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Diario politico. Graviano: “Non conosco Dell’Utri”. Il premier: ‘Siamo alle comiche’

dicembre 11, 2009 di Redazione 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La prima firma è Carmine Finelli. «Mai detto che mi attendevo aiuti»: il boss chiamato in causa da Spatuzza nel corso dell’udienza del processo nei confronti del senatore del Pdl smentisce la testimonianza del pentito. Il fratello Giuseppe si avvale della facoltà di non rispondere. Dell’Utri su Filippo: «Grande dignità». Berlusconi: «Quelle di Spatuzza tutte chiacchiere, tutte falsità». In un nuovo editoriale Minzolini si chiede se fosse «necessario dare (loro) tanta visibilità». Ed esplode la polemica. L’opposizione: «Il Tg1 non è un organo della maggioranza». Il racconto.

Nella foto, Giuseppe e Filippo Graviano

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di Carmine FINELLI

Giornata importante quella che volge alla conclusione. Ancora polemiche, ancora il premier protagonista. Indiretto, come nel caso del processo a Marcello Dell’Utri senatore del Popolo della Libertà, diretto negli scontri seguiti alle sue dichiarazioni di ieri a Bonn al congresso del Partito Popolare Europeo.
Ma oggi era il giorno del confronto. In aula a Palermo la deposizione di Gaspare Spatuzza, pentito che accusa Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri di essere i mandanti delle stragi del 1992-93, e Filippo Graviano ex boss del quartiere Brancaccio di Palermo e capo di Spatuzza.
Proprio Graviano smentisce in toto il suo ormai ex scagnozzo. “Non ho mai conosciuto il senatore Dell’Utri né direttamente né indirettamente e quindi non ho mai avuto rapporti con lui”. Filippo Graviano, collegato in videoconferenza con l’aula di Palermo dove si svolge il processo al senatore del Pdl, sceglie di rispondere ai giudici favorendo la difesa di Dell’Utri, imputato per concorso esterno in associazione mafiosa. L’ex capo mafia smentisce inoltre il pentito di mafia Gaspare Spatuzza sul loro colloquio del 2004 e sulla presunta trattativa tra lo Stato e Cosa Nostra. Lo stesso fa Cosimo Lo Nigro, il quale non conferma quanto riportato dal collaborante. La settimana scorsa, a Torino, Spatuzza ha indicato i fratelli Graviano come le fonti di tutte le informazioni ricevute sul presunto legame tra Silvio Berlusconi e Dell’Utri con Cosa Nostra. Silvio Berlusconi commenta laconico: “E che vi devo dire…? Ci sono state delle comiche”. E poi prosegue: “Che vi aspettavate? Sono tutte chiacchiere, tutte falsità”. La deposizione di FIlippo Graviano, secondo il presidente della Camera Gianfranco Fini, “dimostra che occorre avere fiducia nella volontà e nella capacità della magistratura di accertare la verità”. “Spatuzza è un pentito e Graviano no – è il parere di Massimo D’Alema – Certo, spetta ai magistrati accertare il pentimento ma se un pentito fa una rivelazione sul capo mafia è difficile che l’altro lo confermi” fa notare l’ex ministro degli Esteri.
Secondo Spatuzza, durante una conversazione tra Filippo Graviano e lui stesso, avvenuta nel 2004 a Tolmezzo, il boss di Brancaccio avrebbe detto: “Se non arriva nulla da dove deve arrivare possiamo pensare a parlare con i magistrati ma prima dobbiamo parlarne con mio fratello Giuseppe”. Ma Filippo Graviano nega: “Non ho mai detto quelle cose a Spatuzza”. E smentisce anche la trattativa tra Stato e mafia: “Se ci fosse stata una vendetta da consumare non avrei aspettato tanto… Non è che abito in un hotel” spiega Graviano ai giudici di Palermo, chiarendo come da parte sua non c’è mai stata l’intenzione di rivalersi su presunti torti subiti per promesse non mantenute. L’ergastolano sottolinea come “nel ’94 non c’era nessuno che doveva farmi promesse, perché io all’epoca dovevo scontare solo quattro mesi di carcere. Perchè avrei dovuto chiedere aiuto?”.
In modo del tutto differente dal fratello Filippo, il boss Giuseppe Graviano, citato come teste, si è avvalso della facoltà di non rispondere: “Il mio stato di salute – sostiene – non mi consente di rispondere all’interrogatorio. Quando potrò informerò la Corte”. All’inizio dell’udienza i legali di Dell’Utri hanno contestato la scelta dei pm di Firenze che nei giorni successivi alla deposizione di Spatuzza a Torino, avrebbero interrogato in carcere i boss Graviano: «Denunciamo questa condotta della Procura che riteniamo inopportuna e priva di riguardo nei confronti della Corte» hanno detto gli avvocati di Dell’Utri.
Anche Cosimo Lo Nigro, smentisce quanto riferito da Spatuzza, il quale ha raccontato di avere partecipato, alla fine del ’93, a un incontro con Giuseppe Graviano e Lo Nigro nel corso del quale il capomafia di Brancaccio gli avrebbe detto che era necessario fare l’attentato contro i carabinieri allo Stadio Olimpico di Roma “così chi si deve dare una mossa, se la dà”. Lo Nigro: “Non sono mai stato a Campofelice di Roccella e i Graviano li ho conosciuti solo in carcere”.
Filippo Graviano sostiene anche che “da dieci anni ho messo la legalità al primo posto nella scala dei miei valori”. Parole che hanno colpito molto Dell’Utri: “Sono meravigliato della dignità e della compostezza di questo signore. Nel guardarlo ho avuto l’impressione di dignità da parte di uno che si trova in carcere e ha delle sofferenze – dice il senatore, dopo la conclusione della deposizione del boss – A differenza dell’impressione che mi ha fatto Spatuzza, mi è parso di vedere dalle parole di Filippo Graviano il segno di un percorso di ravvedimento. Una grande attesa, e oggi tutto questo si è sgonfiato si è annullato – conclude poi il senatore del Pdl nel corso della trasmissione Il Fatto del giorno- È rimasto lo sputtanamento del Paese, dell’Italia, del governo, il tentativo di coinvolgere Berlusconi in una cosa indegna”.
Rispondendo alla domanda se dietro i suoi processi abbia intravisto una regia, Dell’Utri ha replicato di credere all’esistenza di un burattinaio. Gli è anche stato chiesto chi fosse. “Non sono in grado di fare nomi e cognomi – afferma il senatore – ma certo è che c’è un circuito mediatico-giudiziario che cerca di mistificare le cose. Ci sono dei pm che dichiarano apertamente le loro intenzioni: buttare giù Berlusconi e il governo, in combutta con certa informazione”.

