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Diario. Napolitano: “Camere, compresso ruolo”. Bersani: “No leggi ad personam”

dicembre 22, 2009 di Redazione 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La prima firma è Carmine Finelli. Il presidente della Repubblica: «Mentre il governo ha svolto un’intensa attività legislativa, limitata anche la qualità dell’esercizio delle funzioni del Parlamento». E poi: «Riforme condivise, serve un nuovo clima». La risposta (indiretta) del segretario Democratico: «Disponibili al confronto». Il racconto.

Nella foto, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano

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di Carmine FINELLI

Giornata molto ricca quella di ieri. Il presidente della Repbblica torna a parlare del clima infuocato che pervade la politica italiana e prova a richiamare gli attori principali all’ordine.
Napolitano rilancia il suo appello ad una “larga condivisione delle riforme”. Auspica un “ripensamento dopo l’aggressione al premier”. Evidenzia la mancanza di un “clima propizio tra maggioranza e opposizione” ribadendo la necessità di un maggior “rispetto delle istituzioni”. Durante il tradizionale scambio di auguri con le alte magistrature dello Stato, fa il punto sulla particolare situazione politica nel nostro Paese. In seguito alle tensioni degli ultimi tempi, il presidente della Repubblica invita a “guardare con ragionevolezza allo svolgimento di questa legislatura ancora nella fase iniziale. Non si paventino – aggiunge il capo dello Stato – complotti che la Costituzione e le sue regole rendono impraticabili contro un governo che goda della fiducia della maggioranza in Parlamento”. Napolitano continua il suo intervento, augurandosi che le forze politiche si ravvedano. “Ci incontriamo a breve distanza di tempo dalla brutale aggressione al presidente del Consiglio, al quale rinnovo i sensi della mia solidarietà personale e istituzionale e fervidi auguri di pronto ristabilimento – dice Napolitano – È stato un fatto assai grave, di abnorme inconsulta violenza, che ha costituito motivo non solo di profondo turbamento ma anche di possibile (ne abbiamo visto i primi segni) ripensamento collettivo”. Il presidente della Repubblica continua a battere il tasto delle riforme. “Quella della più larga condivisione – sostiene – è la strada maestra per realizzarle, ed è una strada percorribile. Anche se purtroppo, ancora non si vede un clima propizio nella nostra vita pubblica, una consapevolezza comune a maggioranza e opposizione in Parlamento: che dovrebbe abbracciare egualmente l’aspetto del funzionamento e della riforma delle istituzioni. L’Italia – continua Napolitano – non è, come talvolta si scrive, un paese diviso su tutto. Mi sono talvolta riferito a diverse espressioni di una società più ricca di valori e più coesa dell’immagine che ne dà la politica con le sue lacerazioni. Ma non è diviso su tutto – conclude – nemmeno il mondo della politica e delle istituzioni, nonostante una conflittualità che va ben oltre il tasso fisiologico proprio delle democrazie mature.
Napolitano sottolinea come nell’ultimo anno sia stato “compresso l’esercizio del ruolo del Parlamento, mentre il governo ha esercitato intensamente i suoi poteri. È un fatto innegabile che nel 2008-2009 il governo ha esercitato intensamente i suoi poteri, non ha trovato alcun impedimento, a nessun livello, a decidere e attuare tutti i provvedimenti che ha giudicato opportuni per reagire alla crisi finanziaria ed economica. È stato invece compresso l’esercizio del ruolo del Parlamento: ruolo che si esplica non solo con la libertà di discutere, ma con la libertà di pronunciarsi attraverso il voto sulle disposizioni di legge sottoposte al suo esame e sulle relative proposte di modifica. Ed è stata nello stesso tempo gravemente condizionata e colpita la qualità della produzione legislativa”.
Il presidente della Repubblica interviene poi sul tema giustizia: il suo funzionamento, sostiene, è “motivo di grave insoddisfazione e preoccupazione sul piano istituzionale”. L’inquilino del Quirinale chiede di “affrontare i problemi nella loro oggettività: problemi che incidono sulla durata e su tutti gli aspetti del giusto processo, definiti dall’articolo 111 della Costituzione”. Secondo il capo dello Stato “occorre da questo punto di vista intervenire su norme, procedure, strutture organizzative, disponibilità di risorse, ma anche su equilibri istituzionali come quelli riassumibili nel rapporto tra politica e giustizia”.
Infine, Napolitano difende il ruolo della Corte Costituzionale: “Ritengo che ogni visione costituzionale debba sancire il rispetto dei limiti da parte di ciascun potere nei confronti dell’altro, equilibri tra i poteri, pesi e contrappesi come si usa dire, e garanzie costituzionali, in concreto quel controllo di legittimità costituzionale delle leggi affidato in Italia come dovunque a una istituzione indipendente, al cui giudizio è rimessa, la si condivida oppure no, la valutazione conclusiva”. E’ questo, per Napolitano, “un tratto essenziale della moderna democrazia costituzionale e un presupposto di quella leale cooperazione tra le istituzioni cui ho sempre fatto e continuo a fare appello, rivolgendomi a tutte e a ciascuna senza eccezioni”.

