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Diario politico. Bersani: “Sì a riforme (ma si parta dal lavoro); no tsunami-giustizia”

gennaio 7, 2010 di Redazione 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La prima firma è Carmine Finelli. Conferenza stampa del segretario del Partito Democratico dopo giorni di silenzio («Dovrete abituarvi»): «Berlusconi dimostri di volersi occupare dei problemi del Paese e non dei suoi». Ma Cicchitto: «Bersani non ponga pregiudiziali». Che non ci sono da parte del leader Democratico per ciò che riguarda la candidatura di Emma Bonino alla presidenza della Regione Lazio, della quale abbiamo parlato ampiamente nel corso della giornata. Ma sulla corsa del centrosinistra alle Regionali tuona Antonio Di Pietro: «Il Pd ci dica cosa vuole fare. E’ un ultimatum. Anche se rivolto col cuore». Vi rendiamo conto poi di un botta e risposta a distanza tra Schifani e Beppe Grillo sulla richiesta da parte del comico al presidente del Senato affinchè velocizzi l’iter del ddl di iniziativa popolare che prevede, tra l’altro, l’ineleggibilità delle persone che hanno subito una condanna e la reintroduzione delle preferenze. Il racconto.

Nella foto, il segretario del Partito Democratico Pier Luigi Bersani

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di Carmine FINELLI

Di ritorno dalle festività la politica italiana riprende le attività. In pieno fervore. Le riforme sono il tema principale che, da quando il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è stato aggredito, sembrano aver trovare nuovo slancio. Lo confermano le parole di Pierluigi Bersani, segretario del Partito Democratico.
“Inauguriamo l’anno accorciando la distanza tra politica e paese con una discussione pubblica in Parlamento, in diretta tv, sui temi della crisi economica e sociale. Mentre tutto il mondo ne parla, noi non possiamo parlare di processo breve”. Lo afferma Bersani, in una conferenza stampa, invitando l’esecutivo a cambiare l’agenda delle riforme mettendo al primo posto quelle economiche e sociali. Berlusconi sostiene che la priorità è la riforma della giustizia, seguita da quella della scuola superiore. Ma Bersani insiste: “Così l’agenda delle riforme è sbagliata. Io non dico che una riforma di sistema della giustizia non è una priorità, ma la mia preoccupazione principale è di dare risposte al paese. In questo momento le famiglie italiane hanno il tema del lavoro dei giovani al posto numero uno. Come si fa ad aprire l’anno senza affrontare i temi che in tutto il mondo si stanno discutendo? Noi batteremo su questo, perché altrimenti deperisce il rapporto tra cittadino e politica”. Sul tavolo però c’è ancora la questione del calendario dei lavori che il Pdl potrebbe adottare per evitare ripercussioni giudiziarie su Silvio Berlusconi per quanto concerne i processi ancora aperti che lo riguardano. “Ribadisco con tutta la nettezza e forza possibile che siamo disponibili e intenzionati a una discussione immediata sulle riforme istituzionali – precisa il leader Democratico – Ci sono le condizioni da domani senza aspettare le elezioni regionali, ma se la destra invade il Parlamento con uno tsunami di iniziative per mettere a riparo il premier se ne prenda la responsabilità”.
In seguito Bersani è passato ad affrontare il caso delle candidature per le Regionali, spiegando che non c’è alcun “pressing su Enrico Letta come candidato per il Lazio perché non mi sembra ci siano le condizioni. Ho letto commenti nei quali sembra che noi siamo in balia degli eventi – aggiunge – non è vero, noi abbiamo un filo logico per dar vita ad un centrosinistra più competitivo alle prossime elezioni regionali. Ho letto di supposti imbarazzi di fronte ad ipotesi di questo tipo, ma noi abbiamo sempre messo tra le possibilità quella di appoggiare un candidato esterno al Pd” dice il numero Democratico rispondendo ad una domanda sull’eventuale sostegno all’ex ministro radicale, Emma Bonino. In ogni caso, ha fatto notare il segretario, “da soli o con un solo interlocutore prendiamo tre regioni. Io non intendo consegnare alla destra questo risultato e non sarà”.
Problemi arrivano anche dall’alleato Antonio Di Pietro: “Se Bersani non vuole leggi ad personam faccia ritirare ai suoi il reintegro dell’articolo 68 della Costituzione sull’immunità parlamentare. È vergognoso che per non dare solo al premier l’immunità la diamo a tutti. Invito l’opposizione a guardare con attenzione di quali riforme parla il premier. Al primo posto ha messo la giustizia ma non per migliorare i processi ma per l’impunità. Fare un’alleanza con l’Idv e poi ammiccare agli assassini della democrazia è inaccettabile. Non ci si può alleare solo per andare a letto il giorno prima delle elezioni”.

