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Il ritratto del personaggio della settimana LA SOLITUDINE DELLA BONINO di L. Lena

gennaio 11, 2010 di Redazione 

Il Partito Democratico scioglie la ri- serva e annuncia il proprio appog- gio alla leader Radicale nella corsa alla presidenza della Regione Lazio. Ma chi è davvero Emma Bonino? In un’inedita uscita del lunedì, il nostro vicedirettore ci racconta la candidata in fieri del centrosiChi nistra dalle sue origini (personali e politiche) ad oggi, analizzandone come sempre la figura. Un pezzo da non perdere, accompagnato come ogni settimana dall’illustrazione di Pep Marchegiani. Buona lettura con il giornale della politica italiana.

Nell’illustrazione di Pep Marchegiani, Emma Bonino

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di Luca LENA

Afferma di essere pronta. E lo fa con la solita protervia, a metà tra provocazione e legittimazione di una necessità. Emma Bonino raccoglie nelle parole un vigore che, il corpo esile e infagottato nel lucido sguardo, ormai sa contenere. Eppure è coinvolgente la contrapposizione tra gracilità fisica e instancabilità mentale in una donna che è cresciuta nella lotta, nella ribellione dialettica, un politico che ha saputo utilizzare la professione come strumento di bramosia, e non come palcoscenico da sfruttare. Da sempre martire di se stessa, senza abbandonarsi al vittimismo, cacciatrice di libertà senza affondare nell’anarchismo, vicina a posizioni di sinistra eppure accogliente verso il liberalismo tipico delle fazioni di centro-destra. E’ forse per tutto ciò che sembra possedere le stimmate di una concezione antica della politica, di quella che nasce dal bisogno, dalla scoperta di una vocazione e che si forgia nelle difficoltà interiori, per poi aprirsi alla collettività in un impeto di filantropico interesse.

Emma Bonino nasce in una famiglia di fattori piemontesi, tra le campagne di Bra, che qualche anno più tardi abbandonerà a causa dell’attività di commerciante intrapresa dal padre. Ed è proprio tra le mura domestiche che raccoglie i primi segnali d’inquietudine, le sferze di insoddisfazione e ingabbiamento che da giovanissima già sentiva gravare come macigni. La rigidità religiosa della madre e i soffocanti silenzi del padre produssero su di lei un effetto determinante nella crescita morale e intellettuale. Ma furono anche una paradossale rinascenza, poiché da quel clima di costrizione e austerità volle ben presto evadere. Fu così che, dopo la maturità classica, trovò il modo di intraprendere la Facoltà di Lingue, non tanto per un reale interesse accademico quanto piuttosto perché “a Torino quell’Università non c’era e sarei stata costretta ad allontanarmi da casa”. Così a Milano trova quello che andava cercando: il lumino che potesse lasciarle scorgere la via maestra, ciò che gli scontri familiari con il padre – incapace di accettare il tumulto di una ragazza scardinata dalle ipocrisie del secolo scorso – non le permettevano di inseguire.

E quando incappa nell’episodio più significativo della sua giovinezza, quello che concretizzerà definitivamente il suo spirito fibrillante, Emma Bonino è da poco laureata e trascina con poche lire una vita arrangiata, eppure ricca di stimoli. Si avvicina alla politica grazie alla relazione con Marcello Crivellino, dal quale assorbirà l’interesse, cominciando a partecipare alle più varie manifestazioni. Ma è solo qualche anno più tardi, quando inaspettatamente scopre di essere incinta, che Emma Bonino decide con il gesto clandestino dell’aborto di optare per la libertà di scelta. La situazione ingestibile – la più sconvolgente della mia vita, dirà lei stessa – la porterà ad una riflessione interiore, al non accettare l’aria da fuggiasca, il senso di delinquenza per una questione che riguardava profondamente l’individualità, il libero arbitrio. Da quel momento, dunque, la politica va a coincidere con la sua stessa vita. L’attivismo di piazza comincia ad andarle stretto e le energie di cui è dotata finiscono per riempire un unico canale d’interesse. Dopo il periodo in carcere per disobbedienza civile in seguito all’autodenuncia per procurato aborto, Bonino è una delle principali sostenitrici della legalizzazione di quello che doveva essere trasformato in diritto di scelta.

