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E’ il nuovo centrosinistra. Casini: “Fronte anti-Berlusconi”. Bersani: ‘Un’alternativa’

dicembre 13, 2009 di Redazione 

Il cantiere è aperto. Dopo i prodromi di Trento, dove Pd e Udc vincono insieme le provinciali, il leader centrista apre per la prima volta anche a livello nazionale e dice di essere pronto ad una alleanza «repubblicana di tutti i democratici contro la deriva monarchica» del Cavaliere in caso di elezioni anticipate. Una soluzione d’emergenza, dunque, ma la disponibilità dei centristi, che si sono sempre dichiarati «alternativi alla sinistra», insieme al paziente lavoro di cucitura di D’Alema, lasciano intravedere la prospettiva di una vera e propria alleanza di governo. Il segretario Democratico, che con il leader Maximo ci lavora sin dalla sua discesa in campo per la leadership, lo spera. Il servizio di Ginevra Baffigo.

Nella foto, Pier Ferdinando Casini e Massimo D’Alema, grande fautore di questa prospettiva di alleanza

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di Ginevra BAFFIGO

L’Unione di Centro sembra concludere i suoi giorni da single. Dopo un lunghissimo corteggiamento bipartisan ha finalmente scelto, almeno a questo giro, di far “coppia fissa” con il centrosinistra.
La conferma viene data da Pier Ferdinando Casini, che già nei giorni scorsi aveva indicato l’esigenza di far un fronte unico anti-Cavaliere: «Innanzitutto dico che uno schieramento repubblicano dovrebbe interpellare le coscienze di tanti parlamentari del Pdl, che non credo possano accettare una deriva di questo tipo – spiegava Casini sulle colonne della Stampa – Aggiungo che una divisione del Paese così lacerante sarebbe perniciosa e mi auguro che Berlusconi non segua questa strada. Ma un caso del genere richiederebbe una risposta inedita rispetto a quelle che si sono prefigurate fino ad oggi».
«Se Berlusconi pensa di trasformare la democrazia italiana in una monarchia, attaccando Napolitano e la Consulta, avrà risposte dure, nette, univoche e ci saranno sorprese», conclude il centrista.
Con queste parole ieri si è innescata una radicale trasformazione della fisionomia politica italiana.
Il leader dell’Udc in risposta alle ultime dichiarazioni del premier lancia infatti un messaggio adamantino: se il presidente del Consiglio scegliesse di tornare alle urne prima della scadenza del mandato dovrà fronteggiare un compatto schieramento dell’opposizione in difesa della democrazia. Gianfranco Fini sarà della partita? Sibillina la risposta di Casini: “Mi auguro che questa partita non si giochi e che Berlusconi risolva i problemi del Paese. Ma se pensa di utilizzare la questione giudiziaria per trasformare la democrazia in una monarchia, avrà delle sorprese”.
Il presidente della Camera da Stoccolma schiva con altrettanta eleganza concedendosi piuttosto una stoccata al premier: «Credo che sia giusto, quando si rappresenta l’Italia all’estero o comunque in un consesso internazionale, astenersi da qualsiasi commento che riguarda la politica italiana». Italo Bocchino, delfino di Fini, ammette invece che «Casini pone questioni serie» ma che «non c’è all’orizzonte l’ipotesi di un governo alternativo a quello voluto dagli elettori né avrebbe senso il ricorso al voto anticipato, essendoci una maggioranza ampia che ha un programma elettorale da rispettare».

Le reazioni del centrosinistra. La presa di posizione di Pier Ferdinando Casini è piaciuta a Pierluigi Bersani, e molto. «Le parole di Casini sono una conferma importante» sottolinea il segretario del Pd ai giornalisti accorsi a Fiorenzuola d’Arda, una delle milleduecento piazze «per metterci all’altezza dei problemi degli italiani, compresi quelli italiani che hanno votato Berlusconi». «Ho sempre pensato – continua Bersani – che sul tema del rafforzamento del sistema parlamentare contro la deriva populista a cui vuol portarci Berlusconi c’è la possibilità di uno schieramento molto ampio che può diventare via via una alternativa positiva di governo. Credo che le parole di Casini abbiano un significato molto serio». È possibile un’alleanza?, chiedono a gran voce dalla platea: «Altroché, può esistere sì. Io ho lanciato una proposta di convergenza di lavoro comune sui tempi della democrazia e sulla crisi economica a tutte le forze che oggi sono all’opposizione in Parlamento e mi interessa anche con le forze che sono fuori trovare degli elementi di dialogo e convergenza. Perché il grande campo dell’opposizione del centrosinistra è potenzialmente molto forte ma anche molto disgregato. E lì bisogna lavorarci sul serio». Chiamato però a rispondere sulle eventuali elezioni anticipate, premessa della dichiarazione di Casini, e sull’eventuale Predellino-2 che potrebbe aver luogo oggi in piazza Duomo, il neosegretario risponde: «Non vorrei fare pronostici, ci basta il Berlusconi di venerdì». Sulla stessa linea Dario Franceschini: «Se Silvio Berlusconi giocherà la carta dello “strappo” per andare a nuove elezioni, saremo di fronte a una emergenza democratica, e organizzeremo una specie di nuovo Comitato di Liberazione Nazionale per difendere la Costituzione e la democrazia». «Bisogna distinguere – chiarisce il capogruppo del Pd alla Camera – tra una situazione normale in cui si va alle urne con alleanze coese che si confrontano per la guida del Paese; altra cosa è trovarsi di fronte a una emergenza democratica. Per questo condivido l’analisi fatta da Pier Ferdinando Casini: se ci fosse uno strappo di Berlusconi e il tentativo di utilizzare l’arma delle elezioni anticipate per alterare le regole istituzionali, questo Paese dovrebbe rispondere come in una situazione di emergenza, mettendo in campo tutte le forze possibili per difendere la costituzione e la democrazia e mettere in piedi una specie di nuovo Comitato di Liberazione Nazionale».
Entusiasmo per il fronte repubblicano lo manifesta anche il neonato partito rutelliano, che ieri all’auditorium Paganini di Parma ha fatto il suo sobrio debutto nella società politica italiana. Il leader dell’Api auspica “un nuovo polo; che nel giro di alcuni anni diventi la prima forza politica italiana, mettendo insieme tutte quelle forze, a cominciare dall’Udc di Pier Ferdinando Casini, che condividono le nostre idee e i nostri valori”.

