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L’intervento. Craxi visionario, ma tradì il Paese di Massimo Donadi

gennaio 14, 2010 di Redazione 

Il capogruppo dell’Italia dei Valori alla Camera sceglie il giornale della politica italiana per dire la sua nel confronto sulla figura dell’ex presidente del Consiglio, il giorno dopo l’editoriale del direttore del Tg1. E lo fa “aprendo” alle ragioni di chi chiede il riconoscimento dei meriti politici di Craxi, confermando un equilibrio che lo pone in parte in controtendenza rispetto al leader e al resto del suo partito. Un equilibrio che non gli impedisce, tuttavia, di ricordare gli errori, gravi, dell’ex leader socialista. «Il “processo di beatificazione” – scrive Donadi – è del resto solo strumentale a cancellare le macchie di una classe politica oggi tornata al potere con Berlusconi». Con Repubblica e con il Corriere, il giornale della politica italiana ospita il dibattito pubblico della nostra politica sulla figura di Craxi a pochi giorni dalla ricorrenza della morte. Di qui a lunedì una sorpresa per i nostri lettori. Intanto, Donadi. Sentiamo.

Nella foto, Massimo Donadi

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di MASSIMO DONADI*

Ieri sera il Tg1, con un editoriale del direttore, ha riscritto la storia in diretta televisiva. Tre minuti sono bastati per beatificare Craxi, paragonandolo addirittura a Papa Wojtyla e per relegare negli inferi dell’odio e del rancore politico l’intera inchiesta di Mani Pulite. E’ ormai sotto gli occhi di tutti che il tentativo di riabilitazione della figura politica di Craxi non è un moto spontaneo, ma una vera campagna politica che per diffusione e capillarità è seconda soltanto a quella di santificazione di Berlusconi dopo l’aggressione di Tartaglia e dietro la quale si intravedono con chiarezza attori e finalità.

E’ evidente che, in questa operazione studiata a tavolino, a parte ovviamente ai figli e alla famiglia, di Craxi non interessi un gran che a nessuno ma che si perseguano obiettivi che stanno tutti all’interno dell’odierna battaglia politica. E’ chiaro infatti che vi è un’intera classe politica che, scontati anni di purgatorio a seguito di Mani Pulite e dopo aver a fatica riconquistato in questi anni posizioni di prima fila nella politica o nel governo del paese, vede nella riabilitazione politica di Craxi una sorta di lavacro collettivo di un’intera epoca politica della quale sono stati sciagurati protagonisti. E’ il tentativo maldestro di far dimenticare agli italiani che in quegli anni la politica ha ceduto il posto a un sistema di ruberie malversazioni grazie alle quali il nostro paese si trova ancora oggi in ginocchio indebitato e impoverito.

L’altro regista, senza la cui smisurata potenza mediatica questa campagna sarebbe impensabile ancora prima che impossibile, è Silvio Berlusconi, le cui fortune come imprenditore sono legate a doppio filo ai favori del Craxi ‘statista’, cui si deve la prima legge ad personam della Repubblica italiana, ovvero quel decreto con il quale il governo Craxi permise a Berlusconi, in violazione delle norma all’epoca vigente, di trasmettere in diretta televisiva sull’intero territorio nazionale. Per non parlare della strada che l’ex leader socialista gli spianò nell’accaparrarsi le frequenze pubbliche televisive, per passare ancora alle tracce di tangenti passate dal conto estero di Fininvest All Iberian ai conti svizzeri di Craxi e per finire con quell’epoca oscura venata di tentazioni golpiste nella quale fu possibile la nascita di quella loggia P2 che vide coinvolti tanto Berlusconi quanto molti dei dirigenti socialisti.

Noi non permetteremo che tutto questo accada, non per odio verso Craxi, non per giustizialismo, ma soltanto per amore della verità. Quell’amore di verità che mi fa dire che non vi è dubbio che dal punto di vista politico Craxi abbia avuto importanti intuizioni e una visione anticipatrice, sapendo ancorare una parte della sinistra al riformismo europeo vent’anni prima che lo facesse il Pci-Pds. Sicuramente l’analisi e il giudizio della vita e delle azioni di un uomo politico sono articolate e complesse. Ma non possiamo dimenticare che ogni politico sottoscrive con i cittadini innanzitutto, e sopra ogni altra cosa, un solenne patto di verità, lealtà e trasparenza. Questo patto Bettino Craxi lo ha violato nel modo più grave possibile, sia con le plurime e gravi responsabilità penali, sia con le evidenti responsabilità politiche, per essere stato uno dei protagonisti di quel complessivo decadimento della politica che ha trasformato la corruzione e il sistematico sperpero del denaro pubblico in normale e ordinario metodo di gestione dell’azione politica e di governo.

MASSIMO DONADI*

*Capogruppo dell’Italia dei Valori alla Camera

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