Nel 1976, ad appena 28 anni, viene eletta capogruppo nelle file del Partito Radicale a fianco di Pannella, Mellini e Adele Faccio, quest’ultima fondatrice di un centro per l’aborto nella sede del Partito Radicale di Milano.
Da qui in poi il nome di Emma Bonino farà rima con impegno civile, difesa dei più deboli, laicità, lotta contro la povertà. Una mescolanza di propositi ampiamente consolidati dai viaggi all’estero, dagli incarichi internazionali e dalle onorificenze raccolte ovunque abbia potuto manifestare la propria volitività. Oltre a sostenere campagne per i diritti civili nei paesi dell’Est europeo, sempre negli anni ’80 fonda l’associazione “Food and Disarmement International” contro lo sterminio per fame e in difesa del diritto alla vita. Negli anni a seguire promuove la moratoria sulla pena di morte, incontra il Papa e il Dalai Lama, e si rende protagonista di alcuni gesti che nei detrattori di partito verranno definiti come vanamente provocatori, atti ad attirare l’attenzione dei media su di un partito che ha spesso faticato a trovare spazio tra gli elettori. Come ad esempio il gesto simbolico dell’imbavagliamento in diretta tv nel 1978, per denunciare silenziosamente la disinformazione totale sul referendum che toccava, tra gli altri, la legge sull’aborto. Ancor più emblematica è la vicenda del 1990 a New York: Emma Bonino si fece arrestare per aver distribuito siringhe sterili con l’obiettivo di denunciare la legge americana che richiede la prescrizione medica per tale vendita.
Inoltre fece storcere il naso ai più incalliti pacifisti, la presunta incoerenza del 1993, quando fondò l’associazione “Non c’è pace senza giustizia”, con l’intento di promuovere i diritti umani, soprattutto in merito alla situazione della ex Jugoslavia, “per accertare e giudicare i crimini contro l’umanità, crimini di guerra e genocidio”. Per poi, meno di due anni più tardi, nominata Commissario Europeo, dichiarare che “è amaro doversi arrendere all’evidenza che esistono circostanze storiche in cui la difesa della legalità non può essere affidata, ancorché temporaneamente, che all’uso delle armi”. Neppure la premessa nel denunciare l’impotenza dell’ONU, nemmeno l’ammissione di un paradossale cortocircuito intellettuale, convinse il mondo pacifista ad appoggiare Emma Bonino nel sostegno all’intervento in Kosovo.

Ed è difficile moraleggiare un fervente radicale, così come accusarlo di ipocrisia quando le stesse idee sono spesso tacciate d’essere fervidi adulatrici di un concentrato estremo ed estremizzato. E’ curioso insomma che in un afflato di buon senso, di bilanciamento, di sospensione della rigidità ideologica, Emma Bonino ed il Partito Radicale, sovente, siano stati relegati da parte dell’opinione pubblica nell’accanita intransigenza, e dal restante mondo politico nell’innocua indifferenza.

Dopo la fine poco decorosa del mandato europeo, in cui fu accusata direttamente di mal gestione, e costretta alle dimissioni per la presunta frode del commissario Cresson, Emma Bonino ottiene il miglior risultato di partito alle europee del 1999 con la lista omonima. In seguito sceglie però di trasferirsi al Cairo dove studia la cultura araba e porta avanti una campagna contro la pratica di mutilazione dei genitali femminili adottata in alcuni paesi africani.

Torna in Italia più tardi e nel 2006 le viene assegnato il Ministero delle Politiche Europee nel secondo governo Prodi. Infine entra a far parte del Partito Democratico e dallo scorso anno è vicepresidente del Senato.

Ciò che contraddistingue Emma Bonino, nei giorni della candidatura alla presidenza della regione Lazio, contro Renata Polverini, non è l’inedita posizione italiana che vede a confronto due esponenti di sesso femminile. E’ forse ancora più importante sopravanzare lo stupore sessista di un’eccezione che dovrebbe già essere consuetudine, con il marcare l’occasione per scorgere tra i candidati un personaggio forte, artefice di se stesso, abituato a sentire la fatica del lavoro, della passione, e quindi espressione di una fiducia ad oggi troppo spesso dimenticata. Emma Bonino ha raccolto in questi anni numerose sconfitte, come quella clamorosa della Rosa nel Pugno, eppure ha saputo costruirsi una dimensione solida e solitaria. “La solitudine è il sentimento più comune della mia esistenza” dice di sé Emma Bonino. Ed è strano ascoltare, tra le parole di un politico, la manifestazione di una debolezza che si trasforma in forza, l’ammissione di una realtà ineludibile che svela la crescita interiore di una donna gettatasi nei bisogni della collettività. E dunque anche l’umanità di una persona che verso i temi della bioetica potrebbe facilmente essere attaccata di cinismo, di strenuo anticlericalismo. Così, parlando di temi come eutanasia, aborto, coppie di fatto, ricerca scientifica e droghe, l’ideologia libertaria della Bonino e del Partito Radicale assumono connotati astrusi, imprevedibili, quasi ingestibili nella stagnante macchia sociale e politica del bel paese. Ancora una volta Emma Bonino sarà sola – seppur appoggiata dalle voci del coro femminista e da chi da sempre sostiene le sue idee – noncurante dei veti di partito, delle mezze misure con cui ammaestrare la novità. Se le elezioni nella regione Lazio vedranno confermate tali candidature, a scuotersi non saranno solo gli atavici maschilisti della casta politica, ma la politica italiana stessa.

Luca Lena

Commenti

One Response to “Il ritratto del personaggio della settimana LA SOLITUDINE DELLA BONINO di L. Lena

  1. Alessia on gennaio 12th, 2010 09.29

    Bellissime e divertentissime le illustrazioni dell’artista PepMarchegiani !
    Complimenti ma dove trovo un suo sito o una sua mostra di opere?

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