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Ora l’Iran si prepara ad attaccare Israele E stringe un’alleanza di ferro con la Siria

dicembre 16, 2009 di Redazione 

La Repubblica islamica dispone ora di un missile che può percorrere i 2000 chilometri che separano i confini iraniani da Tel Aviv. Se Israele si muoverà militarmente contro Teheran – l’obiettivo è la distruzione degli impianti atomici - Ahmadinejad è pronto a rispondere anche con il supporto di Assad, con il quale ha appena stipulato un patto di mutua difesa da “nemici e sfide comuni”. Tutto questo mentre il regime iraniano si dispone a cancellare ogni forma di opposizione interna. Ci racconta tutto, come sempre, la nostra Désirée Rosadi.

Nella foto, il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad

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di Désirée ROSADI

2000 chilometri è la distanza che separa l’Iran dal territorio dello Stato d’Israele, tanto quanto può percorrere il nuovo missile a lungo raggio Sejil 2 testato ieri dall’esercito iraniano, più potente del temuto Shahab 3, collaudato pochi mesi fa. L’inquietante notizia è stata divulgata oggi dalla tv satellitare iraniana. È proprio il caso di dire che adesso Ahmadinejad ha tutte le armi in regola per realizzare il suo sogno, quello di distruggere Israele. Tel Aviv è pronta all’attacco militare, finalizzato prima di tutto alla distruzione degli impianti atomici iraniani, e se questo accadrà “l’Iran risponderà bombardando i siti nucleari dei sionisti”, come è stato annunciato nelle scorse ore dal ministro della Difesa Wahidi.

L’ultima da Teheran non fa accrescere la tensione di metà pianeta. Fino a poche ore fa la preoccupazione imminente riguardava il nucleare, e quello che probabilmente sarà l’ultimo avvertimento dell’UE e della comunità internazionale ad Ahmadinejad. Fallito il negoziato 5+1, le dichiarazioni di apertura di altri siti per l’arricchimento dell’uranio che provengono da Teheran sono state interpretate dall’UE come un messaggio di sfida. A riportare il clima di apprensione è il ministro degli Esteri italiano Franco Frattini, che la settimana scorsa ha partecipato al Consiglio degli Esteri di Bruxelles: “Invitiamo l’Iran a rendersi conto forse per l’ultima volta”, avverte il capo della diplomazia italiana, “che promettere o minacciare l’apertura di dieci ulteriori siti per arricchire l’uranio è un messaggio provocatorio per l’Ue e per la comunità internazionale”. Forse è proprio questa la reazione voluta ed ostinatamente cercata dal presidente iraniano e dal suo ministro della difesa, Wahidi. In ogni caso, non si tratta del semplice capriccio di uno squilibrato: il fallimento diplomatico, si sa, prelude al ricorso alla forza, e né Israele né gli Stati Uniti hanno escluso questa possibilità.

Che l’esperimento diplomatico del 5+1 sia stato un buco nell’acqua lo si vede anche dalla nuova politica estera dei Paesi che confinano con l’Iran. È il caso della Siria, oggetto di una notevole opera diplomatica di avvicinamento ad Europa e Usa. Anche l’atteggiamento moderato dimostrato da Assad lasciava intravedere uno spiraglio di luce, eppure Damasco si è riavvicinata inesorabilmente a Teheran, con il quale condivide la reputazione di Stato-canaglia. Nei giorni scorsi, infatti, i ministri della Difesa siriano, il generale Ali Mohammad Habib Mahmud, e iraniano, generale Ahmad Wahidi, hanno firmato un accordo di mutua difesa militare contro “nemici e sfide comuni”. Il riferimento è chiaro, Israele. Ma l’aspetto inquietante riguarda il potenziale militare che Assad può tirare fuori dal suo cappello magico, ossia le milizie di Hezbollah, che non hanno mai smesso di lavorare con i fratelli iraniani. Gli scenari che si aprono annullerebbero in un batter d’occhio tutti gli sforzi e le prove di dialogo intraprese da Paesi mediorientali moderati, Unione Europea e dalla nuova politica estera di Obama.

L’inquietante strategia di Ahmadinejad non prevede soltanto la distruzione di Israele, ma anche l’eliminazione di ogni opposizione interna al Paese. Arresti su arresti, siti internet oscurati e dura repressione dei dimostranti in piazza. Ma il colpo finale lo sta assestando proprio in queste ore, e a documentare gli eventi è la voce di Mahmud Ahmadinejad: “I nemici della nazione iraniana sono frustrati e vogliono vendicarsi insultando i principi sacri del paese”, dice riferendosi ai video diffusi sul web in cui si vedono alcuni uomini che bruciano l’immagine dell’ayatollah Khomeini. Semplicemente nemici, addirittura “ex fratelli” per Khamenei; due modi diversi, ma nello stesso tempo simili per annientare le forse riformiste e lo spirito democratico dei giovani iraniani. Così, il regime ha deciso di sfruttare la piazza, come fanno i suoi oppositori, e ha organizzato per venerdì una manifestazione di protesta contro “l’insulto” al padre della Repubblica islamica, Khomeini. Oggi sono stati arrestati i manifestanti che hanno compiuto l’atto criminoso, e Abbas Jafari Dolatabadai, capo della procura di Teheran, ha tenuto a precisare che “non ci sarà pietà per chi ha insultato il padre della rivoluzione”. Dolatabadai ha avuto un pensiero anche per il leader riformista Moussavi, avvertendolo che “se qualcuno crede di non poter esser chiamato dalla magistratura solo perchè ha qualche sostenitore”, ha precisato, “si sbaglia”. Alle sue parole fanno eco quelle di Khamenei, che invita il sistema giudiziario a “compiere il suo dovere”, e che “l’opposizione verrà eliminata agli occhi della nazione”. Una minaccia che si sta concretizzando giorno dopo giorno, e che potrebbe scatenare scenari di guerra, oltre i confini nazionali. Proprio come avrebbe voluto il padre della rivoluzione islamica.

Désirée Rosadi

Commenti

One Response to “Ora l’Iran si prepara ad attaccare Israele E stringe un’alleanza di ferro con la Siria”

  1. Mario on dicembre 16th, 2009 22.46

    Non era più facile intervenire prima?

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