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Come liberarci di berlusconismo e antiberlusconismo di P. Guzzanti

dicembre 9, 2009 di Redazione 

Il pentitismo è un’anomalia italiana e la mignottocrazia una realtà. Hanno ragione e torto i sostenitori di entrambi. Perchè vedono le cose unilateralmente. Berlusconi ha torto ma sbaglia chi va in piazza per ottenere le sue dimissioni. La via del superamento di questa stagione della politica italiana è quella politica e parlamentare. In caso di forzature, però… Un altro, grande pezzo dell’ex vicedirettore de “il Giornale” e deputato del Partito Liberale Italiano. Assolutamente da non perdere. Solo sul giornale della politica italiana. Buona lettura.

Nella foto, Paolo Guzzanti

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di PAOLO GUZZANTI

Riflettevo in questi giorni ascoltando le voci berlusconiane e antiberlusconiane, che tutti avete ragione e tutti avete torto. Cioè sono vere le argomentazioni sia dell’una che dell’altra parte. Questa è una tragedia. La maggior parte delle cose dette da alcuni sostenitori di SB, anche se nel tono spesso rasentano la follia, sono vere. Ma lo sono altrettanto quelle dette dalla parte opposta. Ciò implica che l’Italia è ad un livello di cottura prossimo all’esplosione. Il problema – ma è meglio dire la disgrazia visto che si chiamano problemi soltanto quelli che ammettono una soluzione – è che ci comportiamo, quasi tutti (io costituisco una eccezione pressoché unica) come quelli sottoposti al più popolare test della psicologia della Gestalt.

Lo riconoscete? Certo che sì. E’ un calice. No, non è un calice: sono due profili umani che si fronteggiano. Non è l’uno,. non è l’altro, sono entrambi. Sono entrambi, ma o vedete l’una figura – il calice – oppure vedete l’altra, i profili. Non riuscite a vedere insieme il fatto che sono sia l’una cosa che l’altra.

Prendiamo i pentiti. Soltanto in Italia i criminali che fanno un contratto di “full immunity” con lo Stato sono indicati con un termine morale “pentiti”, piuttosto che secondo lo stato di collaboratori di giustizia che godono di immunità o, come si diceva nella Roma papale, di “impunità”, sicché nel romanesco “impunito”, “faccia da impunito”, sono tuttora insulti. Lo si dice anche di un bambino furbo, che ha capito le regole della vita e che già sa maneggiarle precocemente: “che impunito”.

Bene, gli “impuniti” sono sempre esistiti ma in America sono stati usati, e ancora lo sono, ogni giorno, per sconfiggere mafia, terrorismo, reati finanziari, criminalità comune. Quando un criminale ottiene full immunity, immunità completa, deve sottoscrivere due regole e due condizioni di ferro. La prima: deve dire TUTTO quel che sa all’atto della firma del suo contratto. Tutto e subito senza lasciarsi in serbo nulla. Se “ricorda” in un secondo tempo, torna in galera. La seconda regola è che il testimone a contratto di immunità non è un oracolo, né un memorialista: è uno che dice quel che sa e ne fornisce le prove. Tutto ciò che dice senza portare prove, lo riporta in galera.

Non faccio commenti su quel che accade in Italia dove la parola pentitismo è stata inventata per indicare quei brigatisti che avevano un moto di repulsa morale per le loro attività terroristiche e poi furbescamente estesa alla mafia dove non si pente nessuno, ma chi ha l’acqua alla gola firma il contratto e si mette “a disposizione”: dirà qualsiasi cosa gli verrà richiesta, specialmente a rate e senza prove. E’ dunque per me assolutamente ovvio che tutto quanto va dicendo Spatuzza vale zero e che il suo uso è politico, una festa per “la Repubblica”, intesa come giornale, ma non per la Repubblica italiana. Spatuzza ricorda a rate e non porta prove. Per citare una vecchia battuta “E’ come quel tale che volendo dimostrare ai propri amici increduli che il proprio gatto era caduto dal ventesimo piano senza farsi nulla, come prova mostrava il gatto e diceva: vedete? è incolume”.

