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***La riflessione***
ECCO COS’E’ LA LAICITA’
di ANDREA SARUBBI*

dicembre 9, 2009 di Redazione 

L’equilibrio tra ruolo pubblico della religione – e non la sua riduzione a fatto privato, irrilevante – e indipendenza della politica. Il deputato del Partito Democratico analizza la questione a partire dalle ultime parole del capo dello Stato e da un’altra analisi di Massimo Franco sul “Corriere” di oggi. Il giornale della politica italiana continua ad indagare sul rapporto tra atei e cattolici nella nostra politica, e sul rapporto religione-politica. Buona riflessione.

Nella foto, Andrea Sarubbi

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di ANDREA SARUBBI*

Le novità mi sembrano due. La prima è l’affermazione del presidente Napolitano sul ruolo pubblico della religione, la seconda è l’analisi impeccabile di Massimo Franco sul Corriere della sera di oggi. Comincio dal capo dello Stato, che mi pare risponda bene a chi – anche all’interno del Pd – tende a ridurre il fenomeno religioso ad una devozione personale, legittimando dunque quei tentativi (come la legge sul velo in Francia, ad esempio) di confinarlo nel privato. Il chador delle ragazze musulmane? Urta la sensibilità altrui. Il velo delle suore cristiane? Pure, suppongo. La kippah dei giovani ebrei? Non ne parliamo. E così pure il presepe (meno politically correct dell’albero) ed i biglietti d’auguri con la scritta “Buon Natale”, che tra qualche anno verrà sostituita dall’ecumenico “Buone feste”, cosa che a Londra (Season’s greetings) avviene già da un po’. Buone feste va bene, perché non offende nessuno, ma guai a chiedere che cosa si festeggia: al limite si potrebbe rispondere l’anno nuovo, ma pure qui i pignoli chiederebbero in base a cosa si misurano gli anni e quindi è meglio lasciar perdere. Buone feste e basta, insomma. In questo clima mezzo ateo-devoto e mezzo credente-anticattolico, che cosa ti va a dire il nostro capo dello Stato, uomo di provata laicità? Che “la religione è un fatto pubblico” e che “l’impegno della Chiesa nella vita sociale è essenziale anche da un punto di vista della società civile”. Lascio a voi i commenti e passo al secondo punto: l’analisi di Massimo Franco – impietosa, ma realistica – sul rapporto tra il mondo cattolico e la politica, e viceversa. Si intitola “Cattolici senza casa” e vi invito a leggerla per intero, ma ne riassumo qui gli aspetti principali, tagliando un po’ con l’accetta.

1. C’è una duplice difficoltà, rispetto ai tempi della Dc: da un lato, i cattolici dell’una e dell’altra parte non pesano all’interno dei due schieramenti; dall’altro, la Chiesa-gerarchia non incide più come prima sugli equilibri di potere.

2. Il caso Feltri-Boffo e quello Lega-Tettamanzi dimostrano che il Centrodestra si sente più forte della Cei, perché sa che la Chiesa è divisa e non orienta più l’elettorato. Finché le gerarchie non confliggono con la politica del governo, il loro consenso è benvenuto. Se no, si fa da soli.

3. Il Centrosinistra è in allontanamento progressivo: un processo che l’Udc può arginare, ma non invertire. Nel Pd l’elezione di Bersani mostra l’irrilevanza degli ex popolari, l’uscita di alcuni cattolici conferma che un filone è in via di esaurimento.

4. Tutto ciò (escluso il punto 3, aggiungo io) è un bene, perché la Chiesa può così ritrovare il proprio ruolo senza cedere alla tentazione del collateralismo, aprendo una fase “più appartata sul piano politico e meno ipotecata dal timore di turbare equili­bri di governo”. Ed in parte sta già accadendo.

Apparentemente, fra le parole del presidente Napolitano e quelle di Massimo Franco ci può essere una contraddizione: da un lato, si rivendica il ruolo pubblico della religione; dall’altro, si sancisce l’indipendenza della politica. Ma a casa mia questa non si chiama contraddizione: si chiama laicità. E spero pure a casa vostra.

ANDREA SARUBBI*

*Deputato del Partito Democratico

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