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DIARIO. Premier: ‘L’amore vince sull’odio’ Per oggi alla Camera trionfa ancora l’odio

dicembre 15, 2009 di Redazione 

Il giornale della politica italiana, i nostri lettori lo sanno bene, è il giornale del dialogo. Inteso come forma alta di ascolto reciproco e, quindi, di conseguente disponibilità a capirsi e, magari, a fare un tratto di strada insieme, nelle differenze, per il bene del Paese. Nella realtà, mentre il premier spargeva dalla home del sito del Pdl parole d’amore nei confronti della sua metà del Paese, in aula Cicchitto e Di Pietro si lanciavano parole come pietre nel segno dell’odio (politico). Rafforzando, se possibile, la divisione già profonda tra gli italiani. Questo è il racconto di una giornata di alta tensione nella politica italiana, culminata nello scontro (politico) tra Fini e Tremonti sulla fiducia alla Finanziaria, e cominciata con lo scontro (verbale) tra il capogruppo Pdl e il resto del mondo, tra cui il leader dell’Italia dei Valori. Un racconto perfetto, da leggere tutto d’un fiato, assolutamente da non perdere. Solo sul giornale della politica italiana. La firma, stasera, è di Ginevra Baffigo.

Sopra, il messaggio del presidente del Consiglio apparso sul sito del Popolo della Libertà; sotto, la tensione alla Camera dopo le «parole incendiarie» (la definizione è di Gianfranco Fini) di Cicchitto

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di GINEVRA BAFFIGO

Si conclude un intenso martedì per la politica italiana. La tensione che si respira nell’aria non sembra scemare e gli scontri fra le parti si fanno violenti con il passare dei giorni.
Procedendo con ordine, la preoccupazione per lo stato di salute del premier muove il mondo della politica tutto. Nell’arco della giornata sono infatti seguite nuove visite al settimo piano del San Raffaele ed i protagonisti della politica italiana hanno omaggiato, personalmente, i migliori auguri di pronta guarigione al premier convalescente. Bersani e Casini per l’opposizione, ma anche i colleghi internazionali più vicini a Berlusconi si affrettano al telefono. Vladimir Putin parla di “comportamento da uomo vero”, mentre il leader libico Gheddafi stigmatizza l’episodio di domenica: “un’aggressione deplorevole”.
Ma l’attenzione viene presto polarizzata da Berlusconi stesso, che nel primo pomeriggio delega al sito del Pdl il compito di diffondere le sue prime parole dopo l’aggressione subita domenica in piazza Duomo: «Grazie di cuore ai tantissimi che mi hanno mandato messaggi di vicinanza e di affetto. Ripeto a tutti di stare sereni e sicuri. L’amore vince sempre sull’invidia e sull’odio». Un vocabolario intimo, quasi familiare che, ancora una volta, Berlusconi presta alla politica. Ma prima delle considerazioni puramente politiche, o meramente semantiche, il dato stringente resta anzitutto lo stato di salute del Cavaliere.
Il bollettino medico è migliore del precedente e promette un rapido recupero. Domani, presumibilmente a mezzogiorno, Silvio Berlusconi verrà dimesso dal San Raffaele «con la raccomandazione di astenersi da impegnative attività pubbliche per almeno due settimane – spiega il suo medico personale – Le condizioni cliniche non destano preoccupazioni. Permangono i problemi legati alla sintomatologia dolorosa dovuta agli esiti del trauma subito, e in particolare alla riacutizzazione della cervicalgia che nei mesi precedenti aveva afflitto il presidente in più di una circostanza». Dal punto di vista psicologico, prosegue il primario, «l’umore è preoccupante perché è sempre piuttosto abbacchiato ma dà segni di ripresa. Ha una coda di profonda amarezza per quanto è capitato e per alcune cose successive».