Gli italiani, voi italiani siete in gran parte avvelenati e ciechi. Vedete soltanto il profilo umano e non vedete il vaso e viceversa. Berlusconi ha torto. E’ una disgrazia per l’Italia, ma è stato votato e ha il diritto e il dovere di governare fino alla fine della legislatura. Lo detesto, detesto e combatto quel che fa, sono stato l’unico parlamentare della sua parte ad andarmene clamorosamente sbattendo la porta, sono quello che ha inventato la parola mignottocrazia (non ne ho alcun merito: è la fortuna che ha incontrato che dimostra la sua realtà) e ho denunciato e denuncio la sua combutta con Putin e la feccia della terra per fare cassa con l’energia mettendo a rischio l’indipendenza e la sovranità italiana. Anche Sarkozy compra gas russo a piene mani, e fa affari vendendo armi sofisticate, ma se ne frega: grazie al nucleare la Francia è indipendente dalla Russia e nessuno potrà minacciarla di chiuderle il rubinetto. A noi Berlusconi ci sta consegnando mani e piedi ad un gruppo di manigoldi amici suoi e con i quali fa affari., pronti anche in futuro a ricattarci e imporci scelte di ogni genere, non energetiche ma militari, politiche, persino culturali e turistiche, perché possono chiuderci il rubinetto.

Ma SB ha vinto le elezioni. Deve governare. Andare in piazza “contro Berlusconi” è come andare in piazza contro la maggioranza degli italiani che l’hanno votato. Manifestare contro gli effetti perversi della democrazia è pericoloso perché si rischia di buttare il bambino insieme all’acqua sporca.

Se e quando Berlusconi cadrà politicamente in Parlamento o nelle urne, festeggeremo. Se dovesse cadere per moti di piazza, io, metaforicamente ma non troppo, prenderò le armi per difendere la democrazia, per difendere le leggi, anche se Berlusconi le calpesta, le irride e si fa beffe della magistratura, la quale spesso si fa beffe della democrazia.

Ai tempi lontani della mia maturità classica portai all’esame Le leggi, di Platone. Vi si racconta come Socrate, condannato a morte ingiustamente per motivi politici (accusato di pedofilia per non aver fatto la resistenza contro i Trenta tiranni e condannato a morte per avvelenamento) rifiutò il piano d’evasione preparatogli dai suoi amici, ma favorito dallo stesso potere politico che l’aveva fatto condannare per dare un esempio e che però preferiva non avere sulla coscienza la morte di un uomo popolare e amato come Socrate. E Socrate disse (cito a memoria): “Non se ne parla assolutamente. Immaginate con che faccia io vado nell’aldilà dove incontrerei delle figure indistinte e severe che mi vengono incontro. Chi siete? Siamo le leggi “oi nomoi”. Che diavolo hai combinato, Socrate? Poiché ti hanno condannato ingiustamente a nostro nome tu ti vendichi sui tuoi persecutori calpestando noi? Pensavamo che tu fossi un uomo che avesse prima di tutto rispetto delle leggi, e non prima di tutto rispetto per la propria sopravvivenza. Siamo molto deluse dal tuo comportamento, Socrate”. E Socrate, in nome della legge bevve l’ingiusta cicuta e morì circondato dai suoi.

Ora io non voglio bere alcuna cicuta e trovo spesso non rispettabili le nostre leggi e molti nostri magistrati, ma penso che si debbano fissare dei paletti e dei limiti e che quei limiti consistano nell’attuale Costituzione, che io non amo particolarmente e che vorrei profondamente cambiata (specialmente nella prima parte dove vorrei che si dicesse che la nostra Repubblica è fondata sulla difesa della libertà del singolo cittadino, e non del lavoro che non significa niente).

