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Diario politico. Da premier lettera al Papa: “Valori cristiani”. Ma Di Pietro: “Diavolo”

dicembre 23, 2009 di Redazione 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La firma, oggi, è di Ginevra Baffigo. Ultimi scampoli di politica italiana prima della pausa natalizia. Corrispondenza (a senso unico) tra la nostra politica e la Chiesa. Oltre a Berlusconi che scrive a Benedetto XVI, c’è da registrare la “lettera” del leader Idv a Gesù bambino, al quale Di Pietro sembra rivolgersi parlando in realtà al Pd: «Come si fa a dialogare con il lupo cattivo?», altra metafora che rafforza quella di Belzebù (quello vero). Al di là di questa (più o meno folkloristica) parentesi epistolare, le api della politica italiana (o, meglio, della maggioranza) ronzano tutte (fuori stagione) attorno al miele del (possibile?) dialogo. Ma sembra tra sordi: dal centrodestra la disponibilità a fare le riforme partendo però dalla giustizia (e Bersani, ieri a Porta a porta, sospetta che si dica giustizia per dire Berlusconi e leggi ad personam), dal centrosinistra la disponibilità a fare le riforme ma ragionando «astrattamente del sistema», dice (sempre) il segretario Democratico, e non di un caso particolare. Il presidente del Consiglio spera che ci pensi la moral suasion di Napolitano (nella vignetta di theHand con cui chiudiamo questa settimana pre-natalizia) a convincere i riformisti di Bersani. Ecco il (bel) racconto di Baffigo. Gli aggiornamenti del giornale della politica italiana riprenderanno nel week-end dopo Natale. Auguri di cuore a tutti voi, cari lettori. Buone festività dal vostro giornale.

Nella vignetta di Maurizio Di Bona, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano

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di Ginevra BAFFIGO

Silvio Berlusconi scrive a Benedetto XVI: “Posso confermare che i valori cristiani testimoniati dal Pontefice sono sempre presenti nell’azione del governo da me presieduto, che adotterà tutte le misure necessarie per garantire la serenità e la pace sociale”. La lettera di auguri al Papa, inviata al cardinale Tarcisio Bertone, offre al presidente del Consiglio l’occasione per ringraziare il Santo Padre per la “vicinanza” mostrata all’indomani dell’aggressione in piazza Duomo, e per le parole, scrive ancora il premier, che “mi sono state di grande conforto”. Il Cavaliere insiste sull’episodio di domenica scorsa: “Il Natale è un momento importante di riflessione per tutti gli uomini di buona volontà. Il messaggio di pace e di fraternità di Cristo, che dovrebbe regnare tra gli uomini, purtroppo viene dimenticato quando alla forza delle idee si risponde con la violenza verbale o financo fisica”. “La speciale attenzione che il santo padre rivolge all’Italia” scrive ancora Berlusconi, “è testimoniata dalla sollecitudine dimostrata in occasione del tragico terremoto dell’Aquila, quando nel corso della sua visita, dopo aver affermato la sua vicinanza alle popolazioni colpite ha detto: ‘Vorrei abbracciarvi a uno a uno’”.
Ratzinger non ha ancora risposto e dalle stanze pontificie trapela solo un commento diplomatico: “Gli auguri fanno sempre piacere”. Se sulla corrispondenza, quindi, siamo costretti a sospendere l’analisi, sin d’ora sappiamo che il Pontefice parlerà dell’Italia, come di consueto, il giorno di Natale dalla loggia centrale di San Pietro, durante la benedizione “Urbi et orbi”.

