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Diario politico. Bonino incoronata dal Pd Berlusconi: “Intollerabili due forni Casini”

gennaio 16, 2010 di Redazione 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La firma, oggi, è di Ginevra Baffigo. La leader Radicale ottiene il “sì” all’unanimità dell’assemblea regionale dei Democratici: da oggi è ufficialmente lei è la candidata del centrosinistra alla guida del Lazio. Nervosismo per il premier. Vi raccontiamo com’è andato davvero l’incontro con Fini, che dal canto suo si offre di mediare con l’Udc. Il racconto, appunto.

Nella foto, Emma Bonino all’ingresso del Nazareno

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di Ginevra BAFFIGO

All’indomani del pranzo a Palazzo Montecitorio fra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini il quadro dei rapporti tra i due che emerge è più negativo rispetto a quello descritto ieri dal ministro La Russa.
Le due ore passate a tavola non hanno infatti risolto i problemi che da mesi agitano le file del centrodestra. Il premier si congeda visibilmente “annoiato” e Fini ancora una volta si ritrova a scandire i termini del dialogo: “Io lavoro con te, ma non lavoro per te. Sento il dovere della lealtà ma non quello di riconoscenza come altri hanno nei tuoi confronti”. E ancora: “Noi siamo il terminale di una storia che dura da 40 anni. Io stavo qui dentro dieci anni prima che ci arrivassi tu e ci sarò anche dieci anni dopo che te ne sarai andato”. La tensione in casa Pdl è tale che persino i più ottimisti parlano di una “tregua armata” fra i due co-fondatori.
La discussione a tavola si è fatta subito seria. Anzitutto che fare con l’Udc? Per Silvio “è intollerabile che vadano dove gli fa comodo, che si alleino con noi solo dove si vince”. Fini tenta di mediare: “D’accordo Silvio, Casini si serve di noi. Però sarebbe da matti mandare tutto all’aria a poche settimane dal voto, ormai non si torna indietro”. La posta è alta e il presidente della Camera media: “Con Casini ci parlo io”. Ma la quiete non dura più di una portata e rapidamente viene sostituita dalle critiche che la terza carica dello Stato muove al premier.
In particolar modo, sulla conduzione del partito e della legislatura: “Silvio, non puoi andare avanti così, il partito lo convochi a cose fatte, al governo decidi da solo o insieme alla Lega. È così su tutto”. Tutto? Ad esempio la politica economica: “Hai fatto un’intervista a Repubblica sulla riforma fiscale. Benissimo, ma quelle cose non si annunciano senza consultare i tuoi alleati”. Poi la giustizia. Qui è Berlusconi a lanciare il suo avvertimento: “Sul processo breve, così com’è, dobbiamo andare avanti: non ci sono alternative, né per me ma nemmeno per te. Perché è chiaro che, se ci vado di mezzo io, dietro a me cadi anche tu”.
Finito il vertice l’umore del premier non era dei migliori: “Ma ti pare – avrebbe detto una volta tornato a Palazzo Grazioli – che ogni settimana io mi debba sorbire due ore di questa roba? Ci vuole la pazienza di Giobbe e io ne ho tanta, ma sono stufo di queste litanie. C’è un Paese pieno di problemi da governare e invece…”. Stufo delle “vecchie formule tipiche del teatrino della politica”. “Io sono un imprenditore, sono abituato a decidere e a decidere da solo: così si fa nel mondo dell’impresa. Gianfranco invece vorrebbe costringermi a continue ed estenuanti mediazioni, con il risultato che alla fine non si decide”. A tavola Berlusconi avrebbe però ottenuto, a fronte di tante critiche, il via libero per la nomina di Daniela Santanché a sottosegretario, che pure Fini non ha mancato di chiosare: “Se hai un debito di riconoscenza con lei fallo pure è una tua responsabilità. È evidente però che, se la porti al governo, anche quello che dice lei è sotto la tua responsabilità”.
“Sono inventate tutte le frasi che sono state riportate sui giornali, dell’incontro con Fini non ne ho parlato con nessuno”, getta acqua sul fuoco il premier. Ma un editoriale di Vittorio Feltri indirettamente conferma: “Se dovesse prevalere il principio della lealtà, Gianfranco e Silvio sarebbero una coppia formidabile in grado non soltanto di calamitare consensi, ma anche di dare una spinta propulsiva alle attività governative”.
Feltri non risparmia parole di fuoco al capo di Montecitorio, e questa volta il Cavaliere non si è affrettato a dissociarsi. Fini non si è pronunciato direttamente, ma ha lasciato cadere l’ipotesi di un incontro in settimana con Berlusconi. La risposta è “affidata” al Secolo d’Italia, il quotidiano di rito finiano diretto da Flavia Perina: “La strategia dell’infamia”, titola e, in un editoriale, etichetta come “messaggi mafiosi” quelli di Feltri. Nel frattempo, come annunciato ieri da Italo Bocchino, si prepara un documento, a cui dovrebbero aderire una cinquantina di deputati, a sostegno dell’azione di Fini. Il rischio di una scissione non è da escludersi.
Nonostante tutto c’è ancora chi riesce a guardare con ottimismo al quadro del centrodestra. Primo fra tutti, ancora una volta, il coordinatore Pdl e ministro della Difesa, Ignazio La Russa: “l’incontro tra Berlusconi e Fini è stato veramente positivo. Non si sono minimamente nascosti che esistevano delle questioni da affrontare. Non era un incontro ‘a tarallucci e vino’, ma nemmeno da dire ‘siamo a Yalta’, non c’era nulla da spartirsi. Certo un incontro non può essere chiarificatore per sempre delle questioni che in politica si determinano, però si sono avviate a soluzione quelle esistenti”.

Bonino incoronata dal Pd. Nel Lazio il Partito Democratico ufficializza all’unanimità il sostegno alla candidatura della leader Radicale alla guida del governo regionale.
“Il Pd completerà entro la settimana prossima la mappa di tutti i candidati alle regionali”, spiega Bersani. “La prossima settimana avremo tutti i candidati e gli schieramenti”, garantisce ancora il segretario Pd, “con un certo anticipo rispetto a 5 anni fa quando alcune situazioni si chiusero una settimana prima” del voto.
In Calabria i vertici Pd annunciano che correranno con l’Udc Roberto Occhiuto, e il segretario Democratico calabrese, Carlo Guccione, sospende le primarie del 17 gennaio. Ma il governatore uscente, Agazio Loiero, fa sapere di non intendere ritirare la propria candidatura.
L’Udc dal canto suo prende tempo: ogni decisione, fanno sapere da via dei due Macelli, è stata rimandata alla fine della prossima settimana. Un aplomb come detto non gradito dal Cavaliere: “O con noi o contro di noi”. “Noi non siamo arruolabili nè comprabili, nè dagli uni nè dagli altri”, insiste però Casini. “Se ci accettano così, bene. Altrimenti continuiamo ad andare da soli. Siamo e vogliamo vivere di luce nostra, non ci interessa andare nè alla corte della sinistra nè a quella della destra”. “Tutti dicono no alla politica del doppio forno – conclude il leader Udc – però siccome i nostri voti contano, tutti poi mi chiamano per capire in quale dei due forni mettiamo il nostro pane…”.

Ginevra Baffigo

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