Dunque in nome della legge costituzionale Berlusconi è tutelato dalla legittimazione democratica: ciò che lui chiama presuntuosamente essere “unto”, per la fatica delle tintorie. Io non credo che sia cosa buona manifestare contro chi governa legittimamente sperando di farlo cadere illegittimamente con modalità altre che non siano le urne o il voto di sfiducia del Parlamento. Se Berlusconi cadrà su un voto di sfiducia, champagne. Se perderà le elezioni, doppio champagne. Ma dire: Vado in piazza PER fare cadere Berlusconi, è un abuso. In democrazia è doveroso manifestare, dire quel che si vuole, inalberare i cartelli più violenti, ma dire che si desidera far cadere un governo parlamentare per via extraparlamentare configura un comportamento golpista. Questa è, credo, la differenza fra la posizione di un liberale e quella di un rappresentante della sinistra italiana.

Dirò di più. Io ero perfettamente d’accordo con Eddy Sogno quando diceva che nel caso in cui i comunisti avessero vinto le elezioni, si sarebbe data l’unica eccezione a questo paletto costituzionale perché i comunisti – parlo degli anni Ottanta – ovunque nella storia del mondo fossero andati al potere anche per via democratica, come in Cecoslovacchia nel 1948, là sempre avevano instaurato una dittatura irreversibile. Dunque, diceva Sogno, se in Italia i comunisti vincessero democraticamente le elezioni, io dovrei fronteggiare la successiva inevitabile dittatura e dunque staccherei lo Sten, o il Mab, o persino il Kalashnikov dal muro e salirei in montagna.

Ciò mi porta al passo successivo: è o non è SB una minaccia attuale alla democrazia parlamentare repubblicana? La domanda è legittima perché gli indizi di una involuzione antidemocratica ci sono e come. Il Parlamento esiste, ma è ridotto allo stato di una macabra espressione: là si prendono le impronte degli eletti (nominati) insieme al loro codice Iban per i compensi e il Parlamento ratifica ad occhi chiusi quel che il governo dice. Se il Parlamento obietta, il governo pone la fiducia. Se il Parlamento si agita, il governo lo pone di fatto in ferie. La selezione del personale politico avviene – mignottocrazia – secondo criteri estetici ed erotici. Lo stato dell’informazione, sempre penoso per motivi storici, è al suo punto più basso. Italiani e giornali si combattono con toni da guerra civile mentale, ciechi gli uni agli altri. La cultura decade rapidamente. Il meglio dell’Italia è all’estero. Le scuole producono cultura zero, ma questo anche ai tempi di Prodi. Non dimentichiamo che negli ultimi 15 anni le sinistre hanno governato per 8 anni e Berlusconi per 7. La decadenza del Paese è visibile specialmente dall’estero. Io leggo ogni giorno Le Monde e così ho imparato che i francesi nell’ultimo mese si sono appassionati su due temi: l’identità francese (esiste? non esiste? chi siamo? lo siamo ancora? a che prezzo e con quali prospettive?) e la decadenza della scuola francese. I miei figli fanno la scuola pubblica (non privata) francese e io la considero una scuola di eccellenza. Ma i francesi hanno scoperto che i bambini, i figli, non sanno più la matematica come una volta: scarsi in equazioni, deboli in algebra. Che succede? Titoli in prima pagina, dibatti in televisione. Ve la figurate in Italia la Gelmini dover rispondere sul perché gli studenti italiani non distinguono una equazione di secondo grado da una pera?