Le reazioni del centrodestra. Decisamente scettico il ministro Claudio Scajola, che smentisce anzitutto l’ipotesi di un repentino ritorno alle urne: “Un governo solido che va avanti, che ha la maggioranza degli italiani e vuole premiare chi ha progetti concreti con possibilità di attuazione, un governo dove ci sono insieme non ammucchiate, ma programmi coerenti”. “Ammucchiate” è il termine che ritorna anche nelle parole del ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli: “Le elezioni anticipate sarebbero un errore e un danno gravissimo per il Paese che prova ad uscire dalla crisi. Nessuno le vuole, ma non si possono accettare ricatti, neppure da chi per sbarazzarsi di Berlusconi propone improbabili ammucchiate tenute insieme solo dall’odio, e che sono state già sconfitte dagli elettori”. La Russa minimizza: “Per noi sarebbe una pacchia. Da una parte ci sarebbe chi ha a cuore l’interesse del Paese, dall’altra un’ammucchiata, con un antiberlusconismo peggiorato rispetto a quello di Prodi”. Una soluzione, ricorda il coordinatore del Pdl, che portò “alla scomparsa di Prodi e a quella della sinistra radicale dal Parlamento, con gravi danni al Paese in un momento in cui l’economia andava benissimo”. Il presidente dei deputati del Pdl Fabrizio Cicchitto riprende un’eco lontana: “La nostra linea è quella di lavorare per il termine naturale della legislatura rilanciando l’economia, realizzando una grande riforma istituzionale e della giustizia e respingendo quell’uso politico della giustizia che è la vera causa dell’acutizzazione dello scontro politico”.
Più sofferte le parole di Giovanardi, il cui passato di fondatore dell’Udc rende ancor più amara la svolta di Casini: “Con l’appello al Pd e ad Antonio di Pietro, Casini ha portato a termine il totale tradimento dell’atto costitutivo dell’Udc nel centrodestra, confermato nell’ultimo congresso celebrato nel 2007″.

Ginevra Baffigo

Commenti

3 Responses to “E’ il nuovo centrosinistra. Casini: “Fronte anti-Berlusconi”. Bersani: ‘Un’alternativa’”

  1. Mario on dicembre 13th, 2009 13.41

    Ci sarebbero da fare moltissimi commenti a queste dichiarazioni, mi limito a quelli che considero più importanti
    La concezione di chi dichiara che tornare alle urne sia una emergenza democratica è un esempio lampante di quanta sia bassa la considerazione degli elettori da parte degli “eletti” (mai come in questo caso il doppio senso è appropriato).
    Il pensiero che la volontà di Berlusconi di sentire più i proprio elettori che altre istituzioni sia un altro pericolo per la democrazia è una contraddizione in termini. Per chi è vissuto in 60 anni di oligarchia (ciò che è stata fino ad ora la democrazia italiana e purtroppo lo sarà in seguito) è normale pensarla così, soprattutto da chi nell’oligarchia dei partiti ha tratto vantaggi. Niente di più sbagliato. La democrazia è la volontà del popolo. I mezzi che Berlusconi critica sono solo uno dei mezzi, tra i tanti, che la nostra democrazia ha scelto e che come tali possono essere cambiati. Inoltre qualsiasi cosa si interponga tra chi governa e il popolo che lo ha eletto è di fatto una diminuzione della libertà (la necessità di formare una semplice lista elettorale riduce la democrazia, figuriamoci un partito o una consulta). Ciò non vuol dire a priori che il sistema che vuole Berlusconi funzioni meglio ma vuol dire solo che si evita la discussone su questo per far leva su sentimenti che si basano su una lettura etimologica e politica falsa, in nome di essere anti…. piuttosto che pro.

