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L’editoriale. Ma dopo domenica Berlusconi è più forte A. Torchiaro

dicembre 15, 2009 di Redazione 

L’aggressione di piazza Duomo avrà, ed ha già avuto delle conse- guenze per la politica italiana. Le critiche di Fini alla decisione della maggioranza di porre la fiducia sulla Finanziaria sembrano avere riportato le cose a prima di domenica pomeriggio, ma domani il premier uscirà dall’ospedale e il centrodestra potrà passare politicamente all’incasso. Se Berlusconi aveva perso qualche voto nelle ultime settimane, è probabile che con l’incidente di domenica lo abbia riguadagnato. E il fronte “anti-monarchico” formato da Pd, Idv e Udc annunciato alla vigilia del comizio milanese del Cavaliere può scricchiolare sotto il peso dell’estremismo delle posizioni di Di Pietro. Il volto di Red e grande firma del giornale della politica italiana ricostruisce lo scenario nel quale la nostra politica ripartirà domani con il ritorno del presidente del Consiglio sulla scena.

Nella foto, Aldo Torchiaro

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di ALDO TORCHIARO

Più volte la follia ha giocato la sua partita a scacchi con la storia. L’attentato di Sarajevo contro Francesco Ferdinando, erede al trono di Austria-Ungheria, scintilla che fece esplodere la prima guerra mondiale, non è stato che il gesto di un pazzo. Fu un folle solitario a sparare a Martin Luther King. Quattro presidenti americani rimasero uccisi durante il loro mandato, nei quattro casi i killer vennero giudicati insani di mente. Quando Antonio Pallante attentò alla vita di Togliatti, di lui si disse la medesima cosa. Ed è di questi giorni la notizia che John Hinckley, l’uomo che nel 1981 sparò a Reagan, viene reinserito nella società. Salvo in quanto psicolabile. Nessuna mossa di questa galleria di presunti folli ed autentiche follie, va detto, è rimasta senza conseguenze. Anche per quella storia che, giocandovi a scacchi, si è vista talvolta rovesciare la scacchiera in terra. Nel teatro della politica italiana siamo ad uno di quei momenti. Silvio Berlusconi, che negli ultimi mesi aveva perso quattro punti percentuali, li ha recuperati in cinque minuti. Grondante sangue, ha rialzato il capo e riaffermato, con un gesto, il perché di una leadership così forte. Eppure ha 73 anni, diversi acciacchi pregressi e il brutto colpo di piazza Duomo lascerà segni difficili da cancellare. In questo crocevia della storia, transitata chissà perché per le mani di uno psicopatico che passava di là, si incontrano amici e nemici, senza soluzione di continuità. Fini deve riconsiderare la sua presa di distanze e almeno per un po’, stringersi a corte. La lunga visita compiuta ieri al San Raffaele testimonia il serrare i ranghi. Il Pd, sempre frammentato, si divide tra Bersani che condanna molto duramente mentre va in visita a Berlusconi e Rosy Bindi che parla di un istigatore d’odio punito dai suoi stessi eccessi. Di Pietro, evocato quale mandante morale della mano armata, vedrà rafforzare l’Idv al prezzo di rimanere vittima di una nuova conventio ad excludendum. Questo suggerisce un’ipotesi di scenario difficile, per il “fronte unico contro la monarchia” di cui aveva parlato, solo tre giorni fa, Casini. Le intenzioni di voto per Pdl e Lega crescono, mentre le sorprese annunciate da qualcuno sembrano già svanite. E se il premier non dovesse riprendersi pienamente, si potrebbe andare al voto, non osteggiabile né da Fini né da Formigoni, fermi in panchina. Sarebbe la volta di Giulio Tremonti, senza se e senza ma.

ALDO TORCHIARO

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