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Berlusconi, il sangue ostentato. L’Italia si divide (…) Confronto Rondolino-Guzzanti

dicembre 14, 2009 di Redazione 

Guardate questa immagine: il presidente del Consiglio, dopo avere incassato il colpo, essersi reso conto di non avere, probabilmente, nulla di grave, sale sul predellino (che ritorna) della sua auto in piazza Duomo mostrando a tutti il volto ferito e insanguinato. Gesto eroico, volto a rassicurare e a placare gli animi, o strumentalizzazione in chiave mediatica? La condanna del gesto di Tartaglia, il ripudio di ogni violenza, la solidarietà al premier: il giornale della politica italiana trova persino sorprendente, che in un Paese civile alle soglie del 2010 qualcuno debba ancora essere costretto a spiegare che la violenza è fuori gioco, inaccettabile. Ma proprio la naturale estraneità al fenomeno – che ci ha portato a stupirci persino della rincorsa, all’opposto, alla condanna anche tra i più comuni cittadini, che consideriamo scontata e implicita; ma che, alla luce di altre reazioni, appunto, evidentemente non fa male ribadire - ci consente, oggi, di analizzare i risvolti mediatici del dopo-aggressione. A chi è giovato cosa (politicamente) nella vicenda di piazza Duomo? Se lo sono chiesti tutti. E tutti hanno giocato la loro partita. Giornali e televisioni vicini al premier sottolineano che la famiglia dell’aggressore «ha sempre votato Pd». Sostenitori di sinistra accusano il premier di averere inscenato tutto. E il sangue ostentato, simbolo della vicenda e punto di confine tra le due visioni. Scendono sul ring per noi su questo giornale Fabrizio Rondolino e Paolo Guzzanti, ovviamente dalle posizioni contrapposte. Sotto. Buona lettura.

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