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Diario politico. Scajola: “Fini non in linea col Pdl”. Lui: “Non rinuncio alle mie idee”

dicembre 2, 2009 di Redazione 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La prima firma è Carmine Finelli. Ampia, ricca prima parte tutta dedicata al confronto interno al partito di Berlusconi dopo la diffusione del fuorionda del presidente della Camera, l’invito a chiarire giunto dai maggiorenti del Popolo della Libertà e il niet dell’ex leader di An: «Non devo spiegare nulla». Il ministro per lo Sviluppo economico esprime, probabilmente, una sensibilità diffusa nel Pdl. E vicina a quella di Berlusconi, che pure riesce a scherzare: «Me ne vado a Panama». Ma Fini non recede di un millimetro, e alla commemorazione di Nilde Iotti alla Camera replica anche a chi diceva di vedere nelle sue parole “rubate” del 6 novembre un tradimento del mandato di capo di Montecitorio, al punto da poter ragionare dell’ipotesi di chiedergli le dimissioni: «Essere imparziale non significa rimanere estranei al confronto delle opinioni». Chiudiamo con il rifiuto da parte dell’Agenzia del farmaco ad apportare correttivi alla delibera sulla Ru486: «Non sta a noi decidere sul ricovero». Ma Sacconi: «Incompatibile con la legge 194». E con l’intervento di oggi del presidente della Repubblica che, tra l’altro, ha elogiato il ruolo fondamentale degli insegnanti nella costruzione dei cittadini del futuro. Il racconto.

Nella foto, il presidente della Camera Gianfranco Fini

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di Carmine FINELLI

Giornata di scontri quella odierna. Fuoco amico sul Popolo della Libertà. Sembra essere proprio questa infatti l’interpretazione che i maggiorenti di via dell’Umiltà danno allo scivolone di Gianfranco Fini che con il suo fuorionda rischia di minare gli equilibri interni al partito di maggioranza.
Dopo la diffusione del video ad opera di RepubblicaTv i toni sono ancora più accesi nel Pdl. All’indomani delle polemiche suscitate dal fuorionda di Fini, all’interno del Pdl si moltiplicano le voci in difesa del premier e gli attacchi al presidente della Camera. Alla nota ufficiale del partito e la telefonata di Fini a “Ballarò”, fanno seguito le dichiarazioni di Claudio Scajola. Il ministro dello Sviluppo economico punta il dito contro certi “distinguo che sono ormai fuori dalla linea del partito”. Le dichiarazioni di Fini, spiega il Scajola, “dimostrano una volontà e un’azione diversa dalla considerazione e dalla linea del Pdl: credo che ognuno debba mantenere la propria coerenza fino in fondo”. Anche Giorgio Stracquadanio, parlamentare del Pdl, sul quotidiano on line “Il predellino”, afferma che nel “comportamento di Fini c’è una superficialità dell’atteggiamento mista a un arroganza politica da annichilirne la credibilità non tanto di aspirante leader politico quanto di interprete del ruolo di garanzia che spetta al presidente della Camera”. Secondo Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati del Pdl, la linea politica del partito è chiara e “non è consentito a nessuno rimettere in discussione i capisaldi, ci auguriamo che anche Fini si impegni perché siamo ancora in tempo a mettere da parte errori e incomprensioni”. Franco Frattini, ministro degli Esteri, ricorda che sul tema della riforma della Giustizia così come su altri argomenti il Pdl ha una linea condivisa ed è importante che tutti si attengano a questa “regola”. Non manca, comunque, chi prova a sedare le animosità. Come Italo Bocchino, vicepresidente dei deputati del Pdl: “Fini e Berlusconi rappresentano la più solida coppia politica italiana – afferma – e nonostante un momento di evidente difficoltà interne al Pdl, hanno il dovere verso gli elettori di ricreare un clima di armonia e collaborazione teso al consolidamento del centrodestra e al buongoverno del Paese”. Il Guardasigilli, Angelino Alfano, si augura “che se equivoci ci sono si superino, perché il Pdl è figlio di una grande intuizione che non va dispersa ma valorizzata”.

