Top

Diario politico. Ufficiale: si sta svegliando il Pd. «Il processo breve? Uno scempio»

gennaio 20, 2010 di Redazione 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La firma, stasera, è di Ginevra Baffigo. Al Senato si discute del provvedimento che limita i tempi dei processi, compresi quelli passati, mandando di fatto al “macero” decine di procedimenti. I Democratici non solo non tentennano nell’opporre il loro “no”, ma danno vita ad una forma di protesta che dal singolare assume i caratteri di una rinascita. Come un mantra, ogni senatore che risponde ad Anna Finocchiaro legge prima il testo del pronunciamento della Corte europea dei diritti umani che respinge il ricordo presentato da Cesare Previti sulle presunte (e ora negate) violazioni subite nel corso del processo Imi-Sir; poi una dichiarazione con il “messaggio” da cui il titolo. Una reazione imprevista, un colpo di reni del Partito Democratico che già le scorse settimane aveva dato segni di risveglio. Un ritorno sugli scudi confermato dalla performance di Bersani a “Ballarò”. Nel diario, poi, le celebrazioni a Palazzo Madama per Craxi e di Napolitano per Borsellino (avrebbe compiuto settant’anni) e il messaggio del capo dello Stato ai magistrati impegnati nella lotta contro l’ndrangheta. Il racconto.

Nella foto, il segretario Democratico Pierluigi Bersani

-

di Ginevra BAFFIGO

“La maggioranza si accinge ad un ulteriore, devastante passaggio del suo cinico progetto di disarticolazione della giustizia italiana”. Il ‘devastante passaggio’ sarebbe, a detta dei senatori Pd, il ddl sul processo breve, oggetto dell’incandescente seduta che oggi si è tenuta a Palazzo Madama. Il Senato dovrà esprimersi definitivamente domani con il voto in diretta tv, poi il testo potrà seguire il suo iter alla Camera. Intanto però a fronte del pochissimo tempo rimasto per la discussione del testo, il Pd ha deciso di mettere in atto una protesta: i parlamentari Democratici cominciando leggendo, tutti quanti, una fotocopia del pronunciamento della Corte Europea dei diritti umani su Cesare Previti (il cui ricorso, presentato nel 2006, è stato infine dichiarato inammissibile) come premessa dell’attuale provvedimento in esame, “scempio per la giustizia italiana”.
Bastano poche letture per suscitare la reazione del presidente Schifani: “Basta con interventi da semi-ostruzionismo. D’ora in poi prendete la parola per parlare del merito”. Ma i Democratici non demordono, proseguono. Come un mantra nell’aula risuonano in un’eco continua queste parole: “Mentre questa maggioranza – tristemente ridotta al rango di mera esecutrice di ordini – parla di dialogo, rifiuta con cocciuta e inquietante determinazione ogni ipotesi di miglioramento del testo in discussione, rendendo drammaticamente trasparenti le vere ragioni del suo procedere. Vi è uno scenario che si intravede, alla fine di questo percorso. Questo scenario è, nè più nè meno, che lo scempio della giustizia italiana. Lasciatemelo ripetere: lo scempio della giustizia italiana. Di questo scempio vi assumete davanti al Paese tutta la responsabilità, politica e morale”.
Il presidente dei senatori Pd, Anna Finocchiaro, contrariata dal richiamo di Schifani ribadisce le ragioni del gruppo: “Il Pd sta mettendo in atto in aula una singolare forma di protesta perché nel pochissimo tempo che ci è rimasto, vogliamo portare a conoscenza degli italiani e delle italiane lo scempio che questo provvedimento sul processo breve recherà alla giustizia. Centinaia di migliaia di processi andranno al macero, centinaia di migliaia di persone vedranno negarsi la giustizia”. Le parole non sono però servite a bloccare un nuovo emendamento: per quanto concerne la Corte dei Conti, trascorsi 3 anni dall’atto di citazione in caso di mancata emissione del giudizio di primo grado, il processo verrà estinto, e basteranno 2 anni in caso di appello. Le contestazioni non sono tardate, così come la replica del relatore, Giuseppe Valentino: “Varrà soltanto per i processi futuri”. L’Idv non ne è stata affatto rassicurata ed in linea con le proteste del Pd ha deciso di presidiare gli scranni della presidenza. E dalla Camera Di Pietro è minaccioso: “Non ci saranno sconti” e invita i cittadini “alla ribellione”.