Ma questo ha a che fare con la decadenza di una nazione, che è un tema politico, per il quale trovo sia questo governo che quelli dei suoi predecessori gravemente colpevoli. Ma la questione fondamentale, se e come far “cadere” Berlusconi mi obbliga ad un chiarimento: è molto più importante il rispetto sacrale delle regole che non le ragioni dell’antiberlusconimo, che pure ci sono e sono in gran parte valide. E dunque io sono molto diffidente verso quel che vedo nei segnali di minuscola guerra civile nella piccola bottiglia di questo blog. Gli scherni, gli insulti, le ripicche puerili, la demenzialità del dibattito, mi impressionano fortemente. Nel senso che mi spingono alla disperazione. Il nostro è un Paese disperato e non ha in sé la forza di rialzarsi e di sfuggire al gorgo in cui si è ficcato, un gorgo molto più vecchio della questione Berlusconi e che risale non soltanto alla guerra civile ma persino al conflitto interno allo stesso partito fascista durante il regime, fra le due anime, una delle quali confluì dopo la guerra nel Partito comunista.

E’ una vecchia storia e riguarda la Storia e oggi nessuno sa più la storia e vedo che chi è giovane, chi è nato dopo il 1970 in genere non ha la più pallida idea di che cosa sia successo. Chi è nato negli anni Novanta è come Alice sulla luna. E ciò conferma quel che diceva Orwell: chi controlla il passato controlla il futuro. E chi controlla il presente controlla il passato. Fra le altre disgrazie della cultura italiana, è arrivata wikipedia, una massa di informazioni e disinformazioni senza controllo che diventano materiale citabile e citato, come se fosse una fonte, anziché una somma di materiali. Ciò permette a tutti gli ignoranti di proclamarsi sapienti: lo dice wiki, guai a chi obietta. Qui ha ragione Orwell. il grande fratello ha fatto arrivare tutta la sua grande famiglia di grandi cugini, zii, cognati e imperversa. Gli italiani ne sono accecati e confortati. Tutti sembrano parlare a sproposito. Tutti sono rabbiosamente sicuri di quel che non sanno. Tanto c’è wiki, che sa tutto, perché disturbarsi.

Come finire questa nota? Con un invito liberale a intraprendere prima di tutto una minuscola guerra di liberazione al poprio interno, e spurgarsi dai pre-giudizi, dalle frasi fatte, dalle risatine imbecilli, dalle battute puerili, dalla semplificazione che è la peggior disgrazia che sia capitata alle ultime generazioni. La verità è complessa. Va studiata. Con fatica. Va superata e compresa con un lavoro improbo. Chi non lo compie resterà schiavo e non sarà mai libero, con o senza Berlusconi.

Ma quanto a Berlusconi, io sono interessato al progetto politico: come farlo cadere politicamente. Vorrei che tutti coloro che si riconoscono nelle mie parole, o che le trovano sensate, riflettessero sull’importanza di essere e comportarsi come liberali. Cioè come rivoluzionari liberali. Il che vuol dire avere la forza di non prendere scorciatoie, ma il cammino dei rovi e dei baratri, e marciare. Occorre costruire il Partito liberale al quale ho aderito per puro patriottismo. Non ho alcun interesse personale che l’interesse generale. E in questo bisogna essere kantiani: comportati in modo tale che se tutti si comportassero come te, ne risulterebbe il vantaggio di tutti. Sì, lo dico con assoluta limpidezza: coloro che vogliono battersi per la democrazia lo faccia no con gli strumenti disponibili, oppure ne creino altri. Io me ho trovato uno di strumento che per me va benissimo, proprio perché è tutto da costruire. ma lo scopo deve essere quello di assicurare la democrazia. La stessa democrazia che Berlusconi calpesta in nome della sua volontaristica “politica del fare” che ricorda la filosofia del pragmatismo di William James, di cui Mussolini si dichiarava debitore.

E, certo, se Berlusconi dovesse portare alla rottura del sistema democratico, se la sua protervia di anteporre le sue questioni opersonali a quelle generali lo conducessero a uno strappo costituzionale, noi faremo quel che suggeriva il vecchio Eddy parlando di comunisti. Ma fino a quel momento ci comporteremo come il vecchio Socrate messo di fronte a un piano per fuggire in barba alle leggi, o a un bicchiere di veleno in nome della legge.

PAOLO GUZZANTI

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