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Diario politico. Craxi, Napolitano scrive alla famiglia: “Subì durezza senza eguali”

gennaio 18, 2010 di Redazione 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La prima firma è Carmine Finelli. Il presidente della Repubblica nel decennale della morte: «Lasciò un’impronta incancellabile, tra luci ed ombre». La figlia Stefania: «Verso una riconciliazione che auspico». Oggi è anche il giorno in cui riparte il processo Mediaset nei confronti del presidente del Consiglio. Ghedini chiede il rinvio sulla base della sentenza della Consulta per la quale la maggioranza scelse di soprassedere, giorni fa, sul decreto blocca-processi; i giudici di Milano lo negano. Arriva intanto l’ufficializzazione della candidatura Pdl alla presidenza della Regione Campania: e Stefano Caldoro, ex ministro per l’Attuazione del programma nel Berlusconi ter, se la vedrà presumibilmente col Democratico De Luca. In pista, come anticipato dal nostro giornale, anche Marco Pannella per Radicali e socialisti riuniti in una nuova lista. Il racconto.           

Nella foto, Bettino Craxi

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di Carmine FINELLI

Nella “giornata più triste” dell’anno, si commemora la scomparsa di Bettino Craxi. A farlo è il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. E riparte anche il processo Mediaset al presidente del Consiglio.
Napolitano ha voluto condividere, in un messaggio alla famiglia, il suo ricordo personale di Bettino Craxi. “Voglio esprimere la mia vicinanza personale in un momento che è per voi di particolare tristezza, nel ricordo di vicende conclusesi tragicamente”. Lo scrive la prima carica dello stato, in una lettera inviata alla signora Anna Craxi, in occasione del decennale della morte del leader socialista. “Non dimentico – si legge nella lettera – il rapporto che fin dagli anni ’70 ebbi con lui per il ruolo che allora svolgevo nella vita politica e parlamentare. Si trattò di un rapporto franco e leale, nel dissenso e nel consenso che segnavano le nostre discussioni e le nostre relazioni anche sul piano istituzionale. E non dimentico quel che Bettino Craxi, giunto alla guida del Partito Socialista Italiano, rappresentò come protagonista del confronto nella sinistra italiana ed europea. Ma non è su ciò che oggi posso e intendo tornare. Per la funzione che esercito al vertice dello Stato, mi pongo, cara Signora – spiega Napolitano – dal solo punto di vista dell’interesse delle istituzioni repubblicane, che suggerisce di cogliere anche l’occasione di una ricorrenza carica – oltre che di dolorose memorie personali – di diversi e controversi significati storici, per favorire una più serena e condivisa considerazione del difficile cammino della democrazia italiana nel primo cinquantennio repubblicano”.
Nel messaggio, Giorgio Napolitano parla del leader socialista negli anni di Tangentopoli: “L’onorevole Craxi, dimessosi da segretario del PSI, fu investito da molteplici contestazioni di reato. Senza mettere in questione l’esito dei procedimenti che lo riguardarono, è un fatto che il peso della responsabilità per i fenomeni degenerativi ammessi e denunciati in termini generali e politici dal leader socialista era caduto con durezza senza eguali sulla sua persona. È stato parte di quel cammino – continua il capo dello Stato – l’esplodere della crisi del sistema dei partiti che aveva retto fino ai primi anni ’90 lo svolgimento della dialettica politica e di governo nel quadro della Costituzione. E ne è stato parte il susseguirsi, in un drammatico biennio, di indagini giudiziarie e di processi, che condussero, tra l’altro, all’incriminazione e ad una duplice condanna definitiva in sede penale dell’onorevole Bettino Craxi, già presidente del Consiglio dal 1983 al 1987. Fino all’epilogo, il cui ricordo è ancora motivo di turbamento, della malattia e della morte in solitudine, lontano dall’Italia, dell’ex presidente del Consiglio, dopo che egli decise di lasciare il paese mentre erano ancora in pieno svolgimento i procedimenti giudiziari nei suoi confronti. Si è trattato, credo di dover dire, di aspetti tragici della storia politica e istituzionale della nostra Repubblica, che impongono ricostruzioni non sommarie e unilaterali di almeno un quindicennio di vita pubblica italiana. Non può dunque venir sacrificata al solo discorso sulle responsabilità dell’onorevole Craxi sanzionate per via giudiziaria la considerazione complessiva della sua figura di leader politico – conclude Napolitano – e di uomo di governo impegnato nella guida dell’esecutivo e nella rappresentanza dell’Italia sul terreno delle relazioni internazionali. Il nostro Stato democratico non può consentirsi distorsioni e rimozioni del genere…”.
Non sono mancate le reazioni al messaggio di Napolitano. Stefania Craxi, figlia del leader socialista: “Apprezzo il sereno messaggio del capo dello Stato, volto a promuovere quella pacificazione generale che è anche nelle mie speranze”. Più duro il giudizio espresso dal dipietrista Massimo Donadi: “Quelle del Capo dello Stato mi sembrano affermazioni del tipo della Sibilla cumana che cambia il suo senso a seconda di come si mettono le virgole”. Paolo Ferrero, invece: “Non condivido il giudizio dato su Bettino Craxi dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano”.

