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Il malessere degli studenti in Grecia e a Teheran. Scontri in ricorrenza delle morti

dicembre 8, 2009 di Redazione 

Il 6 dicembre 2008 l’uccisione di un quindicenne ad Atene da parte della polizia. Lo stesso giorno di 56 anni fa la morte di quattro studenti iraniani per mano dei servizi segreti. L’anniversario (comune) come occasione per far emergere una protesta più generale. Che nasce dai problemi economici e dalla mancanza di libertà e democrazia nei due Paesi. Il giorno degli studenti nel parallelismo tra Grecia e Iran raccontato dalla nostra Désirée Rosadi. Sentiamo.

Un momento degli scontri di ieri e domenica ad Atene

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di Désirée ROSADI

Atene, 6 dicembre 2008. È sera, un gruppo di ragazzi si ritrova per strada, nell’inquieto quartiere universitario di Exarchia, quando una pattuglia della polizia si ferma per un controllo. Un poliziotto spara due colpi e uccide il quindicenne Alexandros Andréas Grigoropoulos. Nessuna situazione di violenza, di scontri, ma due colpi mirati, come emerge da molte testimonianze raccolte nelle ore successive al fatto. Il giorno seguente, centinaia di ragazzi scendono per le strade della capitale e a Salonicco, seconda città del Paese: guerriglia urbana, occupazione dell’università, duri scontri con gli agenti in tenuta anti-sommossa. E così per giorni e giorni. Una situazione talmente critica da costringere l’ex premier greco Costas Karamanlis a riunire con urgenza un vertice ristretto di governo.

Un anno dopo, ancora scontri ad Atene. A poche ore dalla manifestazione per commemorare il primo anniversario della morte di Alexandros, domenica la polizia greca ha arrestato 350 persone circa, tra cui cinque italiani. Decine i feriti, tra i quali il rettore dell’università di Atene. Ieri più di seimila agenti si sono schierati per le vie della capitale per riportare l’ordine. All’arrivo del corteo davanti al palazzo del parlamento, i giovani hanno iniziato a lanciare sassi contro le forze dell’ordine, che hanno risposto con i lacrimogeni. Tra i cinquemila dimostranti, oltre agli studenti, lavoratori e attivisti di sinistra hanno manifestato di fronte al parlamento la loro indignazione per la violenta morte del giovane Grigoropoulos, e hanno chiesto la scarcerazione di coloro che sono stati fermati alla vigilia del corteo.
Dall’uccisione di Alexandros qualcosa è cambiato in Grecia. Il premier Karamanlis è stato duramente sconfitto dal socialista Papandreu nelle elezioni dello scorso ottobre. Molti hanno attribuito il protrarsi delle violenze dello scorso anno alle valutazioni errate del leader conservatore, che non ha saputo arginare la tensione e la guerriglia dei suoi ragazzi. Scelte sbagliate anche per quanto riguarda la politica economica del Paese: Karamanlis è stato accusato di non aver garantito una certa stabilità economica, dopo il crollo della borsa statunitense. Papandreu si trova oggi ad affrontare una crisi di notevole dimensione: si tratta di “una situazione dei conti pubblici molto difficile”, ha avvertito proprio ieri il presidente della Bce Trichet, che necessita di “misure molto importanti e coraggiose”.

Teheran, 6 dicembre 1953. I servizi segreti del regime iraniano uccidono tre studenti. Mezzo secolo dopo, come ogni anno, in piazza Enghelab, nella capitale iraniana, giovani, studenti e oppositori politici si ritrovano per celebrare la Giornata degli Studenti, in ricordo del tragico evento del 1953. Ma questo è un anno particolare. Dopo un’estate di sangue, durante la quale decine di ragazzi e manifestanti contro il regime di Ahmadinejad e della Guida Suprema Khamenei hanno perso la vita negli scontri per le vie di Teheran. Così, in occasione della commemorazione di ieri, le autorità di Teheran da sabato hanno provveduto a sospendere gli accrediti ai corrispondenti stranieri, arrestando nei giorni precedenti molti dirigenti studenteschi. Nonostante gli sforzi del regime, ieri si sono verificati duri scontri tra polizia e manifestanti in piazza Enghelab: testimoni parlano di lancio di lacrimogeni, di colpi di pistola sparati in aria. Tra i numerosi arresti, il sito riformista Mowjcamp parla di una decina di madri di giovani morti nelle manifestazioni dell’estate scorsa: le donne si radunavano come ogni settimana nel parco Laleh, nel centro della capitale, per chiedere giustizia. Quando gli agenti hanno cercato di farle sgomberare, le donne hanno opposto resistenza e alcune sono state fermate.

Paesi diversi, storie diverse, ma avvicinate da un comune denominatore: una buona parte della popolazione, in particolare le giovani generazioni, che reclamano giustizia. Uomini e donne che scendono in piazza e per le strade della loro capitale, esigono delle risposte: in nome di quale istituzione democratica si colpisce a morte i propri figli, perché questa cieca violenza? Da una parte abbiamo un Paese, come la Grecia, che deve affrontare una grave crisi economica, che mette a repentaglio il presente e il futuro di quei giovani, e la mancanza di risposte concrete da parte del governo. Dall’altra una repubblica mediorientale che subisce i danni di un lungo embargo e i danni economici provocati dal calo del prezzo del petrolio, di cui è produttore: anche qui troviamo un’intera generazione, ancor più consistente, che insieme alle forze riformatrici chiede al regime iraniano di cambiare rotta, di poter esprimere liberamente la sua opinione. Due capitali sotto assedio, controllate dagli agenti dell’ordine, un odio che cresce e che sfida il potere cieco delle istituzioni, e una risposta che non arriva. Badate bene, questo malessere è diffuso, lo abbiamo incontrato nei sobborghi parigini, ed è emerso anche in Italia, con gli scontri del G8 di Genova e nelle manifestazioni studentesche dell’anno scorso. Si tratta di un disagio che non può essere sottovalutato, una voce che chiede ascolto, e reclama la verità nascosta sulla morte degli studenti iraniani e del giovane Alexandros.

Désirée Rosadi

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