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Diario politico. Berlusconi: “Niente taglio tasse”. Pd: ‘Sbagli’. Minzo: ‘Craxi statista’

gennaio 13, 2010 di Redazione 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La prima firma è Carmine Finelli. Al termine del Consiglio dei ministri di oggi il presidente del Consiglio smentisce i propri stessi annunci sulla riduzione delle imposte. Bersani: «Una retromarcia. E ci sarebbe bisogno, invece, di dare stimoli all’economia, a partire dal fisco dei lavoratori». Sulla giustizia il premier rilancia l’inappellabilità dopo l’assoluzione in primo grado e attacca i magistrati: «Aggressioni giudiziarie peggio di piazza Duomo». Salta, per il momento, invece, il decreto blocca-processi, che avrebbe previsto un tempo di sospensione per consentire agli imputati, in caso di nuove contestazioni, di svoltare sul rito abbreviato. «Basta la sentenza della Corte costituzionale», spiega Elio Vito. Il centrosinistra: «Propositi ondivaghi, ma sempre nell’interesse di Berlusconi». In serata poi arriva un nuovo editoriale del direttore del Tg1, che attacca Mani pulite («Fu alterato il rapporto tra politica e giustizia. Magistrati fecero cadere governi scendendo poi in campo»), paragonando l’ex presidente del Consiglio (segnaliamo, a proposito della figura di Craxi, lunedì 18 gennaio alle ore 18, nella sede del Centro Pannunzio in via Maria Vittoria, 35H, a Torino, la presentazione del libro di Ugo Finetti “STORIA DI CRAXI. Miti e realtà della sinistra italiana”, edito da Boroli, introdotta da Pier Franco Quaglieni) a papa Wojtyla e a Reagan. Di Pietro: «Pagato per dire tutta la verità. Lo denuncerò». Il racconto.

Nella foto, il direttore del Tg1 Augusto Minzolini

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di Carmine FINELLI

E’ il giorno del primo Consiglio dei ministri post-natalizio, che segna anche la ripresa delle attività governative di Silvio Berlusconi dopo l’aggressione subita il 13 dicembre a Milano. E’ il giorno del Consiglio dei ministri: una riunione lunga e faticosa che ha visto molti, moltissimi punti all’ordine del giorno. Dalla riforma tributaria al piano per le carceri, passando per la riforma della giustizia. Una agenda ricchissima di contenuti che darà molto da fare al governo in carica.
E’ un Silvio Berlusconi impetuoso quello che nella conferenza stampa illustra i risultati del Cdm. Il premier conferma il via libera del Consiglio dei ministri al piano carceri. “In passato si sono fatti condoni e amnistie, noi vogliamo creare una situazione che duri nel tempo”. Poi, spiega che il governo rinuncia alla presentazione del cosiddetto decreto blocca-processi. “C’è una sentenza della Corte Costituzionale, e riteniamo che possa essere applicata direttamente senza bisogno di interpretazione” sostiene il primo ministro. E c’è tempo anche per una stoccata all’opposizione. “Ci accusano di non aver fatto nulla, ma è esattamente il contrario visto che dagli studi fatti emerge che mai nessun governo ha fatto quanto abbiamo fatto noi in 19 mesi”. Il punto saliente, però, è un altro. In seguito al dibattito degli ultimi giorni, Berlusconi coglie l’occasione della conferenza stampa dopo il Consiglio dei ministri per tacitare ogni incomprensione sulla riforma fiscale: “Con la crisi attuale – dice – una riduzione delle tasse è fuori discussione”. Il Cavaliere è netto: “Non intendiamo assolutamente introdurci in questa campagna elettorale per le elezioni regionali e amministrative con delle promesse di riduzioni delle imposte”. Quello a cui l’esecutivo sta lavorando è una semplificazione del sistema tributario: il primo provvedimento di taglio che sarà attuato appena possibile, ma non ora, e sarà l’introduzione del quoziente familiare. “Nessuno di noi ha parlato di 2 o 8 imposte – sostiene il Cavaliere – Una semplificazione del sistema tributario e fiscale si impone, ma sarà un lavoro lungo, duro. Anche i commercialisti si mettono le mani nei capelli quando devono interpretare queste norme. Sarà un lavoro lungo e duro, spero possa essere sufficiente un anno, ma è un lavoro improbo che abbiamo cominciato
ad affrontare”. Sul tema interviene anche il ministro dell’Economia Giulio Tremonti. Il sistema fiscale attuale, spiega il ministro intervenendo più tardi a “Porta a Porta”, “non è molto efficace e non è molto giusto. Il presidente del Consiglio ed io – ribadisce – pensiamo sia giusto aprire un grande dibattito. Per essere giusti ed efficienti come Paese dobbiamo porci la sfida di un grande cambiamento del sistema fiscale. L’ideale sarebbe un sistema fiscale efficiente e giusto”. E sulla riduzione della pressione fiscale, Tremonti è concorde col presidente del Consiglio: “Ci troviamo davanti a una fase economica molto complicata e Berlusconi questo lo sa bene. Non possiamo fare stupidate, follie”.
Durante la conferenza stampa a Palazzo Chigi Berlusconi torna anche a parlare di giustizia. “Nella riforma che stiamo esaminando – dice – riproporremo l’inappellabilità delle sentenze di assoluzione di primo grado”. E poi: “Quando si parla di processo breve c’è una calunnia e una menzogna di fondo. Con le modifiche che faremo, il processo in Italia resta comunque lungo, tra i più lunghi d’Europa, ma almeno ci saranno tempi certi”. Arriva anche, da parte del premier, una critica ad alcune trasmissioni televisive che “fanno diminuire l’attenzione e la percezione della politica. Non a caso l’apprezzamento degli uomini politici è al 7% – spiega – mentre quello per le istituzioni è sempre elevato. Ciò è dovuto ai pollai e alle risse che si vedono sulle televisioni, pubbliche o private che siano”. A margine della conferenza stampa, il premier, dopo aver ribadito di subire continuamente attacchi politici si congeda con una battuta in latino: “Non prevalebunt”.

