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Strano caso degli ex Psi oggi al governo Si può essere socialisti e stare a destra?

gennaio 19, 2010 di Redazione 

Brunetta, Sacconi, Cicchitto. Ma anche Bonaiuti e Giulio Tremonti. Socialisti di ieri, qualcuno dice: ancora oggi. Ministri (o autorevoli esponenti) dell’esecutivo e della maggioranza più a destra nella storia della Repubblica. Una contraddizione, più o meno apparente, che il giornale della politica italiana prova oggi a spiegare. Senza false certezze, e of- frendo sin da ora ai diretti protagonisti la possibilità, su questa stessa tribuna, di replicare, circostanziare, farci capire. Meglio. Buona politica con il Politico.it.

Nella foto, da sinistra, Tremonti, Sacconi e Brunetta: i ministri ex(?) socialisti confabulano

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Conclusa la settimana di celebrazioni, strumentalizzazioni, più o meno onesti ragionamenti storico-politici sulla figura di Bettino Craxi, una domanda, prettamente politica, e quindi di nostro interesse, resta sul tavolo: accertato che l’ex presidente del Consiglio era un uomo di sinistra, e che il suo Psi stava a sinistra senza se e senza ma, com’è possibile che una pattuglia di ex sodali e socialisti di allora stia oggi nella maggioranza più a destra della storia della Repubblica?

La prima considerazione da fare è che lo schieramento politico italiano è cambiato completamente: non ci sono più, appunto, le forze della Prima Repubblica ma anche la disposizione di formazioni tra sinistra, destra e centro è cambiata. «La Democrazia Cristiana era uno strano animale – scrive Michele Salvati – aveva una classe dirigente di sinistra e un elettorato che oggi si rivela di destra». In quegli anni, complice probabilmente la spinta democratica e anti-conservatrice del dopoguerra, la politica italiana aveva due partiti e tre quarti di un altro a sinistra, e quasi il vuoto a destra. Ne consegue che anche persone intimamente portate a riconoscersi in valori della destra, in un clima culturale che rendeva obbligatoria questa scelta, non potessero che ritrovarsi in partiti di centrosinistra. Quelli in cui, magari, quei valori in cui intimamente sentivano di riconoscersi – o si sarebbero riconosciuti in seguito, quando fosse stato possibile per l’avvento di una rappresentanza e per il cambio di clima culturale – erano, seppure in nuce, più rappresentati.

La seconda considerazione da fare riguarda, conseguentemente, il Psi di Bettino Craxi. Sinistra, senza dubbio. Socialismo e socialdemocrazia. Ma anche un riconoscimento, da parte di Bettino, della destra storica italiana. Lo sdoganamento democratico dell’Msi. Il fascino che qualcuno dice Craxi avvertisse nei confronti della figura di Mussolini. E, in ogni caso, come testimonia la figlia Stefania e come lo stesso Craxi ebbe modo di raccontare nel momento della rivendicazione e del ricordo, nei giorni della latitanza, Bettino – forse complice anche il suo anticomunismo – anticipò due successivi moti culturali tutti necessariamente intestini alla sinistra italiana: la “revisione” della storia della Resistenza, oggi “guidata”, a sinistra, da Giampaolo Pansa, con la condanna, giusta, degli eccidi e delle vendette successivi alla fine della guerra da parte di italiani liberi nei confronti dei fascisti, oltre che dell’«infamia», come ebbe modo a definirla lui stesso, dell’esposizione dei cadaveri di Mussolini e della Petacci in piazzale Loreto. E la “concessione” della pietà umana nei confronti dei caduti di Salò, a cui oggi fanno seguito anche autorevoli esponenti della sinistra post-comunista, come Luciano Violante.

Insomma: Craxi, pur restando assolutamente di sinistra, era un’icona già negli anni ottanta molto indipendente nella sinistra italiana, e in qualche modo anticipava, dentro di sé, riunioni e avvicinamenti che si sarebbero verificati, nella nostra politica, e a destra, solo quindici, vent’anni più tardi.
In più, la spregiudicatezza politica, il “socialismo da bere” sono specificità che possono avere coagulato intorno ad una figura e ad un partito di sinistra – grazie alla precondizione della mancanza di alternative a destra, di cui abbiamo detto – personaggi che si sarebbero potuti riconoscere in un successivo centrodestra.

Fin qui le ragioni per cui persone intimamente di destra possono essere state a sinistra, e socialiste, negli anni di Craxi. Ma naturalmente questo schema non vale per tutti. Per qualcuno, al contrario, possono essere prevalse le ragioni di un anticomunismo e di una competizione con gli ex comunisti per cui, ex post, non ci si poteva ritrovare con loro in un nuovo centrosinistra. Una competizione rafforzata, magari, dall’atteggiamento avuto da alcuni esponenti di quella storia politica ieri e oggi nei confronti della degenerazione giudiziaria del craxismo e dei suoi protagonisti. Tanto più che l’”occasione” della scelta della destra o della sinistra con l’avvento di un primo bipolarismo si verifica nel ’94, cioè con le ferite di Tangentopoli ancora apertissime e in più con quella storia politica destinata, grazie allo sconquasso dei partiti della Prima Repubblica, evoluzione del Pci a parte, ad avere un ruolo egemone in quel nuovo e nascente centrosinistra.

Infine, fa notare Giovanni Pini, una ragione che, anch’essa, si sovrappone all’anticomunismo e all’inimicizia politica nei confronti degli ex esponenti del Pci o che, meglio, contribuisce a sostanziarli e a giustificarli: Craxi era un innovatore, un liberale vero, e chi si riconoscesse in lui non può stare da una parte che pratica ancora la conservazione, seppure di sinistra, e magari è approdato solo qualche anno dopo ad un liberalismo compiuto.

Insomma, qualcuno era socialista davvero ma non poteva accodarsi ai neo-socialisti, qualcun altro forse non lo era del tutto. Tra i primi, la gran parte sono tornati a casa, nella metà di sinistra dello schieramento politico italiano. Gli altri sono oggi ministri della Repubblica con Berlusconi. Che, dal par suo, ha senz’altro avuto un effetto catalizzatore: come amico di Craxi e suo (apparente, e in molti casi effettivo) erede politico, per la sua leadership clamorosa che, anche attraverso il canale di rapporti personali e politici preesistenti, può avere coagulato intorno a sé figure che magari non avevano esattamente le sue stesse idee, come avvenuto poi anche con altri transfughi politici negli anni successivi.
Il collante del potere come chiave di lettura della presenza dei socialisti di ieri nel governo più a destra nella storia della Repubblica? In parte, forse. Di certo, c’è che non si può essere davvero socialisti e stare contemporaneamente con chi, legittimamente, pratica l’opposto.

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