L’editoriale di Minzolini. Ed in relazione al processo di Palermo un colpo di scena scuote il palazzo della Rai e soprattutto le redazioni dei giornali. Il direttore del Tg1, Augusto Minzolini, torna in video per un editoriale, dopo le polemiche dell’ottobre scorso, intervenendo dopo la deposizione del boss Filippo Graviano. Minzolini si è chiesto se la grande eco data alle parole di Spatuzza si “poteva evitare. Forse sì – risponde – se si fosse seguita alla lettera la legge sui pentiti”. Minzolini ricorda che l’importanza attribuita alle parole di Spatuzza ha danneggiato l’immagine dell’Italia e del presidente del Consiglio, e ricorda anche il caso di Giulio Andreotti: era già capitato con lui, dice, “ci ha messo più di dieci anni per liberarsi della leggenda del bacio a Riina, ed è stato danneggiato non solo l’interessato ma anche il Paese”.
Per Minzolini «il caso Spatuzza è solo l’ultima prova, ma l’elenco è infinito, del fatto che nel nostro sistema giudiziario c’è qualcosa di sbagliato. Le polemiche su questioni di forma – ha concluso – non devono impedire di guardare ai problemi veri, e la riforma della giustizia è uno di questi».
Come ovvio non si sono fatte attendere le reazioni politiche. Il primo a scendere in campo contro l’editoriale è stato Paolo Gentiloni, presidente del forum Comunicazioni del Pd: “Evidentemente Minzolini non si è accorto di essere il direttore del maggiore telegiornale del servizio pubblico: crede di essere alla guida del Il Giornale o di Libero. Lo informiamo che la Rai non è ancora di proprietà di Berlusconi o dei suoi amici”. Secondo Roberto Zaccaria l’editoriale sarebbe “pericoloso perché tenta di schierare il Tg1 come un giornale di parte”. Per Pancho Pardi, capogruppo del Pd in Commissione Vigilanza, “Minzolini non è il direttore del più importante telegiornale italiano, ma avvocato difensore e soprattutto megafono di Berlusconi”. E il segretario Usigrai Carlo Verna definisce Minzolini “un corpo estraneo al servizio pubblico”. Dal Pdl replica il portavoce, Daniele Capezzone: “Gli attacchi contro Augusto Minzolini sono ormai indecenti. Secondo i signori della sinistra la libertà di parola vale per tutti tranne che per Minzolini?”. Il capogruppo alla Camera, Fabrizio Cicchitto, dice che “i paladini della libertà di stampa del centrosinistra vogliono imbavagliare Minzolini. Ad essi va bene solo un’informazione al loro servizio”. Giorgio Lainati, vicepresidente della Commissione Vigilanza, bolla l’atteggiamento dell’opposizione come la “spedizione punitiva di chi vorrebbe negare anche al direttore del Tg1 la possibilità di parlare sempre e comunque nel rispetto dei telespettatori e degli abbonati al servizio pubblico”. Così Maurizio Lupi vicepresidente Pdl della Camera: “È sempre la solita storia: l’informazione è libera solo quando dice ciò che fa comodo al Pd e all’Italia dei Valori. Gli attacchi al direttore del Tg1, Minzolini, reo di aver fatto delle osservazioni di buonsenso su temi che interessano i cittadini, sono la prova che per l’opposizione esistono due pesi e due misure. Qual è la vera informazione – aggiunge – i gossip senza fondamento di Repubblica, le ‘ballè di Spatuzza o i filmini di Santoro?”.

