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Diario Politico: A dieci anni dalla morte di Craxi è ancora polemica. Di Pietro: “lo si ricordi per quello che è stato: un corrotto e un latitante”

dicembre 29, 2009 di Redazione 

La nota politica quotidiana de ilPolitico.it anche stasera vi racconta un’intensa giornata fra polemiche e riconciliazioni. Nell’edizione di stasera troverete infatti il rinnovarsi del dibattito sullo scomparso premier socialista Bettino Craxi. A dieci anni dalla morte del leader del garofano si continua a discutere: statista o latitante? Per il leader dell’Idv non vi sono attenuanti, “va ricordato per quello che è stato: un politico, un presidente del Consiglio, un corrotto, un condannato, un latitante”. Repentina la replica del Pdl, che compatta difende il compianto segretario Psi. A seguire l’iniziativa del sindaco Moratti: “inaugurerò una strada o un parco in memoria di Craxi”. Ed infine l’ultimo capitolo del caso pugliese interno al Pd: saranno primarie in Puglia? Ci racconta tutto, Ginevra Baffigo.

Nella foto, Bettino Craxi

di Ginevra BAFFIGO

Sta per concludersi questo 2009, ma le polemiche non accennano a placarsi neppure in queste ore di festa. Una delle pagine più controverse della nostra storia recente torna così quest’oggi a rianimare l’arena politica italiana che, malgrado il congedo natalizio, in un attimo si incendia sulla memoria di Craxi.
E’ bastato infatti solo pronunciare il nome dell’ex premier socialista per scatenare delle nuove, o rinnovate, discussioni. “Mi auguro – dichiara Antonio Di Pietro a Cnr Media – che il presidente della Repubblica, se parteciperà a un ricordo su Craxi, lo ricordi per quello che è stato: un politico, un presidente del Consiglio, un corrotto, un condannato, un latitante. Altrimenti non racconterebbe la verità nemmeno lui”. Il leader dell’Idv guarda infatti con preoccupazione al decennale della morte di Bettino Craxi, che si celebrerà il prossimo 19 gennaio, giorno per il quale è previsto in Quirinale un convegno organizzato dai membri della Fondazione Craxi.
Dagli uffici del Colle arriva prontamente la precisazione: la partecipazione del capo dello Stato al convegno non è ancora stata decisa. Di Pietro però non perde tempo e a chi volesse riabilitare l’esponente del garofano fa sapere: “Io credo che ci sia una distorsione della realtà, attraverso tentativi di riabilitazione di una persona condannata per corruzione e illecito finanziamento ai partiti, responsabile di tanti debiti nelle casse dello Stato nella prima repubblica. Anche oggi continua a essere scambiato per una persona in esilio, in realtà era latitante”.
La reazione alle parole di Di Pietro è compatta: Il Pdl è su tutte le furie. “Con i suoi insulti a Craxi, estesi a Berlusconi, e con le sue minacce ed intimidazioni al presidente della Repubblica Napolitano – afferma il capogruppo alla Camera, Fabrizio Ciccchitto – Di Pietro conferma che purtroppo esiste nel nostro sistema politico e mediatico un grumo di inciviltà, di odio, di rozzezza del quale l’ex pm ed il suo partito sono la punta dell’iceberg. Di Pietro è il portavoce di un network che ha capacità di fuoco che non può essere sottovalutata”. Il ministro della Cultura Sandro Bondi si limita ad una chiosa sintetica: le parole dell’ex magistrato sono “volgari e senza precedenti”.

Iniziativa milanese. Dopo Alemanno anche la Moratti decide di dedicare alla memoria dell’ex leader del Garofano un angolo della propria città. Non è ancora stato deciso se gli verrà dedicata una strada o un parco. In compenso è bastata la sola proposta a rianimare un dibattito antico. Il leader dell’Idv non perde infatti l’occasione per ribadire la propria contrarietà in merito all’iniziativa del sindaco Moratti.

Iniziativa che non trova il solo sdegno del leader dell’Idv, ma presto a condannare la proposta del primo cittadino milanese si leva la voce di un altro ex capo del pool Mani Pulite di Milano, Francesco Saverio Borrelli: “Trovo indecoroso, offensivo intitolare una via, una piazza o qualunque cosa ad un personaggio che è morto da latitante”.

Il caso Pd in Puglia. Segue anche in questo martedì il contenzioso pugliese interno al Pd. “A questo punto le primarie le chiedo io a Vendola, sono io che chiedo a Vendola di andare alle primarie e glielo chiedo serenamente senza acredine”. Così, il sindaco di Bari Michele Emiliano, possibile candidato alla presidenza della regione Puglia, dopo giorni di tensioni culminate nel rinvio dell’assemblea dei delegati del Pd pugliese ieri sera, propone di andare alle primarie alle quali si era già dichiarato disponibile il presidente uscente Nichi Vendola. Il centrosinistra è diviso più che mai in queste ore ed Emiliano prova a placare gli animi: “non c’è più bisogno delle truppe, andiamo a votare, perché in questa maniera riconciliamo il nostro popolo, gli restituiamo un luogo dove finalmente esprimersi”. D’altra parte Emiliano ha chiesto al presidente della Regione di sostenere in consiglio regionale, il 19 gennaio prossimo, la leggina che gli consentirebbe eventualmente di presentarsi senza doversi necessariamente dimettere da sindaco come l’attuale normativa impone.
Il leader di Sinistra e Libertà non si perde in troppe parole: “Credo che se Emiliano e il Pd scelgono la strada delle primarie abbiamo l’occasione di tornare a fare politica normalmente, mettendo al centro la contesa delle idee, dei programmi, ragionando della Puglia e non ragionando del ceto politico. Ovviamente non ci sono subordinate possibili soprattutto se esse presuppongono una invadenza da parte del Governo regionale in materia che è tipica prerogativa del Consiglio regionale”.

Ma appena firmata la tregua, si è aperto un nuovo fronte di divisione. Nichi Vendola vorrebbe avviare la consultazione il 17 gennaio, ma repentino ed inaspettato giunge il rifiuto di Emiliano, che invece mette sul tavolo un’altra data: il 24 gennaio. «In tal modo – afferma il presidente del Pd e sindaco di Bari – sarà possibile consentire al Consiglio regionale di approvare il 19 gennaio l’emendamento sull’ineleggibilità sostituendola con la incompatibilità e preparare la macchina organizzativa della consultazione». Un passaggio questo irrinunciabile per Emiliano, poiché altrimenti non potrebbe candidarsi alla presidenza della Regione senza rinunciare prima alla carica che attualmente ricopre nella città di Bari. «Se Vendola proprio ci tiene – aggiunge Emiliano a tal proposito -, vuol dire che faremo le primarie. Ma a patto che venga sottoscritto un documento politico nel quale tutti i consiglieri regionali che fanno riferimento al governatore, si impegnano a votare la norma che cancella la ineleggibilità sostituendola con la incompatibilità». Non tarda la risposta di Vendola: «Facciamo le primarie il 17 gennaio – propone invece il governatore – prima della seduta del Consiglio regionale, convocata per il 19, che dovrebbe esaminare l’emendamento con il quale potrebbe essere cassata dalla legge elettorale regionale la ineleggibilità dei sindaci».
Il segretario regionale del Pd, Sergio Blasi, intanto annuncia che domani sarà riunito il comitato tecnico organizzatore delle primarie per stabilire la data. «E’ una soluzione che ho sempre prospettato – chiarisce Blasi – e che non ho messo in campo perché non c’era la disponibilità di entrambi candidati».

Non ci resta dunque che attendere il pronunciamento di domani.

GINEVRA BAFFIGO

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