Finanziaria. Malgrado il delicato momento, i toni del dibattere politico sono ben lungi dall’attenuarsi. Il giornale della politica italiana vi ha proposto una dettagliata cronaca della mattinata che si è consumata nelle aule di Montecitorio. Ma i riflettori restano puntati sulla terza carica dello Stato anche in queste ore.
Il governo infatti non intende retrocedere ed ha posto con forza la questione di fiducia sulla manovra Finanziaria. E’ di nuovo scontro tra Fini e l’esecutivo, e l’oggetto ancora una volta è l’interdizione sostanziale del Parlamento dalle sue funzioni legislative.
Il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Elio Vito, dà ufficialmente la notizia in Aula e specifica che la fiducia “è sull’articolo 2 del testo approvato in commissione”. In precedenza i deputati avevano approvato l’articolo 1. Ma gli emendamenti da votare oggi erano complessivamente 64, di cui 55 delle opposizioni, e gli interventi contingentati, ricorda lo stesso Fini, avrebbero consentito di approvare la legge, anche senza fiducia, nei tempi previsti e compatibili con l’esame del Senato.
Per il cofondatore del Pdl la scelta di porre la fiducia risulta dunque “costituzionalmente legittima e rientra nelle prerogative dell’esecutivo”; non può, però, ha aggiunto Fini, che “essere considerata come una decisione attinente esclusivamente a ragioni di carattere politico, rientranti non già nel rapporto tra governo e opposizioni ma unicamente all’interno del rapporto tra la maggioranza e il governo ed è la ragione per la quale la presidenza della Camera considera deprecabile la decisione” della maggioranza “perché di fatto impedisce all’aula di pronunciarsi sugli emendamenti”.
Alle parole di Fini si sostituiscono rapidamente gli applausi, non solo dell’opposizione. Applausi ma anche tante critiche, che giungono a seduta sciolta. Primo fra tutti Roberto Calderoli: “Dalla presidenza della Camera ci si attende l’applicazione dei regolamenti, non certo valutazioni sul fatto se sia deprecabile o meno una richiesta di fiducia, la cui valutazione di merito spetta all’esecutivo”. Segue Sandro Bondi, ministro e coordindatore nazionale del Pdl: “La decisione e la valutazione espressa” da Gianfranco Fini “sono destinate a non aiutare l’apertura di un clima politico nuovo di cui l’Italia ha bisogno, anzi rischiano di rinfocolare immediatamente le polemiche”. In una nota Cicchitto e Cota motivano la scelta dell’esecutivo: “Il confronto di merito è avvenuto in Commissione, con un iter intenso e proficuo. La scelta della fiducia è un segnale politico di conferma della forte condivisione da parte del governo e della maggioranza sul merito del testo licenziato dalla Commissione Bilancio”. Parole queste che si affretta a sottoscrivere il responsabile della legge: Tremonti infatti le condivide “pienamente”.
Ma le proprie remore Fini non le rivolge solo all’Aula. Al telefono ribadisce la propria posizione anche al premier, non solo sulla manovra Tremonti, ma anche sui toni della maggioranza, facendo particolare riferimento alle “parole incendiarie” dell’onorevole Cicchitto, pronunciate durante il dibattito sull’aggressione di piazza Duomo.

Il caso Tartaglia. Prima che Montecitorio si consumasse l’aspro diverbio sulla manovra finanziaria fiduciata di cui sopra si è detto, è con il caso Tartaglia che il clima si fa decisamente teso. Maroni ha infatti letto l’informativa sull’agguato domenicale, confermando la premeditazione dell’aggressione al premier: «Dice di aver agito per rabbia, ma la premeditazione del suo gesto risulta provata». Maroni ribadisce il corretto comportamento delle forze dell’ordine e sottolinea che «i dispositivi attuati hanno consentito di sventare una violenta contestazione al presidente del Consiglio proprio sotto il palco». La responsabilità della sicurezza e della protezione istituzionale del premier, spiega ancora il titolare del Viminale, «compete direttamente all’Aisi», il servizio segreto civile, dal quale arriva anche la conferma di possibili tentativi di emulazione del gesto. «È auspicabile – quindi sostiene il ministro – che le misure sulla sicurezza delle alte cariche dello Stato non costituiscano motivo di polemica politica».
Ma non appena Di Pietro prende la parola a muovere polemica è la stessa maggioranza. Non il tempo di iniziare l’intervento che i deputati del Pdl abbandonano l’aula. Di Pietro chiedeva di rispondere all’onorevole Cicchitto, che poco prima aveva usato questi termini: «La mano di chi ha aggredito Berlusconi è stata armata da una spietata campagna di odio: ognuno si assuma la propria responsabilità». Il riferimento subito esplicitato è ricondotto ad «un network composto dal gruppo editoriale Repubblica-L’Espresso, dal mattinale delle procure Il Fatto, da quel terrorista mediatico di nome Travaglio, da alcuni pm che vanno in tv a parlarne, da un partito, Italia dei Valori e dal suo leader Di Pietro, da qualche settore giustizialista, onorevole Bersani, del suo partito». Chiamato in causa Di Pietro non tenta neppura di attenuare i toni: «Non ci faremo intimidire. Noi non facciamo opposizione in odio a Berlusconi ma per amore del nostro Paese. Da quindici anni ci battiamo contro provvedimenti che offendono le coscienze. Questo crea odio, questo arma la mano istigata da problemi di una maggioranza e un governo che piegano il Parlamento a proprio uso». Il leader dell’IdV segue esprimendo la «solidarietà totale mia e del partito alle persone condannate a morte da Cicchitto perché questo è il primo passo per la criminalizzazione che egli fa in ossequio all’invito di Napolitano ad abbassare i toni». I «condannati a morte» sarebbero per Di Pietro «Travaglio, Santoro, magistrati come Spataro e Ingroia, giornalisti dell’Espresso e anche l’Idv, noi che abbiamo la sola colpa di non voler essere zittiti».