Riforme. “Napolitano è l’unico che può convincerli a restare al tavolo delle riforme. Ma deve essere lui il garante dell’intero processo”. Il presidente del Consiglio studia un modo per forzare il fortino dell’opposizione. “Le riforme io le voglio fare – dice il Cavaliere – naturalmente compresa quella della giustizia. Ma sia chiaro che a gestire il percorso sarò io, sono io che ho ricevuto dagli elettori il mandato per fare le riforme e nessuno mi può scavalcare”. Esplicito qui, il riferimento alla terza carica dello Stato, con la quale un vero e proprio chiarimento non c’è ancora stato. Al contrario, Berlusconi fa sapere che “a gennaio Gianni Letta sarà nominato vicepremier” e “sarà lui a trattare con l’opposizione per conto mio”.
Quanto a Bersani, il premier è convinto che di lui “ci si possa fidare”, così come di D’Alema. Il segretario Pd, invece, rinsalda ancora una volta i paletti: “La maggioranza ritiri le leggi ad personam con cui si appresta a occupare il Parlamento e si può iniziare a discutere”.
Non si esclude che alla ripresa del dialogo faccia seguito il recupero della bozza Violante. “Non c’è bisogno di nessuna Costituente o Bicamerale”, spiega il premier, “e non è nemmeno detto che si debba partire dalla vecchia bozza Violante”.
“Siamo pronti al dialogo con l’opposizione – dice il sottosegretario Bonaiuti – Se la sinistra è pronta stavolta. Se sono rose fioriranno…”. Frattini: «Il problema è un po’ dentro la casa del Pd. Ho visto questa reazione negativa di Franceschini, che dice che non bisogna fare le riforme e la reprimenda contro i dalemiani. Spero che Bersani riesca a convincere e che la linea del partito sia quella delle riforme. Noi ci stiamo, credo che sia il momento e, probabilmente, sono più le cose che in sostanza ci uniscono, che non quelle che ci dividono, se guardiamo ai punti della bozza Violante». Quella bozza «l’avevamo più o meno condivisa tutti – prosegue il ministro – Ora bisogna un pochino rafforzare il capitolo giustizia, che era un po’ sfumato, mentre oggi deve essere rafforzato. Per il resto ci siamo. Spero che Bersani riesca a prendere tutti i riluttanti nel suo partito e a dire: sediamoci attorno al tavolo e facciamo le riforme». Al contrario, da Palazzo Madama Renato Schifani vede il bicchiere mezzo pieno: “Ce la faremo. Noi chiudiamo questo anno in un clima diverso rispetto a quello di qualche settimana orsono”. Il presidente del Senato spera di trovare sotto l’albero «una politica meno chiassosa, meno litigiosa, più rispettosa delle idee altrui, una politica dell’ascolto. Una politica della sensibilità ad ascoltare chi non la pensa come te e vederlo non come un nemico da abbattere ma soltanto come un avversario». Per Schifani «la bellezza del bipolarismo è questa, è la logica dell’alternanza. La maggioranza deve sapere che domani può essere opposizione, l’opposizione deve lavorare per diventare maggioranza, ma questo si può realizzare soltanto se si spiegano agli italiani le proprie idee, i propri progetti, non litigando. Litigando non si fa bene al Paese e non si spiega agli italiani quello che si vuol fare e si rimane quindi chiusi in un fortino».
Il Pd in compenso non si sbilancia. “Sulle riforme occorre lavorare con determinazione – è il ragionamento di Violante – senza però tenere troppo alte le aspettative perché quando le vele sono troppo gonfie poi si possono sgonfiare rapidamente”. Chiude il titolare del Viminale, Roberto Maroni: “Mi auguro che le aperture di Bersani, confermate anche oggi da Violante, non inciucesche ma per un confronto in Parlamento su cose concrete, siano la strada giusta”.

La lettera di Di Pietro. “Nel nostro Paese c’è ‘un diavolo’ al governo che pensa di usare le istituzioni solo per farsi gli affari suoi”. Questo dunque l’incipit della “lettera a Gesù Bambino” con cui Antonio Di Pietro prende congedo dai suoi lettori. Il premier viene chiamato in causa, pur senza che il nome venga esplicitamente immortalato nero su bianco. Ma il riferimento è chiaro: è lui il ‘diavolo’ che “vuole addirittura cambiare la Costituzione perché nella Carta non è previsto che lui non può essere processato”, dato che “non vuole essere processato”. “Però lui questo lo chiama dialogo – scrive ancora Di Pietro – E, come tu sai, caro Gesù Bambino, capita spesso che qualcuno abbocchi e dica: ‘Vabbe’ andiamo a dialogare. Te lo immagini? Ricordi la storia di cappuccetto rosso? Avrebbe mai potuto dialogare con il lupo cattivo?”. Una citazione assolutamente disincantata, che colpisce dritto il bersaglio: il Pd. Ben altre sono le intenzioni dell’ex magistrato: “Ecco la preghiera che ti faccio, caro Gesù Bambino: l’anno prossimo mettici in condizione di liberarci politicamente, attraverso l’esercizio democratico del voto, di questo diavolo al governo”.
La replica del Pdl viene ancora una volta rivolta al Pd. Il sottosegretario Paolo Bonaiuti: “Anche questa ci è toccata: Di Pietro che fa le prediche contro il diavolo, ovvero Berlusconi. Ma come fa la sinistra riformista a tenersi un alleato del genere?”.

Ginevra Baffigo

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