Berlusconi contro tutti. Oggi, però, è anche il giorno delle polemiche seguite alle dichiarazioni di ieri di Silvio Berlusconi, il quale da Bonn si è scagliato contro giudici, Consulta e Quirinale. Dopo la replica di Gianfranco Fini, presidente della Camera, e la nota di Giorgio Napolitano, Presidente della Repubblica, oggi Berlusconi controreplica alle alte cariche istituzionali: “Gli attacchi violenti? Sono io a subirli”. Berlusconi risponde direttamente a Giorgio Napolitano. Il Quirinale aveva espresso il proprio rammarico per quello che è stato giudicato “un violento attacco contro le fondamentali istituzioni di garanzia in una importante sede politica internazionale”. Secondo Berlusconi le preoccupazioni “dovrebbero esserci per l’uso politico della giustizia contrario alla democrazia e alla libertà. Tutti hanno chiarissima questa situazione – aggiunge il premier – c’è una situazione di violenza solo nei miei confronti. Il clima negativo, non dipende da noi: sono qui a lavorare ogni giorno con serenità, grande passione e concretezza. Sono gli altri che attaccano e discreditano”. Berlusconi torna a ribadire l’intenzione di modificare la Costituzione: “È vecchia, la cambieremo». E smentisce l’ipotesi di elezioni anticipate: «Lo dico con chiarezza, non ci ho mai pensato”.

Carmine Finelli

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