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Diario. Le reazioni a Spatuzza. Boffo, ora Feltri ammette: ‘Sì, scrissi cose non vere’

dicembre 4, 2009 di Redazione 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La prima firma è Carmine Finelli. Verità e finzione. Si gioca tra questi due opposti un’incredibile – e potente - giornata di politica italiana. E’ il giorno di Gaspare Spatuzza, il pentito di mafia delle annunciate rivelazioni su Berlusconi (la “bomba atomica” prevista dal presidente della Camera). «Graviano mi disse: Berlusconi e Dell’Utri ci hanno messo l’Italia nelle mani», testimonia Spatuzza, e di questo vi abbiamo ampiamente raccontato nel pomeriggio (trovate il pezzo tra gli Ultimi articoli). Questa è l’ora delle reazioni della nostra politica, che il giornale della politica italiana vi riporta integralmente, dando spazio a difesa e “accusa” di maggioranza e opposizione (extraparlamentare, perchè Pd, Udc e persino l’Idv scelgono la via della prudenza). Oggi a Fini tocca ricordare che si tratta di «semplici parole» a cui dovrà essere trovato riscontro, mentre leggerete delle reazioni di centrodestra e sinistra radicale (colorito come sempre Gasparri, che parla di pentito «Spazzatura», giocando sull’assonanza col cognome). Ma oggi è anche il giorno, incredibile, di Vittorio Feltri, che fa una clamorosa marcia indietro sull’ex direttore di “Avvenire”, come ricorderete costretto alle dimissioni dopo un duro attacco de “il Giornale” di Feltri che ne parlò, tra il resto, come di un omosessuale al servizio della moralità della Chiesa (contraddizione che, peraltro, andrebbe approfondita meglio, visto che non esiste nessun codice che stabilisca che l’omosessualità sia una colpa; ma nel caso ne riparleremo). Oggi il responsabile del quotidiano della famiglia Berlusconi dice: «Era tutto falso. La nota che pubblicai non corrisponde al casellario giudiziario». Tutto questo nel giorno in cui Napolitano e Bagnasco invitano i giornali a tenere conto dei valori. Il racconto.

