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Diario. Berlusconi: “Su giustizia leggi ad libertatem”. Bersani: “Così dialogo salta”

gennaio 11, 2010 di Redazione 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La prima firma è Carmine Finelli. Natale è alle spalle, l’aggressione al presidente del Consiglio – che fa il suo rientro a palazzo Grazioli – sempre più lontana, e le curve di Pdl e Pd lentamente si disgiungono. La maggioranza accelera su processo breve e legittimo impedimento, i Democratici non ci stanno (più). Vi spieghiamo nel dettaglio i piani del centrodestra. Come anticipato oggi, in Lazio è sempre più vicina la scelta della leader Radicale come candidata di tutto il centrosinistra. Gli elogi del segretario («Emma è una fuoriclasse»), che lascia però l’ultima parola all’assemblea regionale fissata martedì. «Ma niente primarie dove la destra ha già un uomo (o una donna) in campo». Sulla vicenda di Rosarno interviene Giorgio Napolitano: «Tradite legalità e solidarietà». Sacconi: «Un grande Piano per l’integrazione, che coniughi repressione della clandestinità e politiche apposite». Il racconto.           

Nella foto, il presidente del Consiglio lunedì al rientro in via del Plebiscito

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di Carmine FINELLI

Tra incontri, vertici e colloqui più o meno informali si sbroglia, molto lentamente, la matassa delle riforme. E’ il giorno del rientro di Silvio Berlusconi. Il presidente del Consiglio è tornato in giornata a Roma, presso la sua residenza: Palazzo Grazioli. A via del Plebescito si è subito tenuto un vertice per decidere la linea da tenere sulle riforme.
Per quanto concerne la giustizia “abbiamo deciso di andare avanti” dice Angelino Alfano, che sembra soddisfatto dei colloqui a Palazzo Grazioli. Berlusconi respinge le accuse dell’opposizione sulle leggi ad personam che definisce, al contrario, “leggi ad libertatem” e detta l’agenda per il 2010: al primo posto c’è la riforma fiscale, a seguire interventi sulla giustizia e da ultimo riforme costituzionali. Proprio la giustizia è il tema del primo vertice dell’anno. “L’incontro è andato molto bene – sostiene il Guardasigilli – Abbiamo riscontrato la consueta coesione della nostra maggioranza e della nostra coalizione”. In seguito, il ministro ribadisce quali siano le priorità della maggioranza: accelerare i tempi della riforma costituzionale della giustizia e proseguire l’iter delle leggi ordinarie del processo breve e del legittimo impedimento. “Abbiamo deciso di andare avanti sulla riforma della giustizia – dice ancora il ministro – Partiranno immediatamente degli incontri all’interno della coalizione per definire un testo di riforma costituzionale della giustizia, la grande riforma del settore”. Secondo Alfano il testo “sarà sottoposto al dibattito parlamentare e sarà un lavoro che avrà tempi rapidi”.
Al segretario del Pd Pier Luigi Bersani i risultati del vertice di maggioranza sulla giustizia con il premier Berlusconi non piacciono. La volontà del Pdl di forzare la mano sui tema della giustizia può, secondo il segretario dei Democratici, mettere in crisi l’annunciata disponibilità al confronto bipartisan sul complesso delle riforme istituzionali. “Sarebbe questa la prima mossa del partito dell’amore? Andando avanti a testa bassa sui suoi provvedimenti il governo sa bene che mette a repentaglio una discussione di sistema sulle riforme istituzionali, ivi compreso il rapporto tra Parlamento e magistratura” avverte il segretario dei Democratici. “Non bastano i giochi di parole o le finte benevolenze verso l’opposizione a nascondere la realtà dei fatti. La nostra disponibilità è quella dichiarata più volte: si sospendano i provvedimenti che governo e maggioranza hanno annunciato e si discuta subito dell’ammodernamento del nostro sistema” conclude Bersani.
Frattanto, la maggioranza vara il maxi-emendamento a firma del senatore Valentino che modifica il provvedimento sul processo breve. La decisione è stata presa nel corso del vertice di Palazzo Grazioli, come confermato dal presidente della commissione Giustizia del Senato, Filippo Berselli. Il ddl sul processo breve avrà valenza da subito, anche per i processi in corso di primo grado ma non per tutti: solo per quei procedimenti puniti con meno di 10 anni di pena e relativi a reati coperti da indulto, vale a dire commessi fino al 2 maggio 2006. Il giudice – si legge nelle modifiche alle disposizioni transitorie – avrà l’obbligo di dichiarare estinto il processo se sono trascorsi più di due anni dal momento in cui il pm ha chiesto il rinvio a giudizio senza che si sia arrivati a una sentenza di primo grado, oppure 2 anni e 3 mesi nei casi di nuove contestazioni.
Sulle riforme, si esprime anche il Presidente della Camera Gianfranco Fini: “Resto convinto che le riforme costituzionali si possano fare in questa legislatura. Qualcuno ha parlato di un asse tra me e il presidente della Repubblica. Ma sono semplicemente considerazioni di elementare buon senso, non c’è nessun asse”. Il presidente continua sul tema delle riforme: “Io non mi impicco con il bipolarismo, piuttosto serve un confronto tra centrodestra e centrosinistra su tre o quattro emergenze nazionali per individuare politiche condivise: è ora di dire basta con il metodo infantile del governo che ha sempre tutti i meriti e l’opposizione tutti i torti”. Con un esempio, Fini ha sottolineato che per “beni comuni intendo la legalità, la ricerca o il superamento del deficit infrastrutturale”. Al centro del ragionamento del presidente della Camera anche la riforma fiscale: “Ridurre le tasse è uno degli obiettivi connessi alla giustizia sociale, un valore non di parte ma condiviso. È un obiettivo di tutti. La riduzione del carico fiscale deve essere più incisiva per chi ha redditi medio-bassi e bassi”. La discussione sulla riduzione delle tasse “non può essere né di destra né di sinistra. Tutti sono d’accordo sulla necessità di ridurre le tasse. È partito un confronto direi kafkiano – aggiunge Fini – sulla questione fiscale tra gli schieramenti politici. Mi chiedo: si può essere a favore o contrari sulla necessità di ridurre le tasse?”. E poi: “Sento e leggo: Fini dice cose di sinistra. Basta con le etichette. Parlare di immigrazione o di ambiente non è né di destra né di sinistra. Ci sono degli argomenti che riguardano tutti quanti”.

