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***La polemica***
FRECCIA ROSSA, IL TRENO CHE DIVIDE L’ITALIA
di FRANCO LARATTA*

dicembre 11, 2009 di Redazione 

Il giornale della politica italiana è il centro del confronto pubblico della nostra politica. E’ qui che i grandi protagonisti della politica italiana scelgono di intervenire per dire la loro sui grandi temi quotidiani. Compresi quelli che riguardano più da vicino, o più direttamente, la vita delle persone. Uno di questi è l’Alta Velocità che da qualche giorno attraversa l’Italia da nord a sud e viceversa. Un’opzione, quella del treno veloce, che è però disponibile solo per una parte del Paese. A fronte di questo il trasporto ferroviario locale è sempre più decadente, inadeguato e abbandonato a se stesso. Il deputato del Partito Democratico evoca da queste pagine uno scenario alternativo. Sentiamo.

Nella foto, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi sale sulla Freccia Rossa alla stazione centrale di Milano per l’inaugurazione del treno con il primo viaggio verso Roma

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di FRANCO LARATTA*

Freccia rossa, fumo nero!L’Italia finalmente si fa più corta. Nord e Sud più vicini. 1000 km ad Alta Velocità. Un’ora da Napoli per Roma. Roma sempre più vicina a Milano. Titoli di gioia e felicitazioni su tutti i quotidiani nazionali, per le ‘conquiste’ di Trenitalia , che accorciano sempre di più le distanze, annullano le differenze, avvicinano le città. Ecco, quel treno rosso, enorme, velocissimo, finalmente unisce il Paese.

Ma è davvero così? Trenitalia, una volta più banalmente Ferrovie dello Stato, investe moltissimo nell’ Alta velocità, guadagna altrettanto, sana i bilanci, fa cassa. Forse fa anche felici i viaggiatori. Tutti i viaggiatori?

Vorrei essere tra coloro che esultano di gioia per i 350 km orari dei rossi treni nazionali. Ed in parte lo sono. Non fosse altro perché sono un grande utilizzatore dei nostri treni. Da sempre li ho preferiti agli aerei, ancor di più adesso che viaggiare in aereo comporta il rischio di gravi e quotidiani ritardi e di disservizi insopportabili. Ma, in realtà, non sono del tutto entusiasta. Trenitalia fa bene a modernizzare il Paese, a rendere più veloci e rapidi i collegamenti. Ma dovrebbe farlo in tutto il Paese, in tutte le tratte, per tutti i convogli. In realtà, vedere sfrecciare il Freccia Rossa-Alta Velocità, fa sentire gli italiani come un popolo diviso in due: quelli che corrono con i treni modernissimi – e molto cari -, e quelli che viaggiano su treni sporchi, indecenti, lenti e sempre in ritardo.

Trenitalia, non avvicina il Nord al Sud e non annulla le enormi distanze da una zona all’altra del Paese. Trenitalia fa sentire sempre più straccioni i pendolari e sempre più sporchi i viaggiatori dei treni locali. A nord come al sud, i treni locali, i diretti, i ‘treni ad alta frequentazione’, sono poco più che carri bestiame.

Questo perchè la società che gestisce i trasporti ferroviari italiani, ha deciso di giocare tutte le sue carte sull’Alta Velocità. E’ come se si puntasse tutto sui passeggeri benestanti che non esitano a spendere cifre considerevoli per ‘volare’ da una città all’altra; dimenticando i pendolari, quell’esercito senza nome né diritti, fatto da operai, docenti, studenti, impiegati, che pagano pochi euro, ma sono trattati come schiavi. Schiavi senza diritti e senza voce. Trenitalia ha ormai rinunciato a gestire il trasporto locale, per scaricarlo anno dopo anno sulle vuote casse di Regioni e Enti Locali, dedicandosi a quel mercato ricco ed opulento di coloro che viaggiano ad Alta Velocità.

Frecce Rosse, Frecce d’Argento, Fast, Eurostar: da un capo all’altro del Paese in poche ore, a 300-350 km orari, con l’obiettivo di arrivare ben presto a 400, 500 km all’ora. Una corsa folle che annulla paesaggi, coste, montagne e campanili, che rende bianco il paesaggio, annullando i colori delle campagne, del mare, dei tramonti. Non ci sono più case né villaggi sul percorso delle Frecce; tutto è come svanito, annullato. Conta solo correre, correre, correre. andare in fretta, penetrare le montagne, sfrecciare su ponti e viadotti a folle velocità.

