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Berlusconi: “Nessuna competizione con Fini”. Ma ieri : “Se potessi lo sfiducerei”

dicembre 3, 2009 di Redazione 

Il premier a margine dell’incontro con Medvedev: «Non ho mai detto ciò che hanno scritto i giornali, non l’ho nemmeno mai pensato». Ma mentre il presidente della Camera torna a tuonare sulla giustizia («Un valore l’indipendenza dei magistrati») nel Pdl in primis gli ex colonnelli si muovono per isolarlo. Il racconto di Carosella.

Nella foto, L’era glaciale nei rapporti tra Fini e Berlusconi

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di Francesco CAROSELLA

“Non sono in competizione con nessuno”: così Silvio Berlusconi ai giornalisti circa il suo rapporto con Gianfranco Fini. “Vorrei solo approfittare dell’occasione – ha detto Berlusconi nel corso della conferenza stampa del bilaterale Italia-Russia – per dire che sono dispiaciuto che i giornali continuino ad attribuirmi espressioni e parole che io non solo non mi sono mai sognato di dire ma che non ho neppure pensato” riferendosi alle pesanti indiscrezioni che ora vi raccontiamo.

Quanto dice oggi il presidente del Consiglio è l’opposto di sole 24 ore fa: “Se si potesse, lo sfiducerei”. Berlusconi abbandonava ogni prudenza diplomatica, Fini è un traditore.

Non era bastato neanche convincersi che il suo “è un clamoroso autogol, è vittima di sé stesso e si è cacciato da solo in un angolo”. Il premier aveva confidato ai suoi di non volerlo più vedere nemmeno di persona, “se fosse possibile sfiduciarlo, proporrei io stesso la mozione. Ma non gli forniremo l’alibi perché passi per una vittima” rispondeva infine a chi gli propone di estromettere il presidente della Camera.

“D’ora in poi voglio tutte aquile” ha detto ancora Berlusconi, rivolgendosi anche a Sandro Bondi, reo di non aver difeso a sufficienza il presidente del Consiglio a Ballarò, oltre che di aver detto di pensarla allo stesso modo di Fini sul rispetto delle istituzioni democratiche e di garanzia, salvo poi ritrattare all’ultimo momento.

I berlusconiani e gran parte degli ex An come Gasparri starebbero predisponendo ora una strategia di isolamento, il partito deve dimostrare che Fini è in netta minoranza, che il Pdl si dissocia dalle sue posizioni.

Il premier lo attende al varco: “Voglio vedere come si comporterà su Nicola Cosentino, e anche sul processo breve non voglio scherzi”, una legge che il premier ha bisogno che venga assolutamente approvata “entro febbraio”.

Ora il sospetto del Cavaliere è che si stia preparando un asse segreto tra il presidente della Camera e il Quirinale per porre il veto alla legge sul processo breve, nel qual caso “garò rivotare immediatamente la legge” chiarisce subito Berlusconi.

La preoccupazione per uno scontro tra il Colle e il presidente del Consiglio si profila più nitidamente all’orizzonte, tanto che l’opposizione sta già iniziando a correre ai ripari, perché se il Parlamento dovesse rivotare con lo stesso esito una legge cui Napolitano ha posto un veto la posizione del Quirinale sarebbe compromessa e potrebbe aprirsi l’ipotesi di delegittimazione del presidente della Repubblica. Il Pd ieri ha manifestato disponibilità sulle riforme costituzionali svincolandole dalle leggi ad personam in modo da creare un margine di protezione intorno a Napolitano.

Denis Verdini: “Il centrodestra finora non ha mai espresso il presidente della Repubblica. Pur avendo rispetto per le istituzioni, sappiamo che sono fatte da uomini, non da marziani”.

“Se Fini tiene duro si dimostrerà che la vera tigre di carta è Berlusconi. Il primo a non volere le elezioni è il Cavaliere, perché stavolta teme di perderle” commenta Casini gli ultimi sviluppi dello scontro. Nel frattempo ieri una cinquantina di senatori e deputati ex An tra cui Ignazio La Russa hanno deciso di organizzare una convention ad Arezzo con tutte le fondazioni Pdl con l’obiettivo di contrastare l’offensiva finiana e dimostrare che il pensiero finiano “non è l’unica centrale culturale del centrodestra”.

Fini intanto è tornato a tuonare sulla giustizia: “La magistratura nel tempo ha assunto quei connotati di indipendenza dal potere esecutivo che continuano a rappresentare la vera garanzia per la tenuta dell’ordinamento democratico”. Ma è comunque necessaria una riforma: “Il controllo di legalità e della funzione giurisdizionale risentono pesantemente di inadeguatezze di norme di strutture cui da troppo tempo governi e parlamento, nel succedersi delle legislature, non hanno posto rimedio in modo ordinato e coerente, a partire dallo stanziamento di adeguate risorse finanziarie” sottolinea la terza carica dello Stato.
“Se il Parlamento riuscirà a fare tutto questo – conclude Fini – sarà un passo avanti verso il buon governo della cosa pubblica senza il quale non c’è progresso di libertà e di giustizia. I due valori che devono essere tutelati, garantiti e diffusi per far sì che la Costituzione sia rispettata a partire dal suo carattere autenticamente democratico”.

Francesco Carosella

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