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Il no a autorizzazione a procedere per Cosentino di Andrea Sarubbi

dicembre 10, 2009 di Redazione 

Il giornale della politica italiana è l’unico grande quotidiano che vi può raccontare una giornata parlamentare anche con i pezzi dei protagonisti della nostra politica. il Politico.it è sempre più il centro privilegiato del confronto pubblico e il luogo di espressione di deputati, grandi firme del giornalismo politico italiano, altri addetti ai lavori. Quando tutti i quotidiani raccontano il «respingimento» da parte di Montecitorio delle mozioni di sfiducia e della richiesta di arresto nei confronti del sottosegretario all’Economia, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, il vostro giornale si può permettere di farlo con questo pezzo firmato dal deputato del Partito Democratico ed ex conduttore del programma di Raiuno “A sua immagine”, che come sempre è prima fedele cronista e poi commentatore, i cui articoli si basano su una separazione accurata tra fatti e opinioni come nel miglior tradizione del giornalismo d’oltreceano, e il cui racconto non solo, dunque, ha la fedeltà delle cronache firmate da un osservatore sopra le parti ma anche il pregio di essere stato scritto dall’aula stessa di Montecitorio, dal cuore della discussione sulla mozione e sulla richiesta per Cosentino. Il giornale della politica italiana è il giornale della politica, l’unico in grado di portarvi all’interno con le firme stesse della politica italiana. Buona lettura.

Nella foto, il sottosegretario all’Economia Nicola Cosentino

Le pagine personali di Andrea Sarubbi all’indirizzo http://andreasarubbi.wordpress.com

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di ANDREA SARUBBI*

336 sì alla proposta della maggioranza, 226 no, nessun astenuto perché con il voto segreto si sarebbe visto: la Camera nega l’autorizzazione a procedere e finisce qui il processo a Nicola Cosentino, o almeno si congela fino a quando il sottosegretario all’Economia sarà un deputato della Repubblica. Il che mi fa riflettere sulla scarsa probabilità della sua candidatura alla presidenza della Campania: se diventasse governatore, ragiono a voce alta, si dovrebbe dimettere da parlamentare, ed il giorno dopo finirebbe in custodia cautelare. Ma più che di analisi, oggi vorrei occuparmi di cronaca, raccontandovi qualche sprazzo del dibattito in Aula, per farvi capire i diversi approcci alla vicenda. Tralascio, per comodità, un po’ di colore: le accuse alla magistratura, colonna vertebrale della sinistra (Matteo Brigandì, Lega), i paragoni con Enzo Tortora, tirato fuori ogni volta che c’è un processo ad un politico (Maurizio Turco, Radicali), la filippica contro la persecuzione giudiziaria di cui è oggetto il presidente del Consiglio (ancora Brigandì), l’appello a reintrodurre l’immunità parlamentare (Nucara, repubblicano del gruppo Misto) e sicuramente mi dimentico qualcosa. Parto invece dal ragionamento svolto da Nino Lo Presti, membro Pdl della Giunta per le autorizzazioni, riassumibile così: “Si tratta di un processo ad orologeria: dopo 8 anni di indagini in cui non è stata trovata una prova, infatti, la richiesta di arresto giunge proprio alla vigilia delle Regionali. Inoltre, contestiamo l’attendibilità del pentito, che ce l’ha con Cosentino per essere stato escluso dagli affari nel ciclo dei rifiuti. A proposito: è vero che il sottosegretario ha segnalato dirigenti per quel consorzio, ma è una prassi diffusa in quei territori; ed è vero che conosceva diversi soggetti malavitosi, ma del resto è un referente politico importante per tutta quella zona. E tra l’altro è anche impegnato nella lotta alla camorra, tanto da aver organizzato a Casal di Principe la festa della Polizia! In ogni caso, la prassi della Camera è quella di concedere autorizzazioni a procedere solo in presenza di un fatto eccezionale (è avvenuto solo 6 volte nella storia repubblicana), e non crediamo che in questo caso ci troviamo in presenza di un fatto eccezionale”. Di tutt’altro genere, naturalmente, gli interventi dell’opposizione: tanto la nostra Marilena Samperi quanto Federico Palomba (Idv) hanno rimarcato l’intreccio perverso e micidiale tra politica ed affari e lo scambio elettorale fra Cosentino ed i clan, ma soprattutto hanno chiesto al Parlamento che lasciasse proseguire il lavoro dei giudici, visto che oggi – a differenza di qualche mese fa, quando votammo la prima mozione – si è in presenza di gravi indizi di colpevolezza per associazione mafiosa. Molto equilibrato anche il discorso di Sandro Maran (Pd), in dichiarazione di voto: “Noi non abbiamo mai esibito in quest’Aula cappi o manette, ma ci appare evidente che in questo caso il fumus persecutionis non c’entri proprio nulla: qualsiasi altro cittadino, nelle identiche condizioni di Cosentino, sarebbe oggi in carcere”. Ho lasciato alla fine gli interventi dell’Udc, che mi sono sembrati un esercizio di equilibrio per non mandare a monte l’ipotesi di alleanza con il Centrodestra in Campania: nelle analisi, infatti, concordavano totalmente con noi, ma nel voto hanno fatto il contrario. “La prima Repubblica è morta quando si è chiusa in una difesa cieca della sua classe dirigente, senza saper distinguere i colpevoli dagli innocenti”, ha dichiarato Pierferdinando Casini, sottolineando anche la necessità di non mettere la politica contro l’opinione pubblica. Voto contro l’arroccamento, allora? Macché: libertà di coscienza. Per mascherare un appoggio a Cosentino che non è stato difficile scoprire, guardando il tabellone con i numeri del voto finale.

ANDREA SARUBBI*

*Deputato del Partito Democratico

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