Ma in mille piccoli centri, nelle centinaia di tratte di serie B, ci sono ogni giorno milioni di italiani stipati come bestie, in piedi o ammassati nei corridoi, seduti su poltroncine luride, che tentano di raggiungere la fabbrica, la scuola, l’ufficio. Ogni mattina, e poi ogni pomeriggio, come fossero animali. Nel caldo come nel freddo, di giorno come di notte. Milioni di cittadini che arrivano quando è possibile, attendono 40 minuti per la coincidenza, percorrono infine, km a piedi per trovarsi nel luogo di lavoro. Per loro la velocità media del ‘ treno locale’ non raggiunge i 60km orari. Ma, del resto, per Trenitalia loro sono un fastidio: pagano poco, costano molto, non rendono nulla. Non hanno diritto ad un bagno decente sul treno; non troveranno mai stazioni ferroviarie aperte; non possono contare sulla puntualità del loro convoglio. Tutto è a rischio, sempre in sospeso, mai decente.

Due Italie: quella in ‘rosso’ che corre sempre di più. Quella in ‘nero’ che non ha dignità alcuna. Un po’ come cantava Celentano: “Il treno dei desideri, all’incontrario va”! Il treno dei pendolari italiani non è come un desiderio, ma di sicuro va sempre più indietro, sempre distante da qualsiasi desiderio possibile.

Trenitalia ha deciso di correre sempre di più. Probabilmente vuole trasformare il treno. Vuole portarlo a 600…700..800 km orari. E quando arriverà a sfiorare i 1000 km orari, da una piattaforma il treno potrà finalmente … decollare. Potrà così viaggiare come un aereo, arrivare da Roma a Milano in 60 minuti, raggiungere Napoli in 35 minuti, Reggio Calabria in 40 minuti. Sarà un treno bello e veloce come un aereo.

Tutto moderno,rapido, veloce. Ma forse, senza evitare di scivolare nella nostalgia, sarebbe bello se Trenitalia riportasse un treno a percorrere i binari come faceva una volta. Chiediamo un convoglio, un solo convoglio che al mattino parte da Milano e si dirige lentamente verso Roma, poi passa per Napoli, quindi per Paola, poi giunge a Reggio Calabria. E la sera rifà il percorso inverso. Un convoglio di vetture d’epoca, un po’ scomode ma sempre pulite; un convoglio lento, lento, che ti fa leggere, discutere e chiacchierare con i vicini, che attraversa le periferie delle città, si fa strada lungo le belle pianure italiane, ti fa ammirare i nostri splendidi mari. Un convoglio trascinato per l’Italia da un locomotore a vapore, che sbuffa , arranca, rallenta, e poi si riprende.

Tra una Freccia rossa e una d’argento, fra decine e decine di convogli super veloci, perché non riportare sui nostri binari un antico convoglio, una bella vaporiera, e lasciarla andare senza troppa fretta lungo le belle stazioni di una volta, sempre aperte, sempre con il capostazione col il suo autorevole berretto rosso?

Un solo convoglio che da Nord al Sud fa sentire com’è lungo il Paese, come sono distanti le città, come è lontanissimo il Sud, come siamo poveri noi meridionali. Mentre a milioni soffrono nei dimenticati treni locali, ridateci quella bella vaporiera che almeno ci fa sognare. E ci lascia immaginare quant’è bello, a volte, andare piano, avere tempo, non rincorrere a folle velocità la meta da raggiungere. Non inseguire a velocità della luce, la fine del… nostro tempo!

FRANCO LARATTA*

*Deputato del Partito Democratico

Commenti

One Response to “***La polemica***
FRECCIA ROSSA, IL TRENO CHE DIVIDE L’ITALIA
di FRANCO LARATTA*

  1. Pier on gennaio 5th, 2010 13.08

    Il mio commento è semplice. Non solo le oramai ex “pubbliche” FS hanno diviso l’italia tra rosso e nero, ma all’interno della zona Rossa (quella servita dall’alta velocità), orami solo i ricchi possono viaggiare. Difatti sulla linea Milano-Firenze (quella che uso settimanalmente) sono stati letteralmente “spazzati via” tutte le tipologie di treno (Intercity, eurostar,) rimane solo la Freccia Rossa a costi ticket raddoppiati. Quindi la sintesi “vuoi andare a Firenze” o spendi un bel pò di soldini o non raggiungi la città dei Medici.

    Complimenti all’azienda Trenitalia, la quale sta applicando alla lettera una delle più note teorie economiche “il monopolio naturale”.

    Allora suggerisco di dividere l’Italia in tre aree
    1) L’italia “rossa” composta da coloro che, più che benestanti, usufruiscono delll’alta velocità
    2) L’italia “nera” composta dalle centinaia di pendolari e dai viaggiatori della linea adriatica che sono costretti ad utilizzare vecchi treni la cui frequenza è ridotta ma almeno ci sono
    3) L’italia “dei miserabili”, coloro i quali dovendosi spostare tra Milano-Firenze-Roma non hanno possibilità di viaggiare in treno.

    Pierluigi

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