Nella foto, il direttore de “il Giornale” Vittorio Feltri

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di Carmine FINELLI

Giornata “atomica” quella odierna. Le dichiarazioni di Gaspare Spatuzza rischiano di aprire una voragine all’interno dei rapporti tra poteri dello stato e soprattutto rischiano di acuire i contrasti tra esecutivo e giudiziario. Inoltre, scenario poco probabile ma non impossibile, le scottanti rivelazioni che Spatuzza ha reso oggi fanno tremare la tenuta del governo stesso. Per ora, la deposizione nell’aula bunker di Torino solleva solo reazioni nella politica italiana.
Il presidente della Camera, Gianfranco Fini ironizza sul suo stesso riferimento (nel fuorionda) all’allora futura «bomba atomica» spatuzziana: “L’atomica amplificazione mediatica delle dichiarazioni di Spatuzza non deve far passare in secondo piano un elementare principio di civiltà giuridica: senza riscontri puntuali e rigorosi, che è dovere dei magistrati individuare, le accuse restano soltanto parole”. Anche il pensiero del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Paolo Bonaiuti è affidato ad una nota. “La mafia attacca Berlusconi perché lui la combatte”. E’ questo in estrema sintesi, il succo del ragionamento del sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Secondo Bonaiuti il fatto che “la mafia utilizzi i suoi esponenti per rilasciare dichiarazioni contro il presidente del Consiglio è del tutto logico visto che Berlusconi è a capo di un governo che agisce in maniera così determinata e così concreta nei confronti della criminalità organizzata”. Niccolò Ghedini, parlamentare del Pdl e legale del premier Silvio Berlusconi, si è scagliato contro il pentito ancora con una nota: “Siamo pronti ad azioni giudiziarie contro Spatuzza. Le sue dichiarazioni appaiono di una totale ed assoluta inconsistenza. I riscontri disposti – si legge nel documento – non potranno che dimostrarne l’inattendibilità. Resterà da comprendere quali siano state le ragioni che lo hanno indotto a fare queste affermazioni che hanno consentito le conseguenti indegne strumentalizzazioni politiche e mediatiche da taluni puntualmente svolte”. “Il tentativo di delegittimare la lotta alla mafia, la lotta vera e non a parole, che il presidente Berlusconi e i governi da lui presieduti hanno fortemente posto in essere nel corso degli anni e ancor più in questa legislatura, è del tutto evidente – va avanti Ghedini – È ovvio che nei confronti dello Spatuzza dovranno essere esperite tutte le opportune azioni giudiziarie che il caso impone, ancorché di utilità assai marginale trattandosi di un ergastolano, certamente più interessato agli sconti premiali e al più favorevole trattamento di pentito che intimorito da azioni penali e civili di ben modesta entità rispetto agli omicidi da lui commessi e accertati” conclude l’avvocato di Silvio Berlusconi. La posizione del presidente dei senatori del Pdl Maurizio Gasparri è molto dura: “Spatuzza? È solo un refuso della parola spazzatura. Da dire, al termine della sua pantomima, c’è solo che le cosche provano a vendicarsi perché i governi Berlusconi hanno fatto della lotta alla mafia una cosa seria, con leggi e arresti che la sinistra non fece”.
Sulle dichiarazioni di Spatuzza interviene anche l’opposizione. Il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, è prudente: “Dico solo che tocca ai giudici valutare le dichiarazioni di un pentito, credo che non ci sia altro da aggiungere” risponde il leader del Pd ai giornalisti che gli chiedevano un commento.
Per Orazio Licandro, della segreteria nazionale del PdCI – Federazione della sinistra, già componente della Commissione Antimafia, ed esponente della sinistra estrema extraparlamentare la deposizione di Spatuzza costituisce “l’esplosione di quella bomba atomica di cui parlava Fini. Queste rivelazioni – aggiunge – se riscontrate dai magistrati, sono di una gravità inaudita perché costringono ad una nuova lettura della transizione italiana e aprono una fase politica assai torbida e pericolosa». «A prescindere da ogni altra considerazione – conclude Licandro – Silvio Berlusconi non può restare un secondo di più a palazzo Chigi. È un’ombra pesantissima quella che grava sulla sua testa che nuocerà profondamente all’immagine dell’Italia, isolandola sul piano internazionale”. Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione comunista, attacca il presidente del Consiglio: “Forse il premier Berlusconi è colluso con la mafia, come sta dicendo in queste ore il pentito Spatuzza, di certo – afferma Ferrero nella sua nota – sta impoverendo l’Italia, come dimostrano tutte le indagini statistiche, a partire dal 43mo rapporto del Censis sulle famiglie italiane diffuso quest’oggi”.
Sulla vicenda intervengono anche due magistrati di alto rango, già componenti del pool antimafia di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Per Giuseppe Ayala, quelle di Spatuzza “sono affermazioni che non possono lasciare indifferenti. Guai a costruire una responsabilità penale solo sulla parola di un collaboratore” avverte però l’ex magistrato. Convinto che “i magistrati stanno svolgendo il loro lavoro con il massimo rigore. Poi, chiaramente l’impatto mediatico è notevole”. Secondo il procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia, ospite della trasmissione di Rai2 Il Fatto del giorno “l’attendibilità di Spatuzza deve essere valutata fino in fondo, su questo non c’e dubbio. I collaboratori di giustizia sono degli assassini, ma sono anche uno strumento indispensabile per contrastare la mafia”.

Caso Boffo, l’”errata corrige” di Feltri. E nella giornata movimentata di oggi, c’è anche spazio per un revirement del tutto clamoroso. E’ Vittorio Feltri a fare marcia indietro sul caso Dino Boffo che lui stesso aveva lanciato dalle colonne de “Il Giornale”. “Boffo ha saputo aspettare, nonostante tutto quello che è stato detto e scritto, tenendo un atteggiamento sobrio e dignitoso che non può che suscitare ammirazione”. A dirlo è proprio Vittorio Feltri, rispondendo su sul quotidiano da lui diretto, a una lettrice che gli chiede come mai la vicenda Boffo, irrilevante secondo la lettrice, abbia suscitato un tale polverone.
Lo stesso Feltri continua la sua disamina sottolineando che dal fascicolo “non risulta implicato in vicende omosessuali, tanto meno si parla di omosessuale attenzionato. Questa è la verità. Oggi Boffo sarebbe ancora al vertice di Avvenire. Personalmente – spiega Feltri – non mi sarei occupato di Dino Boffo, giornalista prestigioso e apprezzato, se non mi fosse stata consegnata da un informatore attendibile, direi insospettabile, la fotocopia del casellario giudiziario che recava la condanna del direttore a una contravvenzione per molestie telefoniche. Insieme, un secondo documento (una nota) che riassumeva le motivazioni della condanna. La ricostruzione dei fatti descritti nella nota, oggi posso dire, non corrisponde al contenuto degli atti processuali”.
Secondo Domenico Pompili, portavoce della Cei, “l’articolo di oggi conferma il valore della persona del dottor Boffo che, ancora prima delle tardive ammissioni di Feltri, si è volontariamente fatto da parte per non coinvolgere la Chiesa, che ha peraltro servito da sempre con intelligenza e passione”. L’Avvenire ha invece deciso di aprire il proprio sito web con la notizia del “ripensamento” di Feltri.
E il comitato di redazione di Avvenire in una nota risponde a Feltri: “Un buon giornalista avrebbe verificato la notizia prima di pubblicarla. Le sue ammissioni rendono ancor più evidente la necessità di una seria riflessione sulla professione giornalistica, sulla responsabilità dell’informazione, a tutela del lettore e di chi, questo mestiere, cerca ancora di onorarlo con onestà intellettuale e umano rispetto”.

