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E ogni settimana a teatro con il Politico.it. Oggi al Valle di Roma con Scimone e Sframeli

dicembre 30, 2009 di Redazione 

E’ l’ora della messa in scena. E’ l’ora del nostro periodico appuntamento con il teatro e con le bellissime recensioni di Federico Betta. Il nostro critico oggi ci racconta di una coppia di drammaturghi siciliani, che dal Sud del nostro Paese si sono imposti all’attenzione della critica e del pubblico internazionale prima ancora che a quella nostrana, come fin troppo spesso succede. Per chi si fosse lasciato sfuggire negli anni i lavori di Scimone e Sframeli, a Roma il Valle ne ha proposto una completa monografia, dandoci così la possibilità di recuperare il tempo perduto. Una lettura assolutamente da non perdere!

Nella foto, Spiro Scimone e Francesco Sframeli

MONOGRAFIE DI SCENA di SPIRO SCIMONE E FRANCESCO SFRAMELI

24 novembre 13 dicembre 2009
Teatro Valle di Roma
In collaborazione con ETI e Arcus
http://www.teatrovalle.it/useruploads/file/0910/giornaleweb.pdf

di Federico BETTA

Purtroppo, prima della settimana scorsa, non avevo mai avuto l’occasione di vedere il lavoro di Spiro Scimone e Francesco Sframeli. Per fortuna, però, accade talvolta di poter assistere in brevissimo tempo a una vasta rappresentazione del lavoro di artisti che si inseguono da anni.?L’incontro tra la mia ignoranza e la possibilità della conoscenza, mi è stato offerto dalla quasi completa personale realizzata nel progetto Monografie di Scena presso il Teatro Valle di Roma, in collaborazione con l’Ente Teatrale Italiano e Arcus Arte Cultura e Spettacolo.? Coppia ormai storica del teatro siciliano, da quindici anni Scimone e Sframeli producono spettacoli con un caratteristico sguardo in bilico tra la derisione più assoluta e la violenza quotidiana storpiata in tragedia.?Dal loro esordio nel 1994 con Nunzio, riscritto come sceneggiatura e realizzato in film nel 2002 col titolo Due amici, siamo arrivati a Pali, anno 2009. L’ultimo spettacolo, che si solleva letteralmente da terra, vede i due protagonisti in piedi su due pali, costruiti per sollevarsi dal “mondo di merda” che li circonda, e poter così avere uno sguardo d’insieme su quello che, con un po’ di fantasia, potrebbe diventare mare.? La parabola dei testi di Spiro Scimone, il drammaturgo della coppia, diviene evidente avendo presente la scrittura dei diversi spettacoli. La sua evoluzione nel tempo, in sintonia con messa in scena e allestimento scenografico, si è modulata verso una sempre più allegorica astrazione.?L’interno quasi ‘borghese’ de La festa (anno 1999), realizzato con la regia di Gianfelice Imparato e messo in scena nel 2007 dalla Comédie Francaise a Parigi, srotola la crudezza delle relazioni familiari in uno spaccato in bilico tra espressione estrema delle relazioni di potere e accettazione disincantata del lento fluire dei giorni. In platea si ride dei dialoghi costruiti come un meccanismo a orologeria, a un soffio dalla risata chiamata del cabaret. Ma nell’aria che proviene dal palco, fetida e intrisa della fatica di sopravvivere, ogni risata è virata nella disperazione.?Un tono, quello che Sframeli interpreta con la distorta voracità dell’urgenza, asciugato nel desolante spazio de Il cortile (2004). Un vuoto, di sedie sgangherate e scale che portano nel nulla, punteggiato dal reciproco aiuto tra due solitudini. Come il mondo fosse quello e solo quello, un cortile talmente aperto da essere chiuso su se stesso, in scena i due attori, con la regia di Valerio Binasco, si muovono come in un recinto, al quale è possibile accedere solo se si è già dentro. E, infatti, il terzo personaggio che li accompagna (Gianluca Cesale) appare sbucando e strisciando dalla carcassa di una motocicletta, cadavere che ripara chi cadavere ancora non è.?La busta, spettacolo del 2006, è una tappa essenziale di un percorso che porta lontano da un quotidiano al quale, pur con le dovute licenze autoriali, possiamo essere abituati. Prima di ergersi sopra il mondo, sui Pali, Sframeli arriva nel disadorno ufficio creato da una parete di acciaio, con una enorme busta sottobraccio. Chiede spiegazioni e viene ricevuto dal “Segretario del presidente” che lo fa accomodare su una sediolina in proscenio. In un mondo permeato dall’instabilità mentale del Brazil di Terry Gilliam, “Un signore”, con la sua busta sotto braccio, si trova gettato nel centro della violenza quotidiana. In una realtà nella quale non è concesso agire, assistiamo inermi ai soprusi di chi schiaccia la sola possibilità rimastaci, quella di essere uomini con desideri e speranze. L’entrata in scena dell’altro collaboratore della coppia, Salvatore Arena, racchiuso in uno sgabuzzino come un mostro da nascondere, squarcia il velo su uno spazio senza ragioni e sentimenti. Non c’è altra relazione che la decisione del potere che si erge a unico inquisitore e giudice. Ma che cos’è quella grande busta? Ci chiediamo noi spettatori con il Signore che l’ha portata con sé. “Se l’hai ricevuta è perché hai fatto qualcosa. Non si riceve una busta così senza aver fatto nulla.” Ecco la lapidaria soluzione all’intrigo.?La personale della coppia Scimone e Sframeli ha offerto l’opportunità di assistere ai loro lavori teatrali, al film Nunzio e a una Lectio Magistralis di Spiro Scimone. Di fronte agli studenti dell’Accademia Silvio d’Amico di Roma il drammaturgo ha dialogato sulle pratiche della costruzione di un testo teatrale, consentendo di spiare nella bottega dell’artigiano. E tra suggerimenti e osservazioni ha indicato il modo per scoprire il valore di universalità di un testo: la sua forza è data sempre e solo dagli spettatori, che riportano impressioni, sensi e controsensi che l’autore non ha mai nemmeno immaginato. ?Un’occasione senza precedenti, quella offerta al pubblico romano, che, speriamo, consenta alla coppia siciliana la possibilità di riscontrare i favori di critica e pubblico anche in Italia. Così come l’attenzione che meritano da parte di organizzatori ed esercenti teatrali. Come già succede da tempo all’estero.

FEDERICO BETTA

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