  2. Carlo on dicembre 13th, 2009 13.57

    E’ molto pericoloso questo che dici Mario. Le istituzioni, le regole sono dei capisaldi che non possono essere cambiati ad ogni piè sospinto. E soprattutto da una maggioranza relativa, ma non assoluta, o che comunque esclude parti importanti della politica e delle rappresentanze, che sono lì per guidare e vigilare il Paese, che sono state investite della responsabilità di farlo, degli elettori. Le regole sono ciò che definiscono i limiti entro i quali si può giocare la partita; è molto facile che un giocatore un po’ esuberante abbia voglia di cambiarli a proprio vantaggio. E se è un ottimo giocatore può darsi che abbia con sè una buona parte dei tifosi chiamati a votare. Questo non rende la sua intenzione buona e nemmeno legittima.
    La democrazia è il governo del popolo ma anche un “regime” nel quale tutti sono chiamati a rispettare le regole, comprese quelle non scritte. Quando qualcuno va fuori da questi limiti va fuori dalla democrazia, e finisce per limitare, quando non affossa la democrazia stessa. Il consenso non è tutto; la democrazia rappresentativa non si basa sul populismo; si basa sul diritto degli elettori di autodeterminarsi, certo, ma a partire da dei fondamenti, dentro delle regole del gioco che non possono essere messe in discussione come ciò che si può fare nel rispetto di quelle regole, cioè il gioco. Non per nulla per cambiare la Costituzione ci vuole un’ampia maggioranza del Parlamento. Tornare al voto per farsi dare quella maggioranza quando oggi non c’è, nel senso che non c’è una maggioranza che voglia quei cambiamenti delle regole, è un modo per aggirare quelle regole e le regole non scritte, che vogliono il rispetto effettivo, e non solo formale, della volontà popolare (che significa non manipolarla e agire per il bene di tutti, e non per il proprio). Quel sistema in cui uno bravo ad agitare il popolo ottiene il consenso e in base a questo può fare quello che vuole si chiama populismo, non democrazia. Non confondiamo. E credo sia molto significativo che tu dica oggi queste cose: è segno, secondo me, che un’emergenza democratica c’è davvero, se è vero che anche persone ragionevoli – ti leggo spesso qui – si fanno abbindolare dalla propaganda berlusconiana, che altro non vuole che potersi fare le leggi per sè, o comunque – anche peggio – aderiscono ad un disegno nella sostanza anti-democratico.
    L’opposizione altro non fa che denunciare questo: non invoca stravolgimenti delle regole per fermare Berlusconi, lei; si mette in campo democraticamente contro il disegno. Quindi in assoluta libertà e legittimità. Un disegno che, appunto, è formalmente regolare, ma è considerato dal centro-sinistra sostanzialmente anti-democratico.

  3. Mario on dicembre 13th, 2009 16.44

    Carlo dal tuo commento raccolgo due cose. Una che considero positiva e un’altra molto negativa.
    Partiamo dalla prima: il tuo post cerca di ragionare sulle regole (finalmente). Ma non condivido comunque alcuni tuoi ragionamneti. Tutti compreso un Presidente del Consiglio possono dire che certe regole sono sbagliate o sorpassate (nessuna regola viene da Dio ma dagli uomini fallaci) e quindi discutere se è giusto o meno cambiarle e casomai come cambiarle. Oltretutto per cambiarle ci vuole una maggioranza di fatto assoluta per cui non è così facile. In uno spirito democratico se si trovano quelle regole ottime si afferma di contro che si è contrari a cambiarle ma non si accusa chi la pensa diversamente di attacco alla democrazia (altrimenti si arriva alla demonizzazione dell’avversario che diventa nemico). In questo ancora maggiormente non vedo come il ritornare alle urne sia un aggirare la volontà popolare, anzi può voler chiedere al popolo di ottenere un mandato o meno da fare alcune cose. A meno che (e quì vado al punto negativo del tuo post) pensi che il popolo non sia in grado di capire. E qui mi sorge il sospetto. Possibile che Carlo non sia abbindolato dalla propaganda e sia lucido mentre alcuni milioni di cittadini no? Come mai? Come mai io o Tizio siamo abbindolati e lui no? Genetica? Come mai si ha un giudizio così negativo del popolo? Esistono persone maggiormente in grado di intendere e volere di altre (magari quegli intellettuali richiamati dall’articolo della licata?). Non sarebbe il caso di dare pari dignità a tutti i pensieri? E dare alla somma di pensieri che trovano punti in comune il potere di governare e di cambiare anche quelle regole che formalmente si possono cambiare? O forse è meglio tenere in piedi un’oligarchia autoreferente che consideri gli altri pensieri come un pericolo e illumini il percorso di tutti?
    Comunque spero che non si ritorni alle urne ma nel caso di certo il voto non lo darei a chi considera antidemocratico votare perchè questo si che mi fa temere per la democrzazia.

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