Schifani-Grillo. A movimentare la giornata politica, ci si mette pure Beppe Grillo. Il comico genovese vorrebbe incontrare il presidente del Senato per parlare del disegno di legge di iniziativa popolare concernente il “Parlamento Pulito” ovvero l’ineleggibilità di persone che abbiano subito condanne giudiziarie e che reintroduce il voto di preferenza nelle consultazioni elettorali. L’occasione sarebbe potuta essere la Giornata Nazionale della Bandiera. Manifestazione da svolgersi a Reggio Emilia alla quale avrebbe partecipato anche Renato Schifani. Beppe Grillo non ha voluto perdere l’occasione per organizzare una pacifica e silenziosa manifestazione di protesta. Il comico genovese e i suoi hanno partecipato alla parata, come Schifani, esponendo bandiere tricolori, copie della Costituzione e alcuni cartelli. “Io non voglio incontri personali – afferma Grillo – ma chiedo al presidente del Senato dove siano finite le 350.000 firme che hanno proposto la legge di iniziativa popolare. Schifani dovrebbe mettere in agenda la discussione di questa legge, altrimenti i 350.000 cittadini italiani che hanno firmato gliene chiederanno conto. Il presidente del Senato – racconta il comico – mi ha proposto un incontro privato per parlare della nostra proposta di legge, io gli ho risposto che ero disponibile solamente se potevo venire con una webcam, davanti alla quale lui avrebbe dovuto dire le sue intenzioni in proposito. Allora mi ha detto di no”. Questi non accettano il confronto – commenta Grillo – Schifani è scappato, anche qua è arrivato con la scorta perché ha paura. Ma io sono fiducioso di un crollo di questa generazione, questa gente è fuori dalla storia”.

Da parte sua Schifani conferma la versione di Beppe Grillo. “Io avevo dato la disponibilità a Grillo – sostiene Schifani – ma lui voleva un incontro con la webcam: è una modalità che io non ho condiviso”. Grillo avrebbe infatti voluto trasmettere in diretta web l’incontro a due, per renderlo visibile anche agli altri firmatari del disegno di legge. Schifani ha però ribadito il suo impegno perché il Parlamento dia una risposta. “Io ribadisco la mia disponibilità – dice Schifani – ad incontrare i primi firmatari dei disegni di legge di iniziativa popolare. Per quanto riguarda la legge proposta da Grillo scriverò al presidente della Commissione Affari istituzionali per sollecitare l’iter di questo disegno di legge, che è già all’ordine del giorno della Commissione. Il presidente del Senato non può portare in aula un ddl se la Commissione non ha completato il proprio iter. Avrei spiegato a Grillo che i ddl ad iniziativa popolare, non avendo una matrice politica, possono correre il rischio in Parlamento di non essere spinti dai gruppi parlamentari. Ma il dovere della politica – sottolinea Schifani – è fare in modo che il Parlamento, in un modo o in un altro, si esprima”.

Regionali. La prima giornata post-natalizia della politica italiana è scossa anche da un altro ciclone: le elezioni regionali che si terranno il 27-28 marzo 2010. Un rebus ancora da risolvere, nel quale, tra intricate alleanze e passaggi a vuoto, a rischiare un collasso è proprio il Partito Democratico. Se Pierluigi Bersani apre infatti alla candidatura di Emma Bonino nel Lazio, la classe dirigente del Pd preme affinché si esprima un candidato interno al partito. Intanto Emma Bonino resiste imperterrita. Non molla di un centimetro la coriacea radicale che non ritira la propria candidatura e lavora alacremente per legittimarla attraverso la costruzione di una alleanza che possa includere il Pd e possibilmente anche Pier Ferdinando Casini. Il quale ha già fatto sapere che se sarà la Bonino a candidarsi, il suo partito sosterrà Renata Polverini candidata per il Pdl alla guida della Regione Lazio.
Un nodo ancora lontano da sciogliersi è quello pugliese. Il mandato esplorativo concesso a Francesco Boccia dopo il rifiuto di Michele Emiliano, ha portato oggi alla presentazione di un listone dal nome rutelliano. “Alleanza per la Puglia” è il cartello elettorale presentato oggi da Francesco Boccia che dovrebbe racchiudere il Partito Democratico, l’Udc e alcuni partiti della sinistra radicale. Non “Sinistra&Libertà” il cui segretario nazionale e presidente uscente della Regione Puglia, Nichi Vendola, non ci sta a sottomettersi ad una decisione, dice, che “contravviene le regole democratiche”. Vendola lamenta il mancato ricorso alle primarie, cosa che avrebbe garantito piena legittimità al presidente uscente nei confronti di Francesco Boccia, nominato da Roma. Insomma: Lazio e Puglia si annunciano come un turning point importante per il Partito Democratico. Dalle decisioni che il partito adotterà si potrà comprendere se il cambio al vertice ha cambiato le carte in tavola, o se la debolezza intrinseca al partito è un male che ancora attanaglia gli uomini di Pierluigi Bersani.

Carmine Finelli

Commenti

One Response to “Diario politico. Bersani: “Sì a riforme (ma si parta dal lavoro); no tsunami-giustizia””

  1. Mario on gennaio 8th, 2010 10.10

    “Come funziona la giustizia? Il dato da cui partire è il giudizio sul funzionamento della macchina giudiziaria in Italia. Per il 59% degli intervistati è negativo” (fonte la Repubblica 19 giugno 2008)
    Presumendo che Bersani sappia leggere, sia sufficientemente inteligente da capire quanto letto e sia così intellettualmente onesto da mettere in cima alle proprie priorità quello che vogliono gli italiani piuttosto di quello che fa più comodo, sembra che allo stesso Bersani manchino delle informazioni per capire come disporre le priorità.

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