E Schifani celebra Craxi. E’ infine giunta la tanto attesa, e discussa, cerimonia per il decennale della della morte di Bettino Craxi. La polemica con cui si è inaugurata questa nuova decade sembra però non placarsi neppure in questo martedì, che per taluni è giorno di lutto. “Craxi era un uomo che sapeva decidere” e “con il suo governo, eccezionale già per la sua durata, dal 1983 al 1987, seppe restituire centralità e autorevolezza a Palazzo Chigi”, ricorda nella Biblioteca del Senato Renato Schifani. “Ruppe le gabbie del consociativismo. Il famoso decreto di San Valentino del 14 febbraio 1984 aprì la via a una vera politica dei redditi”. Il numero uno di Palazzo Madama sembra dimenticare Tangentopoli, ma poi vi giunge senza entrare nel merito: “Gli anni trascorsi ci consentono un giudizio storico più sereno e obiettivo. A ciascuno di noi il compito di riflettere su Craxi e su una stagione drammatica. Per lui non ci furono sconti, ha pagato più di ogni altro colpe che erano dell’intero sistema politico dell’epoca. Fu una vittima sacrificale”. La platea è gremita delle più alte cariche dello Stato: Berlusconi, la seconda generazione Craxi, i ministri Frattini, Bondi, Brunetta e l’ex ministro Gianni De Michelis, ed illustri esponenti dell’opposizione come Anna Finocchiaro, che però lascia il convegno dopo l’apertura di Schifani. Dopo, è il turno di Stefania Craxi, per la quale la lettera del Quirinale “restituisce a Craxi i suoi meriti e apre la via ad una pacificazione nazionale, che è un auspicio sia di Napolitano sia nostro. I provocatori sono rimasti una minoranza. Mio padre fa parte della storia positiva della nostra Repubblica”. Non sembrano pensarla in questi termini i militanti dell’Idv e della sinistra radicale, che in poche ore hanno organizzato un sit-in proprio davanti al Senato. Dalla Camera fa loro eco il perseverante Di Pietro, che critica senza mezzi termini “gli osanna a un delinquente latitante” e sul suo blog si rivolge al presidente della Repubblica: “Dissento rispettosamente, ma totalmente dalla sua lettera alla famiglia Craxi”. Poi il leader dell’Idv dà testimonianza di quanto sia complesso quel capitolo della nostra storia: se c’è chi ricorda con riconoscenza il leader socialista, per un’altra parte d’Italia come dice Di Pietro “non si sta dando una lettura più serena di quegli anni ma più falsa e distorta. Per questo noi oggi siamo andati a deporre un mazzo di fiori sulla tomba del papà di Sonia Alfano, che è stato ucciso perché combatteva i delinquenti”. Fra i presenti allla commemorazione anche l’ex governatore dell’Abruzzo Del Turco, finito in carcere per tangenti, che qui ha trovato l’abbraccio di Berlusconi e le sue parole solidali: “Ho sofferto per te”.

Napolitano contro le mafie. “La ‘ndrangheta è “un’organizzazione criminale insidiosa”, la “più insidiosa del mondo”. Per questo occorre sostenere quei magistrati che la combattono “in prima persona”, allo scopo di portare a casa “quegli stessi successi ottenuti in Sicilia”. Queste le parole pronunciate dal capo dello Stato in occasione dell’incontro al Quirinale con la Fondazione Borsellino, nel settantesimo anniversario della nascita del magistrato.
Napolitano entra nel dettaglio e sollecita un’assidua e più sistematica applicazione della legge Rognoni-La Torre, ovvero quella che regola i sequestri dei beni delle cosche. “So che in Calabria c’è un problema irrisolto di gestione dei beni confiscati alla mafia – riporta il presidente – Il rischio che i beni confiscati possano essere lasciati degradare colpisce molto. Significherebbe negare la battaglia che si è fatta. Bisogna trovare una soluzione”. Nel porsi questo nuovo, ambizioso traguardo, Napolitano non dimentica di riconoscere quel che è stato fatto, con il lavoro e talvolta a prezzo della vita, dagli uomini di Stato impegnati in terre di mafia: “L’impegno che stanno portando avanti i magistrati, gli operatori con un lavoro altamente meritorio. Si potrebbero fare tanti nomi di magistrati (Chinnici, Terranova), di uomini politici (La Torre, Piersanti Mattarella), di agenti di polizia e dei carabinieri che hanno perduto la loro vita restando vittime della mafia”. Quanto alla Fondazione, Napolitano ne celebra l’operato: “Voi state svolgendo un lavoro straordinario per mantenere la memoria, uno sforzo davvero importante”. “Insieme – prosegue il presidente – abbiamo vissuto momenti tragici e tormentosi del cammino della democrazia in Italia”, ma ora tutti sono chiamati a dare “ogni possibile sostegno per vincere una battaglia non ancora del tutto vinta”.

Ginevra Baffigo

Commenti

Commenti chiusi.

Bottom