(S)blocca-processi. Come anticipato, dal Consiglio dei ministri è arrivata la fumata nera per il decreto blocca processi. Lo ribadisce il ministro per i rapporti con il Parlamento, Elio Vito, durante la riunione dei capigruppo al Senato. La ragione è che la sentenza della Corte Costituzionale che avrebbe ispirato il decreto, “è immediatamente applicativa e di conseguenza non c’è necessità di un decreto per attuarla”. Secondo il ministro, infine, si sarebbe parlato del decreto “in maniera informale”, e non ci sarebbe alcun testo.

Il nodo sarebbe stato la durata della sospensione dei processi in corso per il primo grado per consentire all’imputato, in caso di contestazioni suppletive in dibattimento relative a circostanze che già emergono dal fascicolo del pm, di ricorrere al rito abbreviato. In principio erano stati prospettati novanta giorni di sospensione, nella bozza di testo sottoposta al presidente della Repubblica dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta. La previsione sarebbe scesa ad una durata inferiore, dopo un lavorio di mediazione che ha visto impegnato anche il presidente della Camera Gianfranco Fini.
Intanto il disegno di legge sul processo breve è ritornato in Commissione, in barba all’auspicio del presidente del Senato, Renato Schifani: “Spero che questo possa riportare un clima di serenità nel dibattito” aveva chiosato quando il ddl era stato stralciato dai lavori parlamentari. Per questo si è consumato l’ennesimo strappo tra maggioranza e opposizione. “Non è possibile andare avanti ancora con trucchi e trucchetti” commenta la capogruppo Pd in commissione Giustizia Silvia Della Monica. “Abbandoniamo i lavori della commissione Giustizia perché la maggioranza, in palese violazione del regolamento del Senato, ha impedito alla commissione Giustizia di svolgere le proprie funzioni. Il rinvio in commissione – conclude la capogruppo Pd – ha così rivelato il suo chiaro intento: quello cioè di uno sterile quanto inutile passaggio parlamentare che mantenesse inalterato il testo del governo. È chiaro a questo punto che la volontà di governo e maggioranza non è mai stata quella di aprire un vero confronto e dialogo, ma quello di utilizzare ogni possibile escamotage parlamentare per arrivare all’approvazione di un provvedimento che porterà al disastro della giustizia nel nostro Paese, pur di far saltare i processi del premier”.

Piano carceri. Mercoledì, il Cdm ha approvato il piano carceri e decretato lo stato di emergenza nei sovraffollati penitenziari italiani.
Il piano proposto dal ministro della Giustizia, Angelino Alfano, prevede: lavori di edilizia penitenziaria con la costruzione di nuovi istituti e nuovi padiglioni per portare la capienza a ottantamila posti; detenzione domiciliare ai condannati per reati non gravi ai quali resta da espiare un anno; assunzione di duemila agenti penitenziari. La dichiarazione dello stato emergenza, spiega Alfano, durerà “fino al 31 dicembre del 2010″ ed in questo periodo con 600 milioni saranno costruiti 47 nuovi padiglioni nelle vecchie carceri sul modello dell’Aquila”. Nel 2011 e 2012, “saranno realizzate strutture flessibili e tradizionali”. Il capo del Dipartimento affari penali, Franco Ionta, “sarà responsabile di tutta questa missione per un totale di 21.749 posti in più” conclude Alfano.

Carmine Finelli

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