pannelliani precorre, già da trent’anni, i tempi. Ma oggi l’epifenomeno radicale si trova, nel fare i conti con le elezioni regionali, davanti ad un paradosso. Il regionalismo all’italiana si traduce in piccoli, grandi centri di spesa. Spesa pubblica che si disperde in rivoli che hanno a che fare, il più delle volte, con la sanità delle cliniche, con l’assistenza non solo agli aventi diritto ma agli aventi clientela. Su questa trincea sono scivolati in molti, tra governatori e assessori, di destra e di sinistra, del nord e del sud. Adesso che i radicali corrono per le regionali con le loro liste, e che non nascondono l’ambizione di governare questo sistema, si pone un tema legato alla loro stessa natura. Un tema fondativo dell’essere e dell’agire radicale. Emma Bonino nel Lazio, Marco Cappato in Lombardia e Marco Pannella in Campania come si comporterebbero davanti all’autonomia con cifre mostruose dei centri di spesa regionali? Con quali differenze rispetto agli altri assegnerebbero gli appalti sulla sanità? Domande retoriche che già prevedono le risposte degli interessati. E allora, anche in previsione di una tornata elettorale che sembra arridere a Pannella, Bonino e Cappato, chiediamo loro un’altra cosa. Rispetto alla frastornante quantità di denaro che finanzia i partiti che corrono alle regionali, come si comporteranno i nostri? La cifra d’affari che riguarda i rimborsi elettorali è imbarazzante. Nel 2005, a fronte di 80 milioni di euro spesi dall’insieme dei candidati, lo Stato rimborsò alle liste oltre 200 milioni di euro. Quest’anno andrà peggio, per noi contribuenti, a tutto vantaggio dei partiti. Radicali inclusi. A meno che non vogliano raccogliere la sfida della coerenza con la diversità che li identifica da sempre. I radicali rinunceranno ai rimborsi elettorali?

ALDO TORCHIARO

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