In piazza a Rosarno. E’ anche il giorno della manifestazione dei cittadini di Rosarno per dimostrare di non essere razzisti né xenofobi. In mattinata si è tenuto a Palmi il vertice delle forze dell’ordine convocato dal procuratore capo Giuseppe Creazzo. Per gli inquirenti ci sono molti punti confusi. In particolare, la dinamica degli eventi e le probabili infiltrazioni della criminalità locale avvalorate dall’arresto di una persona legata ad un clan della zona, durante i tumulti seguiti agli scontri fra immigrati e forze di polizia. Nicola Gratteri, procuratore aggiunto della Dda di Reggio Calabria, sostiene “che sui fatti di Rosarno ci sia la regia della ‘ndrangheta”. Secondo gli investigatori i disordini di Rosarno possono essere stati pianificati dalla criminalità per spostare l’attenzione dalla bomba fatta esplodere lo scorso 3 gennaio davanti alla Procura di Reggio Calabria.
Intanto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, annuncia che il 21 gennaio sarà a Reggio Calabria alla “Giornata della legalità-Insieme per non dimenticare”, allo scopo di riaffermare i valori “di legalità e solidarietà oscurati dai gravi fatti di Rosarno”. Nel pomeriggio il comitato cittadino è sceso in piazza spontaneamente. Una iniziativa organizzata “contro l’immagine di una città xenofoba, mafiosa e razzista veicolata dai mass media nazionali e da qualche esponente della politica e dell’associazionismo a livello regionale e nazionale”. La manifestazione, alla quale hano partecipato anche alcuni immigrati, è partita alle ore 16. Ad aprire il corteo uno striscione con la scritta “Abbandonati dallo Stato, criminalizzati dai mass media, 20 anni di convivenza non sono razzismo”. I promotori del comitato affermano che “I cittadini di Rosarno condannano in maniera ferma e decisa il vile ferimento dei migranti stanziati presso l’Opera Sila e qualsiasi atto di violenza, da qualunque parte provenga”.
Maurizio Sacconi, ministro del Welfare, ribadisce l’intenzione del governo di mettere a punto un Piano nazionale per l’integrazione che sarà presentato nelle prossime settimane. Secondo il ministro, “ha assolutamente ragione il collega Maroni. È doveroso sanzionare tutti gli episodi che in qualche modo esprimono intolleranza etnica, compresi i cori negli stadi. Una politica dell’integrazione – spiega – si compone necessariamente di due aspetti tra loro connessi: quello della repressione dei flussi clandestini e quello della migliore integrazione e dei comportamenti regolari. I due aspetti si alimentano reciprocamente tanto quanto il prevalere dell’irregolarità inevitabilmente cannibalizza le buone pratiche. Come la moneta cattiva scaccia quella buona. Per questo stiamo predisponendo un Piano nazionale per l’integrazione che presenteremo nelle prossime settimane”.
La questione rosarnese suscita un forte dibattito, soprattutto tra gli organi di informazione. L’Osservatore Romano lancia un attacco contro “il razzismo degli italiani”. L’articolo compie un rapido excursus storico sulle radici del razzismo nei primi decenni dell’unità d’Italia, per poi giungere ad una conclusione: “Nel 2010, invece, siamo ancora all’odio. Ora muto, ora scandito e ritmato dagli sfottò, ora fattosi gesto concreto”. Nel lungo articolo intitolato “Gli italiani e il razzismo, Tammurriata nera”, firmato da Giulia Galeotti, si può anche leggere: “Oltre che disgustosi, gli episodi di razzismo che rimbalzano dalla cronaca ci riportano all’odio muto e selvaggio verso un altro colore di pelle che credevamo di aver superato. Per una volta – prosegue il testo – la stampa non enfatizza: un viaggio in treno, una passeggiata nel parco o una partita di calcio, non lasciano dubbi. Non abbiamo mai brillato per apertura, noi italiani dal Nord in giù. Né siamo stati capaci di riscattarci, quando il diverso s’è fatto più vicino, nel mulatto, a prescindere dalle diversissime cause per cui ciò è avvenuto. Sia stato il risultato di un atto d’amore o, invece, di uno stupro – si legge sul giornale del Vaticano – ben difficilmente abbiamo considerato quel bambino come nostro, al pari dei nostri. Anzi, la doppia appartenenza è sembrata (e continua a sembrare) una minaccia ulteriore. In questo – rileva l’Osservatore – davvero a nulla è servito l’esempio americano: l’Obama-mania che imperversa trasversalmente, dalla politica all’arte, dallo stile al linguaggio, non ha invece fatto breccia alcuna nel dimostrare il valore dell’incontro tra razze diverse”.