Bersani a Cicchitto. Concluso l’intervento di Di Pietro, prende la parola anche il segretario Pd: «I discorsi sul famoso clima nell’immediatezza di questi fatti sono scivolosi. Il rischio è che qualcuno si vesta da pompiere per fare l’incendiario, e che cominci un gioco di criminalizzazione tra noi, che va oltre il segno». Bersani non condividendo le affermazioni di Cicchitto, chiede piuttosto al governo di dare delle risposte: «Pensiamo di andare avanti tutta la legislatura con 26 voti di fiducia all’anno? Parlo di qualcosa ce non c’entra con questi fatti, ma che riguarda un processo democratico che dobbiamo garantire. Credo che oggi dovremmo fermarci qui e chiedere al ministro dell’Interno una risposta più convincente su che cosa non vada nei sistemi di sicurezza e di tutela del presidente del Consiglio: ci sono stati altri episodi che hanno riguardato anche le residenze del premier. Vogliamo essere sicuri che sia ben tutelato».

Maroni e i social network. Altrettanto netta la posizione dell’esecutivo sulla regolamentazione dei social network. Già in mattinata sono stati chiusi i gruppi Facebook pro e contra Massimo Tartaglia. Il ministro Maroni a Montecitorio attacca con forza l’«asprezza dei toni assunta dalla dialettica politica»: «La crescente campagna contro la persona del premier, che in molti casi travalica le regole del confronto democratico – spiega il ministro dell’Interno – finisce per provocare una spirale emulativa». Di qui, l’annuncio di una prossima iniziativa legislativa: «La creazione di gruppi su Internet che inneggiano all’aggressore del premier costituiscono una vera e propria istigazione a delinquere. Stiamo valutando l’oscuramento, con soluzioni che intendo sottoporre al prossimo Consiglio dei ministri».
La replica dell’opposizione non tarda però a sopraggiungere. Pier Ferdinando Casini torna così a condannare l’ipotesi di censura del web: «La solidarietà (al premier, ndr) è doverosa, ma diciamo no alle strumentalizzazioni o alle intimidazioni che rischiano di alimentare nuove campagne di odio. Sarebbe sbagliatissimo e ancora più sbagliata sarebbe la censura sui giornali». «Occorre – spiega Casini – isolare i violenti senza se e senza ma e – conclude – doppiopesismi e ambiguità non sono consentiti. Occorre riprendere a lavorare con sobrietà».
Non del tutto vane perciò le parole del capo dello Stato che, dopo l’invito ad abbassare i toni, lanciato ieri, è tornato a parlare di “una società italiana, più forte e coesa della politica, segnata da un così esasperato conflitto”. Giorgio Napolitano auspica modifiche “condivise” alla seconda parte della Costituzione così da “adeguarne indirizzi e istituti ai cambiamenti della società”.

GINEVRA BAFFIGO

Commenti

One Response to “DIARIO. Premier: ‘L’amore vince sull’odio’ Per oggi alla Camera trionfa ancora l’odio”

  1. Mariella G. on dicembre 16th, 2009 20.04

    Che noia questa politca, sinceramente non se ne può più di questi continui frastagliamenti e battibecchi all’interno degli stessi schieramenti, finchè si tratta di lotte fra i partiti ok, è normale, ma qui non fanno altro che polemizzarsi tutti l’un l’altro come vecchie suocere e a noi, all’ordine del giorno, toccano solo le loro chiacchiere, perdendo di vista magari i problemi più concreti che affliggono il nostro Paese. Ormai per sentir parlare di Finanziaria e disegni di legge devo andare a sfogliare i giornali dal parrucchiere!!

    Sarà un banalissimo sfogo il mio, ma mi è venuto spontaneo leggendo questo pezzo:

    “Ma è la nuova tirata d’orecchi del presidente della Camera alla maggioranza a scatenare nuove tensioni. E pensare che la visita al San Raffaele era stata letta come un segnale importante di riavvicinamento tra lui e il premier. In realtà è sul piano politico che le distanze restano tali e quali. E il no di Fini alla fiducia sulla manovra appare come una censura politica nei confronti dell’esecutivo.”

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