Processo a Berlusconi, niente rinvio. Con una lettera inviata ai giudici del Tribunale di Milano che si occupano del processo sui diritti tv di Mediaset, Berlusconi spiega di non poter presenziare in aula “a causa di impegni sopravvenuti”, nonostante avesse assicurato la sua partecipazione. In poche righe, il premier afferma anche di avere l’intenzione di rendere dichiarazioni. Silvio Berlusconi, comunque, acconsente a che si proceda in sua assenza dal momento che i difensori gli hanno detto che l’udienza riguarda solo questioni procedurali. Nella lettera, il Cavaliere fa riferimento anche al fatto che i giudici hanno preso la decisione di procedere con l’esame degli imputati nonostante non sia ancora esaurita la fase testimoniale. Difatti, ci sarebbero ancora da sentire dei testimoni raggiunti da una rogatoria a Montecarlo che però era finita per un errore al giudice sbagliato. Questa mattina, però, il presidente del collegio ha annunciato che la rogatoria è stata riavviata e che i testimoni potrebbero essere sentiti il 22 marzo. Le autorità di Montecarlo stanno operando le verifiche sul territorio monegasco per capire se le persone da sentire si trovino ancora nel principato oppure no.
Intanto a Milano, Niccolò Ghedini, uno dei difensori di Berlusconi, ha chiesto la riapertura dei termini per valutare l’eventualità di ricorso al rito abbreviato. La richiesta si basa sulla scorta della ormai nota sentenza della Corte Costituzionale nella quale si giudicano parzialmente illegittimi gli articoli 517 e 516 del codice di procedura penale nella parte in cui non è consentito il rito abbreviato in presenza di contestazioni suppletive in dibattimento. Il pm Fabio De Pasquale, dopo la richiesta dei legali di Berlusconi, spiega in aula che la contestazione suppletiva formulata in dibattimento “non è tardiva”. Non lo sarebbe perché “è basata su fatti nuovi, che emersero da una consulenza di Kpmg del 18 luglio del 2006″.
La richiesta di Ghedini ha però costretto i giudici a riunirsi in camera di consiglio per decidere se concedere o meno il rito abbreviato, optando poi per non concedere i termini. Le udienze riprenderanno il 25 gennaio. Il collegio giudicante ha poi fissato un calendario di massima fino al 12 aprile quando si cominceranno a sentire i testi della difesa di Berlusconi.

Caldoro per la Campania. E oggi, pur essendo una giornata negativa per Silvio Berlusconi, è positiva per il Pdl. Finalmente, la direzione regionale del partito ha ufficializzato la candidatura alla presidenza della Regione Campania di Stefano Caldoro, ex ministro per l’attuazione del programma nel governo Berlusconi III.
È quanto si apprende da un comunicato del PdL. La decisione era già stata presa venerdì. Il presidente del Consiglio, al suo ritorno dopo l’aggressione subita il 13 dicembre, aveva preso in mano la situazione delle Regionali per cercare di definire le ultime due candidature: quelle di Campania e Puglia. Nella mattinata di ieri, il premier ha incontrato il coordinatore campano del Pdl Nicola Cosentino. “Si va verso la soluzione Caldoro”, spiegava lo stesso Cosentino. Il coordinamento regionale del Pdl campano, allargato ai rappresentanti dell’ufficio politico di presidenza, ai parlamentari e ai coordinatori e vicecoordinatori di Napoli, Salerno, Avellino, Benevento, Caserta e della provincia di Napoli, aveva all’ordine del giorno la discussione sulle strategie da adottare in vista delle prossime elezioni regionali e la proposta di candidatura del Popolo della Libertà alla presidenza della Regione Campania, da sottoporre all’ufficio di presidenza, convocato per mercoledì 20. “Dopo ampia e approfondita discussione i partecipanti all’incontro all’unanimità – si legge nella nota – hanno elaborato una proposta che, nei prossimi giorni, sarà sottoposta all’attenzione dei coordinatori nazionali e del presidente Silvio Berlusconi”.

Sciopero dei magistrati. Sempre oggi l’Associazione nazionale magistrati (Anm) lancia la propria iniziativa di protesta contro le politiche sulla giustizia. Il sindacato delle toghe è pronto anche a proclamare uno sciopero per dare un forte segnale di allarme sulla situazione di scopertura di organico nelle procure. All’apertura dei lavori dell’assemblea organizzata dall’Anm oggi in Cassazione, con un parterre di procuratori provenienti da tutta Italia, il presidente dell’Anm, Luca Palamara, non ha parlato esplicitamente di astensione dal lavoro ma ha avvisato che i magistrati sono pronti a iniziative “estreme”. “L’Anm non potrà assistere inerme allo svuotamento degli uffici di procura ma vuole una riforma della giustizia che assicuri un processo giusto in tempi ragionevoli e vuole uffici organizzati e funzionanti – spiega Palamara – Ecco perché l’associazione è fermamente intenzionata ad adottare ogni efficace e anche estrema iniziativa di mobilitazione della magistratura associata e di sensibilizzazione dell’opinione pubblica sulla gravità della situazione attuale”. Secondo l’associazione presieduta da Palamara la “desertificazione delle procure è drammatica: in due soli anni le scoperture di organico si sono quadruplicate passando da 68 a 249″.
L’Anm ha espresso la propria contrarietà al decreto legge varato dal governo che per risolvere i vuoti pensa a trasferimenti d’ufficio negli uffici di procura, soprattutto nelle cosiddette sedi disagiate e punta piuttosto – oltre alla soluzione temporanea di revocare il divieto di mandare nelle procure i magistrati di prima nomina – sulla revisione delle circoscrizioni giudiziarie, definita da Palamara “l’unica soluzione stabile ed efficace”.

Carmine Finelli

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