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Ogni settimana al cinema con il Politico.it. Torna Ang Lee con Motel Woodstock

dicembre 29, 2009 di Redazione 

Il giornale della politica italiana questa settimana vi porta a vedere l’ultima fatica del grande regista taiwanese. Ancora una volta l’occhio attento di Ang Lee si sofferma sul vivace, quanto complesso, rapporto tra modernità e tradizione. Sebbene in questo caso si tratti di una tradizione piuttosto recente: è l’agosto del ’69, siamo a Woodstock e si stanno preparando i tre giorni di pace e di musica. Tratto da un autobiografia, il film si caratterizza per l’originalità del punto di vista con cui si racconta l’evento che non solo cambiò la storia del costume, ma stravolse quella di una grigia cittadina e dei suoi abitanti. Una splendida recensione firmata dal nostro talentuoso critico cinematografico, Fabrizio Ulivieri. Da non perdere!

Nella foto, una scena del film

di Fabrizio ULIVIERI

Immaginate che un’enorme astronave arrivi dallo spazio e un milione di alieni invada una pacifica cittadina della Brianza, che effetto produrrebbe sui pacifici abitanti di quella pacifica cittadina?
Uno sconvolgimento totale della loro vita i n i m m a g i n a b i l e!
Questo deve appunto essere stato il concerto di Woodstock per gli abitanti di quel luogo, vedersi invadere la propria cittadina da un milione (più o meno) di hippies e per tre giorni vivere in un altro mondo: vivere nel centro dell’universo!
Il film parla appunto di questo: degli alieni hippies che per tre giorni invasero una conservativa cittadina della provincia.
Il film è tratto dal libro Taking Woodstock: A True Story of a Riot, Concert, and a Life di Elliot Tiber e racconta come Elliot diventi in poco tempo uno degli organizzatori del Festival di Woodstock, l’evento rock che segnò la storia della musica e del costume alla fine degli anni 60.
Elliot sulle ali della propria ingenuità riesce a dilazionare la restituzione dei soldi del mutuo alla banca che sta per mangiarsi il piccolo motel gestito dal padre e dalla madre e a diventare un organizzatore del festival trovando nel suo paese il luogo adatto e le licenze necessarie per dar vita all’evento.
Il film parte lento ma poi acquista ritmo non appena la macchina organizzativa del concerto arriva e l’evento prende forma e lentamente parte l’invasione del milione di alieni.
Tutto cambia nella vita di Elliot e dei suoi genitori. Elliot scopre la propria omosessualità, scopre il mondo della marijuana e dei trip con gli acidi. I genitori si trasformano; da misantropi che erano ritrovano il gusto di vivere e il rispetto degli altri. Tutto si snatura in quel luogo. E’ il trionfo della libertà. Del corpo. Sono i corpi che parlano degli ideali di quei giorni non le parole. E’ la musica che aggrega ma sono i corpi i veri protagonisti di quell’evento. Il vero centro del mondo è l’ammasso di questo milione di corpi di giovani alieni che si spingono entropicamente verso l’ombelico dell’evento: il palco, che da lontano, come una sirena, fa sentire il suo richiamo e guida il mondo al centro del Sé.
La vita grigia di Woodstock fatta di uomini mediocri, acquista colore, scopre la gioia e la fantasia e soprattutto vive dei colori e della fantasia e della fratellanza che i giovani alieni trascinano verso l’altare del Sé.
Woodstock diviene il fulcro dell’armonia di un universo effimero che tre giorni dopo si dissolverà e si lascerà dietro montagne di rifiuti e sconcerto negli animi di chi rimane.
Ma dov’ è di nuovo diretta la grande astronave che era atterrata a Woodstock? Seguirà il flusso della musica. Ci sono altri concerti, c’è altro movimento, c’è ancora una storia lunga da scoprire prima che finisca.
Ci sono i Rolling Stones ad Altamont, molti sono già diretti là. Un altro centro del mondo con le sue gioie e le sue sciagure sta per iniziare.

Vedendo il film una riflessione sopra tutte le altre si fa evidente. Qui è come nel calcio. I grandi campioni fanno la differenza. Qui è il regista, Ang Lee, che fa la differenza. Tocchi da genio. Maestria e tecnica fanno di una storia difficile da trasporre filmicamente, un’opera di ottimo livello qualitativo.

FABRIZIO ULIVIERI

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