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L’intervento. Dialogo, a D’Alema dico: stai sbagliando di M. Donadi

dicembre 21, 2009 di Redazione 

Il capogruppo dell’Italia dei Valori alla Camera sceglie il giornale della politica italiana per rispondere all’apertura del dirigente Democratico al centrodestra sulle riforme e sul nodo-giustizia e Berlusconi. Per Donadi la democrazia italiana è «sotto ricatto», e la mossa di D’Alema equivarrebbe a «pagare il riscatto». La politica italiana è solo sul suo giornale. Assolutamente da non perdere. Sentiamo.

Nella foto, l’onorevole Massimo Donadi

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di MASSIMO DONADI*

Le istituzioni e la democrazia sono sotto ricatto. A dimostrarlo è il tam-tam di dichiarazioni che arriva dal mondo politico di destra e di sinistra e che apre al dialogo sulle riforme con il Cavaliere. E la scena si ripete. Ma come al solito niente di nuovo si vede sotto il sole.

La pistola carica è rappresentata dalla legge sul processo breve che manderebbe a gamba all’aria la giustizia penale italiana e lascerebbe impuniti il 50 per cento di reati commessi. In gioco c’è la qualità della nostra democrazia. Per questo pagare il riscatto come vorrebbe fare D’Alema è inaccettabile. Oltretutto pensare allo scambio non solo è sbagliato, ma per il centrosinistra è pura follia e masochismo, viste le riforme che ha in mente di fare il centrodestra.

In una lettera al Giornale il coordinatore del Pdl, Denis Verdini, ha spiegato che occorre “cambiare la Costituzione ormai arcaica”, “riformare la Corte Costituzionale perché è un organo squilibrato formato da giudici di sinistra”, “eleggere direttamente il premier” e arrivare a un quadro politico che porti al “bipartitismo”, riscrivere il sistema giudiziario italiano perché non sia più il dominus della vita politica e degli equilibri istituzionali”.

In realtà nessuno parla della prima riforma della quale il paese ha bisogno. Bisognerebbe infatti partire dalla radice, ovvero, cambiare le regole che sorreggono il nostro sistema dell’informazione e della comunicazione televisiva. Oggi non si può prescindere da questo, soprattutto in una società come la nostra, nella quale l’informazione condiziona pesantemente l’opinione pubblica.

Mi riferisco a due cose. La prima, che dovrebbe valere per tutti i mezzi di informazione, è l’assoluta incompatibilità tra la proprietà e/o il controllo di mezzi di informazione e l’attività politica. La seconda, valida solo per le televisioni, è il divieto assoluto e inderogabile ai mezzi di informazione di sostegno privilegiato a una formazione politica o a una coalizione.

Solo così la nostra democrazia, da anni condizionata dalle intricate vicende giudiziarie e dal conflitto di interessi del premier, potrà essere libera. Solo così si potrà impedire che qualcuno metta sotto ricatto ancora la nostra democrazia.

MASSIMO DONADI

*Capogruppo alla Camera dell’Italia dei Valori

Commenti

2 Responses to “L’intervento. Dialogo, a D’Alema dico: stai sbagliando di M. Donadi

  1. VINCENZO on dicembre 21st, 2009 18.58

    Ormai è diventato normale fare una legge “ad personam”, eppure a scuola ci fanno studiare che le leggi devono essere generali ed astratte. Ma che razza di democrazia stiamo diventando?

  2. Mario on dicembre 22nd, 2009 09.08

    Quando uno parla di condizionamento mediatico dovrebbe fare degli esempi pratici e dirci almeno alcune persone che siano state realmente condizionate dal sistema informativo. In questo caso Donadi mi sembra si sia fatto condizionare dalle notizie di Annozero e Repubblica altrimenti sicuramente avrebbe detto qualcosa di diverso e avrebbe lasciato il suo ruolo all’interno dell’Italia dei Valori.
    In realtà come dimostrato, ad esempio da grandi eventi mediatici sanitari, la gente sa scegliere benissimo da sola nonostante la confusione delle notizie. Non ha messo Berlusconi in minoranza due volte negli ultimi 15 anni? Sicuramente si può dissentire nel merito delle riforme della giustizia che il centrodestra vuole presentare, ma dire che è prioritaria la riforma del sistema di informazione politica (che dovrebbe servire agli eletti) rispetto a quello della giustizia (che sicuramente serve agli elettori) fa sorgere dubbi su quanto egli tenga in considerazione la gente.

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