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L’editoriale. Dico a Maroni: no alla censura di internet di G. Lerner

dicembre 15, 2009 di Redazione 

In questa legislatura sono stati molti i tentativi, più o meno abortiti o fermati, di mettere mano alla libertà in rete. L’episodio dell’aggressione al presidente del Consiglio ha posto al centro della riflessione pubblica della politica italiana il tema del “clima” d’odio che, in un senso o nell’altro, in un modo o nell’altro, si starebbe respirando nella nostra politica. E, dall’altro lato, come si sa Facebook si è scatenata – ancora una volta in un senso e nell’altro: anche nell’esprimere sostegno, però, a Massimo Tartaglia – in reazioni di ogni tipo rispetto alla vicenda di piazza Duomo. In questa situazione è stato facile, per il ministro dell’Interno, riproporre la questione dei controlli sulla rete. Ed è di oggi l’annuncio che giovedì verrà portato in Consiglio dei ministri un pacchetto di norme per intervenire sui siti che incitano alla violenza e anche sulle manifestazioni di piazza. Un “programma” subiro stigmatizzato anche da Pier Ferdinando Casini: «No a norme illiberali». Il giornale della politica italiana dice la sua in questo breve editoriale del conduttore de “L’Infedele”.

Nella foto, Gad Lerner

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di GAD LERNER

Non dimentico di avere io stesso denunciato un redattore di “Radio Padania Libera” per avere additato nella sua furia razzista me e i rom come nemici da disprezzare e impaurire, oltretutto da una tribuna di partito. A gennaio riprenderà il processo, dopo che il Pm ha già ottenuto il rinvio a giudizio dell’imputato. Figuriamoci dunque se mi opporrei a perseguire secondo la legge chi inneggia alla violenza subita da Berlusconi su Facebook o altrove. Ma da qui a proporre l’oscuramento dei siti internet considerati estremisti (ieri un giovane del Pdl inseriva nell’elenco pure il blog di Antonio Di Pietro) ce ne corre. Il consiglio dei ministri rischia di compiere un abuso liberticida varando provvedimenti speciali contro la libertà di espressione sulla rete. Basta e avanza il codice penale. Altrimenti, applicando la stessa assurda conseguenza logica, dovrei pretendere la chiusura della radio da cui si è incitato all’odio razziale? Chi stabilisce quali sono i “siti dell’Odio” e quali invece no?

GAD LERNER

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