Media e istituzioni, gli appelli di Napolitano e Bagnasco. Per rimanere in tema di liti, arriva, chiarificatore, un messaggio del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. “I mezzi di comunicazione e noi stessi che lavoriamo nelle istituzioni siamo spesso troppo assorbiti dai comportamenti litigiosi o comunque poco cooperativi che caratterizzano la nostra società politica e non guardiamo con sufficiente attenzione alle espressioni della nostra società civile”. Lo dice il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nel giorno dedicato al mondo del volontariato al Quirinale. L’Italia, ha fatto notare il capo dello Stato, “non è solo quella litigiosa rappresentata dalla politica ma anche quella del volontariato, dell’impegno della società civile capace di favorire la coesione sociale”.
E oggi al mondo dell’informazione si è rivolto anche il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana, parlando dal congresso dell’Unione della stampa cattolica. “Quando la comunicazione perde gli ancoraggi etici e sfugge al controllo sociale – sostiene il numero uno dei vescovi italiani – finisce per non tenere più in conto la centralità e la dignità inviolabile dell’uomo, rischiando di incidere negativamente sulla sua coscienza, sulle sue scelte, e di condizionare in definitiva la libertà e la vita stessa delle persone. Il nostro Paese – prosegue Bagnasco – di fronte alle grandi questioni che lo interrogano ha bisogno di un linguaggio serio e sereno, di cultura del rispetto, di passione per il bene comune. Anche a voi – afferma il porporato rivolgendosi ai giornalisti dell’Unione che celebra in questi giorni i 50 anni della sua fondazione – ricordando le vostre radici intellettuali e religiose, viene affidata una grande responsabilità”.

Carmine Finelli

Commenti

3 Responses to “Diario. Le reazioni a Spatuzza. Boffo, ora Feltri ammette: ‘Sì, scrissi cose non vere’”

  1. mario on dicembre 5th, 2009 00.19

    Lo dissi allora lo dico adesso. il fatto che Boffo sia o meno omosessuale non è rilevante. Il fatto che abbia patteggiato una condanna (per la quale quindi risulta colpevole) lo è.

  2. Carlo on dicembre 5th, 2009 01.07

    Certo, in assoluto è come dici tu, Mario.
    Ma Feltri fu sulla presunta omosessualità che fece leva, fu quella la pietra di (un assurdo) scandalo, anche perchè della condanna sapevano già tutti, non era certo un segreto, e riportarla alla luce avrebbe dovuto far ben poco rumore.
    Furono le accuse a sfondo sessuale ciò che mise in crisi Boffo e lo portò alla decisione delle dimissioni.
    Non a caso fu quello che Feltri si inventò quando avrebbe potuto disporre della “notizia” (già data, vecchia) della condanna.
    Quindi: in assoluto è vero, è la condanna a macchiare un po’ Boffo, almeno a metterne in discussione parte della credibilità (anche se va detto, caro Mario, ma di nuovo in assoluto, che una persona colpevole di qualcosa ma di cui sia stata riconosciuta la colpa e che abbia scontato l’eventuale pena prevista, ha diritto ad un credito di fiducia da parte della società); ma sono le accuse a sfondo sessuale a mandarlo in crisi e a portarlo alle dimissioni e quindi Feltri è doppiamente, gravemente responsabile (di avere messo alla berlina una persona comunque rispettabile e di averlo fatto mediante una notizia falsa, di cui sapeva).
    L’ipocrisia con la quale oggi chiede candidamente scusa completa il quadro di un pessimo professionista, per non andare troppo sul personale.

  3. mario on dicembre 5th, 2009 08.40

    Sull’errore e le colpe di Feltri in questo caso niente da eccepire è come dici te Carlo. Sul credito a chi ha commesso un reato è un po diverso. Dipende tutto dal lavoro che fai. Se risulti colpevole di guida in stato di ebrezza è difficile darti del credito come autista d’autobus. Così come non metterei mai in mano un aereo a un ex terrorista. Questa logica noi l’abbiamo mandata al macero e abbiamo esempi di chi ha fatto l’ideologo negli anni di piombo o è un mandante di omicidio che commenta le notizie politiche sui principali giornali italiani. In questo caso, pur essendo il tutto meno grave, era logico aspettarsi che chi ha subito una condanna possa certamente fare il cronista…….appunto il cronista non il commentatore, ma anche qui il buon senso è andato al macero.

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