La risposta di Bersani. Una prima adesione a Napolitano arriva da Pier Luigi Bersani, che dice sì al confronto sulle riforme, ma ribadisce il suo fermo no alle leggi ad personam e agli inciuci. Bersani chiarisce la linea del Partito democratico nei rapporti con il governo. Dopo il dibattito scatenato dall’intervista di Massimo D’Alema al Corriere della Sera nella quale l’ex premier aveva affermato che alcuni compromessi possono essere utili al Paese, il segretario del Pd parla di “sensibilità diverse che portano a variazioni sul tema, ma la linea – afferma – è questa che ho detto io”. E cioè: “La parola dialogo non mi piace e tanto meno mi piace inciucio, ovviamente. Preferisco parole come confronto, accordo, disaccordo, nella trasparenza e nella chiarezza”. Antonio Di Pietro, però, non si smentisce e boccia l’ipotesi di Bersani. “Non è questione di fidarsi o meno – risponde Bersani – così non si va da nessuna parte. L’unica nostra chance è la chiarezza: se già Nilde Iotti parlava di riforme istituzionali nel ’79 significa che chi ha «a cuore la democrazia deve combattere con gli strumenti che ci sono: il Parlamento e il referendum”.
Bersani, poi, si rivolge alla maggioranza e al governo per una assunzione di responsabilità: “A Natale è giusto che giri un po’ di zucchero, ma poi viene la Befana e se il Parlamento fosse invaso da leggi ad personam sarebbe obiettivamente difficile discutere. Questa è un’assunzione di responsabilità che governo e maggioranza devono prendersi, sapendo che noi siamo contro le leggi fatte per una persona sola”. Sulla possibilità di un vertice con Berlusconi, Bersani è cauto. “Non c’è bisogno di alcun vertice per parlare di riforme perché la sede naturale per parlarne è il Parlamento. Noi siamo pronti a guardare con civiltà ad un confronto, ma siamo anche fermi nelle nostre idee. Non c’è bisogno di diplomazie particolari, facciamo le cose alla luce del sole. C’è troppo ‘sospettismo’ in giro. Sospettismo che deriva dalle riforme mai avviate, da processi mai conclusi”.
Bersani conclude promuovendo anche l’ipotesi D’Alema al Copasir al posto di Rutelli: “Conta innanzitutto il curriculum” spiega il segretario del Pd, sostenendo che da questo punto di vista l’ex premier ha le carte in regola.
Sull’altro versante, è singolare la scelta del presidente Berlusconi per gli auguri di Natale ai letori de “Il Giornale”. “Che possiate realizzare tutti i progetti, tutti i sogni che portate nella vostra mente e nei vostri cuori. Per voi e per tutti i vostri cari”, è il messaggio audio del premier pubblicato sul sito del quotidiano diretto da Vittorio Feltri. Berlusconi “ha voluto far sentire la sua voce con un messaggio di vicinanza ai lettori in occasione delle feste natalizie” spiega la redazione in una nota. Ai lettori del quotidiano, ma anche “a tutti gli italiani che amano la libertà e che voglio restare liberi, il premier offre poi una sorta di idea-regalo particolare: “Per Natale regalatevi e regalate ai vostri amici una tessera del Pdl. Una proposta che ha un ben preciso significato politico: “Ci darete più forza per continuare a resistere e a lavorare per il bene di tutti” spiega il premier. E conclude: “Auguri”.

Pene per la violenza (verbale). Il senatore Raffaele Lauro (Pdl) presenta un ddl in materia di istigazione alla violenza. Chi istiga a commettere delitti contro la vita e l’incolumità delle persone o ne fa apologia, sarà punito con la reclusione da tre a dodici anni. Se il fatto è commesso avvalendosi di comunicazione telefonica o telematica (internet e social network), la pena è aumentata. “L’aggressione a Berlusconi ha evidenziato la necessità di intervenire sul fenomeno diffuso, caratterizzato da esortazioni alla violenza e all’aggressione mediante discorsi, scritti e interventi che, in virtù delle moderne tecnologie informatiche, riescono ad acquisire una rilevanza mediatica significativa” spiega Lauro. Inoltre, secono il senatore, “è diffusa, anche tra i minorenni, l’abitudine a utilizzare gli strumenti informatici per ledere la dignità delle persone con diffamazione, ricatti e ingiurie a sfondo sessuale o razzista. Il legislatore non può più attendere”.
Lauro rende anche noto che “insieme con il disegno di legge ho presentato una mozione parlamentare, già sottoscritta da più di 50 senatori di maggioranza e opposizione, per discutere al Senato di cultura informatica e degli effetti perversi derivanti dall’uso patologico del cellulare da parte di giovani e giovanissimi, e delle conseguenze nei rapporti genitori-figli e sulle istituzioni scolastiche”.

Carmine Finelli

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