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E ogni settimana a teatro con il Politico.it Oggi è Cinque donne con lo stesso vestito

dicembre 8, 2009 di Redazione 

l giornale della politica italiana è il giornale del cinema. E del teatro. Tra le pieghe della grande narrazione quotidiana della nostra politica, oltre allo spazio per la (settima) arte che più si avvicina alla politica e che ogni appassionato di politica italiana non può non amare, l’ora della messa in scena. Come per tutto il resto, per il cinema con Attilio Palmieri, per il filone sul Medio Oriente con Désirée Rosadi, e per tutta la squadra della politica italiana, tra redazione e grandi firme, oltre alla matita del nostro Maurizio Di Bona, anche per il teatro il Politico.it mette in campo una tra le firme (appunto) più efficaci e più prestigiose. Oggi Federico Betta ci parla di questo spettacolo scritto dall’autore di American Beauty e Six feet under.          

Nella foto, l’ingresso del teatro de il Politico.it

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CINQUE DONNE CON LO STESSO VESTITO

Calibro2 e Giorgio Lupano
presentano
Cinque donne con lo stesso vestito
di Alan Ball

con Barbara Mazzi, Elisa Pavolini, Eleonora Pippo, Silvia Giuliano, Rossana Mortasa, Fabio Mascagni
regia di Eleonora Pippo

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di Federico BETTA e Elena VANNI

Nel piccolo Teatro Testaccio, nel quartiere romano di Testaccio, un uomo in smoking ci accoglie cordialmente, sorridendo strappa i biglietti. Con naturalezza distribuisce bicchieri di riso, da lanciare agli applausi, e in seguito sale sul palco a recitare. Il primo incontro con questo spettacolo tutto di donne è con un uomo.
Poi, comincia lo spettacolo. Cinque donne vestite di bianco ci sfilano davanti. I loro passi sono accompagnati da Le variazioni Goldberg di Bach, suonate al clavicembalo. Hanno in mano un bouquet. Sono le damigelle d’onore di un matrimonio, infagottate in orribili abiti in tulle e cappellini “fatti a disco volante”.
Salgono sul palco, una cameretta da ragazza, con un letto a castello imponente al centro della scena, un puff, uno specchio senza specchio. Una scena essenziale ed evocativa. Tutto bianco, il colore delle nozze, della verginità e della sospensione. Il colore delle celle di privazione sensoriale, tutto è bianco. Una piccola stanza dell’anima, dentro la quale rifugiarsi: da una cerimonia insopportabile o da parenti oppressivi. Dalla quale ci si affaccia per spiare ex amanti ingombranti che flirtano con tutte le invitate e per maledire la sposa.
Si parla.
A fiume.
Una cascata di parole.
Ogni donna, consapevole o meno, vomita tutto quello che ha dentro. Chi lo fa con cinismo, chi con le frasi della bibbia, chi con gli sfoghi di un’adolescente che rivendica la propria maturità, chi con una bottiglia sempre in mano. Ognuna in modo diverso.
I personaggi, presentati già dalla locandina, hanno ognuna ha una caratterizzazione precisa: la cinica, la cristiana, la disperata, la lesbica e la sorella della sposa. Non serve avere dubbi. Stiamo guardando una tipica commedia americana, sarcastica, irriverente, dagli argomenti provocanti perché sinceri, dal ritmo serrato. La firma l’autore di American Beauty e Six feet under. Equivoci, hashish e cocaina, alcool, fraintendimenti e tradimenti, confessioni. “Non desiderare la roba d’altri”. Fa eco la ragazzetta che parla solo con frasi della Bibbia. “E’ troppo bello…Non vedo l’ora che il suo fascino finisca”, impreca la donna con la bottiglia. “Ecco le mie tette, ecco il mio culo, ecco le mie tette” e ancora “È nella natura umana essere dei perversi qualche volta”… Schegge e fotogrammi.
Rapporti. Tra madri, amiche, sorelle, uomini, amanti, ricordi, malinconie, nausee, aborti, al limite della violenza, tartine mangiate a raffica. Domande, pause, sospensioni. Domande. Un andirivieni incessante, una fuga continua dal ricevimento del quale sentiamo solo rumori lontani di un fuori campo molto cinematografico. Tanti argomenti importanti, trattati in modo veloce, ma non banale, messi tutti dentro, come i menù dei matrimoni, dove non ci si fa mancare nulla.
C’è da dire una cosa, che è un dato di fatto: abituati a salotti e sitcom di donne che parlano a raffica di sé, sicuramente la commedia era più dirompente quando è stata scritta agli inizi degli anni novanta.
La regia di Eleonora Pippo, che è anche in scena interpretando la Cinica, sottolinea con pochi tratti la claustrofobia del fuori e ci porta, come le commedie ben scritte e diretta sanno fare, ad affezionarci al trambusto e alle storie di quella piccola stanzetta bianca.
Le altre attrici, Rosanna Mortara, Elisa Pavolini, Barbara Mazzi e Silvia Giuliano, sono tutte convincenti e brave, e sul palco si divertono. L’uomo in smoking, Fabio Mascagni, è bravissimo a fare gli onori di casa e quando raggiunge le ragazze sul palco.
Una scena in particolare: la sorella della sposa che piange. Dopo aver confessato una violenza. Che lei ancora ritiene un amore vero, nel ricordo di quello che è successo quando aveva tredici anni. Perché “Io gli piacevo, davvero gli piacevo”, cerca aiuto nel vestirsi come una bambina, piange e si veste. Sbaglia manica. Viene aiutata. Piange e dice “Se volete scusarmi, credo che di là ci sia bisogno di me”.
Una scena commovente, dove una figlia recita la parte della figlia anche se distrutta, e dopo aver mandato a quel paese la madre, si riveste e da brava bambina torna nel salotto elegante della villa. La villa dove quello che è appena diventato il marito della sorella l’ha posseduta anni prima.
Non c’è moralismo, non c’è giudizio. Ci sono solo racconti.

Ho visto lo spettacolo il 25 novembre, la giornata internazionale contro la violenza maschile sulle donne (www.controviolenzadonne.org). Ragazze emancipate sul palco, in tempi in cui alla libertà di scelta delle donne viene sferrato l’ennesimo colpo basso, bloccando la libera commercializzazione della pillola RU486. In tempi in cui si sente sempre più spesso il termine moralità femminile dalla bocca di politici rigorosamente uomini. In uno dei periodi più difficili per le continue operazioni che irreggimentano i corpi delle donne, e violano l’autodeterminazione come si violano i corpi…
In questi tempi vedere donne che parlano liberamente e si confrontano è un vero toccasana. Ed è un piacere notare che attrici e registe mettono in scena spettacoli e lavori dedicati al ripensamento dei ruoli di genere. Nell’epoca della grande confusione, rielaborare e mostrare è forse l’unico modo per liberarsi dal pantano.
In attesa che anche i testi siano scritti da donne.

Federico Betta
Elena Vanni

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