Le Regionali del Pd. Un ulteriore nodo è quello delle regionali. Il Partito Democratico è alle prese con due situazioni scottanti: quella pugliese e quella laziale. Proprio quest’ultima sembra avviarsi ad una soluzione.
Pier Luigi Bersani traccia una linea netta limitando in parte l’uso delle primarie. A coloro i quali anche all’interno del partito chiedono che sulle consultazioni primarie sia rispettato lo statuto, il leader Democratico spiega che il ricorso a tale strumento rappresenta “un’opportunità e non un obbligo. Il partito non può essere un notaio che si limita a stilare il regolamento delle primarie. Noi siamo un partito veramente federalista, non decidiamo nelle ville o in due o tre persone, ma nelle assemblee regionali: lì si decide se, come e dove farle. Adesso dobbiamo privilegiare la messa in campo di candidature forti. Abbiamo come si vede buone occasioni e dobbiamo coglierle”.
In particolare, Bersani è convinto “che nelle Regioni come il Lazio dove la destra è già in campo sia meglio privilegiare l’immediatezza e l’efficacia della scelta”. Quindi è da scartare il ricorso alle primarie, almeno in Regioni come Lazio e Veneto. Bersani torna poi a ricordare che “i candidati devono essere scelti entro il 20 febbraio, dunque dove la scelta è ancora incerta c’è tempo per decidere. Ma – aggiunge – siamo a buon punto in 8-9 regioni dove c’è anche un significativo avanzamento delle relazioni politiche, poi naturalmente ci sono dei problemi”. Come per esempio nel Lazio: “Domani c’è l’assemblea regionale del Pd regionale e io – scandisce Bersani – ripeto che la Bonino è una fuoriclasse, è fuori da ogni stereotipo, e da questo si capisce cosa penso io, ovviamente nel rispetto delle scelte degli organi del partito”. Quanto allo scontro interno al centrosinistra in Puglia, “il tema non è l’esclusione di questo o quel candidato. Stiamo cercando di mettere insieme uno schieramento che sia il più competitivo possibile”.

Carmine Finelli

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