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L’intervento. Quegli immigrati? La nostra Africa di Franco Laratta

gennaio 10, 2010 di Redazione 

Appena rientrato da Rosarno, dove si è recato per seguire personal- mente l’evolversi della situazio- ne, il deputato del Partito Democratico consegna al giornale della politica italiana questa riflessione a caldo sui fatti di questi giorni. Un pezzo indignato, che lo scrittore calabrese rivolge ai propri corregionali dimentichi di una Storia che – scrive Laratta - li accomuna alle persone che ora pretendono di scacciare, in nome di una ”civiltà” che tradiscono ogni giorno. Un ritratto delle mille Rosarno che costituiscono il nostro Paese e che si coprono gli occhi di fronte al loro (Continente) nero quotidiano. Buona (per quanto possibile) lettura.

Nel disegno, Franco Laratta

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di FRANCO LARATTA*

Quante immagini di disperazione e di angoscia. E quanta Calabria c’è in questa Africa che ricompare d’improvviso e turba i sogni di un Paese distratto. Loro, gli africani di Rosarno, sono lì da sempre. Sono servi, schiavi, bestie che fanno ciò che i calabresi, gli italiani, da tempo non fanno più. E lo fanno a poco prezzo, senza alcun diritto, senza alcuna pretesa. Anche 14 ore di lavoro consecutive, poi giù nel profondo della nostra miseria, rinchiusi come bestie, maltrattati come schiavi. Sono i calabresi d’un tempo, quegli emigranti senza diritti che vagavano come fantasmi nel mondo che voleva farsi ricco al prezzo del loro sangue. Loro sono oggi quello che i calabresi sono stati per troppo tempo. Quante Rosarno ci sono in Italia, in Europa? Quante ce ne saranno ancora? Le Rosarno che diventano sempre più intolleranti, che mal sopportano i loro schiavi, che li vogliono obbedienti fino alla morte. E quando lo schiavo osa alzare la voce, o perfino protestare, e finisce per abbandonarsi all’odio, allora le mille Rosarno si riscoprono ‘civili’. E invocano civiltà! Un Paese sempre più civile che pratica i respingimenti, che guarda senza pietà alcuna all’immenso cimitero d’acqua che bagna le nostre coste, che vuole cacciare i diversi, coloro che hanno una pelle di un colore diverso, che pregano un dio diverso, che hanno una legge diversa.

Questa Italia dalle mille Rosarno, oggi si difende da sé, ha voglia di chiudere con le proprie mani i conti con i disperati delle nostre periferie, con i derelitti e gli appestati del terzo millennio, con coloro che sporcano i nostri giardini, violentano le nostre donne, rubano nelle nostre case. Giustizia sommaria, rapida, veloce: qualche pullman del ministero e via gli appestati nei moderni centri di concentramento, rinchiusi per mesi in attesa di chissà che cosa. Quanti di loro alla fine mancheranno all’appello, quanti moriranno ammazzati e bruciati da qualche parte, quanti semplicemente non esisteranno più sin da ora.

La nostra Africa, la nostra coscienza sporca di gente per bene, di onesti cittadini, di riconosciuti cattolici, apostolici, romani, di bravi italiani che stuprano e ammazzano la vicina di casa, che calpestano i diritti degli altri, evadono il fisco, si drogano, si assentano dal lavoro, eleggono politici corrotti, convivono con mafia, la camorra e la ‘ndrangheta, che non vedono, non sentono, non parlano.

Bravi cittadini noi. Loro, la nostra Africa quotidiana.

