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Il commento. L’asse Fini-Casini è destinato a fallire di C. Finelli

dicembre 13, 2009 di Redazione 

di Carmine FINELLI

Il lungo processo di logoramento interno al Popolo della Libertà, inaugurato da Gianfranco Fini, potrebbe avere delle ripercussioni inaspettate sulla durata in carica del governo Berlusconi. Il presidente della Camera ha in mente un Popolo della Libertà diverso. Aperto a posizioni progressiste, lontane dalla destra europea alla quale Fini sostiene di ispirarsi, e che non si caratterizzi, appunto, a destra. Lo ha ricordato la terza carica dello stato nel suo discorso al congresso di Alleanza Nazionale che ha decretato lo scioglimento del partito nel Popolo della Libertà. D’altro canto, l’ex leader di An non è uno stupido. Ha perfettamente percepito che il futuro della politica è post-ideologico e disancorato da vecchi schemi clientelari, i quali hanno caratterizzato la Prima Repubblica.
Pur tuttavia essendo conscio dell’innovazione che la nascita del Popolo della Libertà e del Partito Democratico hanno determinato, la sua insoddisfazione riguardo lo stato del patito potrebbe spingerlo verso mosse azzardate, favorite da qualche strizzatina d’occhio di Pierferdinando Casini. Un tempo i due erano ritenuti gli eredi naturali di Berlusconi. Oggi le cose non sono affatto cambiate. Entrambe sanno che il Presidente del Consiglio non è eterno ed hanno iniziato una battaglia silenziosa per fiaccare l’avversario. In che senso, se non questo, vanno interpretate le ultime dichiarazioni di Pierferdinando Casini? La costituzione di una forza antiBerlusconi che spazi dalla sinistra estrema a Fini non può che essere considerata come l’estremo tentativo di velocizzare i tempi di una uscita di scena che, secondo loro, tarda ad arrivare. Di per sé il tentativo sarebbe molto più ambizioso: ricostruire un partito centrista come la Democrazia Cristiana. Un grande polo moderato che dia un poderoso colpo di spugna al bipolarismo nel quale Casini e l’Udc non si riconoscono e che riunisca al suo interno tutte le posizioni moderate, epresse negli ultimi tempi anche da Fini.
Una diversa interpretazioni delle considerazioni di Casini è smentita dal particolare momento che il sistema politico italiano attraversa. Una lunghissima fase di transizione verso un bipolarismo tutt’oggi ancora acerbo anche a causa di una legge elettorale mal fatta e di una forma di governo ormai obsoleta. Una fase di transizione che solo nelle elezioni del 2008 ha compiuto un importante passo avanti con la nascita del Partito Democratico, prima, e del Popolo della Libertà, poi. Due partiti unici per le due aree del confronto. E questo sembrano averlo capito anche gli elettori. Se infatti si analizzano i dati delle elezioni politiche del 2008 e delle elezioni europee del 2009, la percentuale di voti ottenuti dai due schieramenti (Pdl e Pd) supera di gran lunga il 70%. Se si aggiungono la Lega Nord da un lato e l’Italia dei Valori dall’altro le percentuali superano l’80%, sfiorando addirittura il novanta. Tutto questo può indicare due cose: la bipolarizzazione del sistema corrisponde ad una semplificazione apprezzata dagli elettori; la costituzione di una forza esterna ai rapporti di forze bipolari sarebbe severamente punita dagli stessi. E’ già successo con la sinistra estrema e potrebbe succedere anche con Casini. Inoltre, c’è da considerare un altro aspetto importante. Il progetto di Casini potrebbe tradursi, così per come è stato pensato, in una riproposizione dell’Unione prodiana. L’esperienza è tropo fresca perché i detrattori del governo e del berlusconismo (Fini e Casini compresi) non la ricordano.
E’quindi chiaro da queste brevi considerazioni quale sia il fulcro della proposta del leader dell’Udc: cacciare Berlusconi divenendo il principale ispiratore di una formazione politica alternativa che gli garantirebbe una leadership più forte dell’attuale. Un tentativo estremo per tenere in piedi un partito, l’Udc che non si schioda dal 6% e che perde terreno rispetto alla Lega ed all’Italia dei Valori. Un rilancio in alta quota al quale potrebbe succedere un tonfo clamoroso.

Carmine Finelli

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