FRANCO LARATTA*

*L’autore è deputato del Partito Democratico

Commenti

3 Responses to “L’intervento. Quegli immigrati? La nostra Africa di Franco Laratta

  1. Mario on gennaio 10th, 2010 11.37

    Sarà il brutto tempo di questi giorni che imperversa in Italia ma sembra che la pioggia faccia spuntare i moralisti come i funghi.
    Tante parole contro la gente di Rosarno. Tante parole contro la coscienza sporca (degli altri), contro i diritti calpestati (dagli altri), contro i politici corrotti (gli altri). Chi scrive vuole emergere e farsi notare come pulito, buono con una coscienza immacolata, onesto. Onesto certo ma dopo aver parlato di legalità ogni giorno oggi ci si dimentica quella parola, perché legalità vuol dire esattamente quello che si sta facendo ora, portare gli immigrati nei centri e (magari) rimpatriare chi la legalità non l’ha seguita. La domanda giusta alla richiesta di legalità e sui fatti di Rosarno dovrebbe essere: “perché non si è fatto fino ad ora?” e la risposta per il futuro dovrebbe essere “un maggiore rigore ad applicare la legge”. Ci si vuole riconoscere con la coscienza pulita? Ma certo tutto è permesso anche parlare male della gente di Rosarno senza mai essere vissuti lì, e parlo di viverci per un lungo periodo, di farci crescere i figli, di sentire le stesse preoccupazioni che vivono la gente di Rosarno (o la gente di periferie di molte città). Invece si ha tempo di scrivere giudizi da un tranquillo ufficio o magari durante un tranquillo pranzo non pagato all’interno di Montecitorio.
    Inoltre si cerca di prendere consensi immaginando che i respingimenti siano il problema quando in se non lo sono. Esiste il problema dei campi in Libia? E dove sono quei parlamentari che vanno all’ambasciata libica a chiederne conto? Dove sono quelle procedure contro la Libia quando risultasse vero che in quei campi i diritti umani sono calpestati?
    Nessuno si è mai sognato di impedire l’immigrazione regolare. Ma le risposte a quella irregolare date fino ad adesso sono un pugno in faccia ai regolari che con grandi sacrifici vengono qui per cercare di avere una vita migliore. Purtroppo i moralisti che ho letto in questi giorni vorrebbero continuare a dare pugni in faccia e questo non intacca la loro coscienza. Il sospetto che dietro a questo moralismo non ci sia un’etica a sorreggerla ma solo opportunismo politico.
    PS Nessun moralista se ne avrà a male del mio post perché penserà sempre che sia rivolto ad un altro.

  2. Franco Laratta on gennaio 10th, 2010 14.35

    Ovviamente, caro Mario , ha ragione. Siamo noi i moralisti, gli ipocriti, i corrotti. Per la cultura politica dominante di questo paese, chi si pone dubbi chi riflette, chi non condivide non ha titoli per parlare. Lei non sa nulla di chi io sia, di cio’ che conosca e di tutto quello che è impegno quotidiano. Le prentende di sapere, di conoscere, di giudicare.
    Io mi sono posto mille domande, con lo spirito carico di angoscia. Conosco mille casi come Rosarno. Ed ho vissuto tante tragedie. Comprese quelle dei cittadini, degli italiani.
    E proprio per questo che mi chiedo se le mille Rosarno di questo Paese non siano ” dentro” di noi, piu’ che per strada. Ed il tuo commento me lo conferma tutto!
    P.s. : ovviamente ti prego di non concludere che io non abbia capito il senso del tuo scritto. Anzi !
    Franco Laratta.

  3. Mario on gennaio 10th, 2010 15.42

    Ovviamente caro Franco
    Le confermo che non ha proprio capito il senso dello scritto. Ma non è grave succede.
    I dubbi ce li poniamo tutti e tutti riflettiamo. Quello che è diverso è solo l’approdo della riflessione. Lei ha titolo di parlare come li ho io ma non può pretendere che io ricada nel suo pensiero dominante. Io però non mi permetto di giudicare le persone (cosa che lei fa) giudico gli atti e solo nello specifico della questione.
    Un moralismo come quello da lei scritto, in cui giudica gli altri, rimane quello che è, moralismo che non richiede etica. Ma per chiarirci guardi che succede spesso che presi dalle emozioni non seguiamo l’etica che ci guida, per cui io faccio tutto meno che giudicarla negativamente (come dice lei non la conosco) giudico solo il suo post.
    Certo il mio post non avrebbe senso se lei avesse scritto all’ultimo capoverso: “la mia Africa, la mia coscienza sporca di gente per bene…”.
    Infine le racconto una cosa buffa, alla lettura del suo secondo intervento arrivato alla fine del primo capoverso (esattamente alla parola giudicare) mi sono detto “con persone così Rosarno sarà la prima di una lunga serie”, per cui lei forse ha ragione c’è piu Rosarno dentro di noi che per strada il suo secondo post mi ha detto questo.
    PS è passato dal lei al tu.

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