Silvio Berlusconi, presidente del Consiglio dei Ministri, interviene nel pomeriggio, dalla Conferenza Italia-America Latina di Milano, sulle polemiche degli ultimi giorni legate alla giustizia. “Devo fare presto, devo preparare la valigie perché parto per Panama – dice il premier con una battuta – Mi mancheranno ‘Annozero’, ‘l’Unità’, ‘la Repubblica’ e i Pm: però cercherò di sopravvivere ugualmente”. Il presidente del Consiglio prende spunto dalle parole del presidente panamense che aveva a lungo lodato le attrattive del suo Paese. Berlusconi, sempre scherzando, si è detto sicuro che il presidente Ricardo Martinelli gli preparerebbe un’accoglienza degna. “E poi in privato preparami quelle che mi stanno a cuore”, conclude Berlusconi. A sorpresa, dunque, il primo ministro decide di non intervenire direttamente nel caso politico suscitato dalle dichiarazioni di Fini. Al suo posto, la squadra di governo del tutto compatta.
Anche Sandro Bondi, presente ieri sera a “Ballarò”, torna invece sull’intervento in diretta di Fini. “Mi ha particolarmente amareggiato – spiega – Dal 1992 ad oggi, è accaduto che una minoranza di magistrati ha ritenuto possibile ribaltare il verdetto elettorale degli italiani attraverso una evidente e drammatica persecuzione ai danni del leader di Forza Italia, prima, e del Pdl, ora. È anche per queste ragioni che una persona come me, proveniente dalla storia del Pci, come Gianfranco Fini ha giustamente ricordato, non poteva e non può riconoscersi nel giustizialismo che la sinistra ha abbracciato in Italia come sostitutivo dell’ideologia e come scorciatoia per conquistare il potere senza aver portato a compimento, ancora oggi, un necessario rinnovamento politico e culturale. Ed è la stessa ragione – conclude Bondi – per cui da Fini mi sarei aspettato parole che fugassero la sgradevole impressione che non si può non ricavare dalla sua conversazione con il procuratore della Repubblica di Pescara”.
Il perdurare delle polemiche ed il ginepraio di dichiarazioni, costringono lo stesso Fini, durante la cerimonia in ricordo di Nilde Iotti a dieci anni dalla sua scomparsa, attraverso la sottilineatura del suo “esempio di imparzialità e di equilibrio”, a ribadire che “essere super partes non significava rimanere estranei al confronto delle opinioni. La cultura democratica si fonda, a ben vedere, sul confronto delle idee. È da lì che viene la capacità di dialogo e di ascolto”. Fabio Granata deputato del Pdl e finiano doc difende il presidente della Camera: “Cadono le braccia. È in atto un’operazione di delegittimazione nei confronti del presidente della Camera e di noi che stiamo con lui ad opera di una parte del Pdl, della quale non fa parte Berlusconi, ma dei cosiddetti ultrà. Meraviglia che tra questi ci siano dirigenti politici che devono tutto a Fini e che ora si caratterizzano per malafede intellettuale”.
A margine della commemorazione in ricordo di Nilde Iotti a Montecitorio, il segretario del Pd Pier Luigi Bersani parla delle tensioni nella maggioranza: “Il centrodestra è in una confusione micidiale e queste sarebbero chiacchiere se non fosse che c’è una totale paralisi del governo in campo economico e le misure si stanno rivelando aria fritta. Il Pd dal canto suo – sostiene Bersani – deve dare un messaggio al Paese molto chiaro: mettere al centro i temi del lavoro, essere pronto a modernizzare il sistema istituzionale e dire un fermo no alle leggi ad personam per risolvere i problemi di una sola persona”.
La vicenda offre lo spunto al Giornale, quotidiano della famiglia Berlusconi, per un nuovo affondo contro Fini. “Fini è nudo” è l’articolo a firma di Vittorio Macioce che già dal titolo è decisamente esplicito: “S’è tradito, chiarisca o si dimetta”. Nell’apertura del quotidiano si legge: “A questo punto non c’è più altro da dire. Niente alibi, niente sospetti. Non servono le supposizioni. L’attore si toglie la maschera e mostra il suo vero volto. È l’ora della verità e per Gianfranco Fini è arrivata”. E prosegue: “Fini da tempo sta giocando un’altra partita. Il Pdl non è più il suo progetto. Fini è l’uomo dell’Enola Gay, della bomba atomica giudiziaria, della scissione dell’atomo politico. Finalmente e così sia”. Libero, altro giornale vicino al Pdl, con un gioco di parole sull’accaduto definisce invece Fini “ormai fuori onda”. Secondo il direttore Maurizio Belpietro, da quelle frasi “si capisce che il presidente della Camera ha fretta di archiviare Berlusconi e spera che una mano gliela dia la magistratura con il solito pentito”. Belpietro attribuisce a Fini “un sentimento di rancore a lungo covato e una voglia di berlusconicidio nascosta a fatica”. Poi conclude: “La terza carica dello Stato continuerà a cavalcare fuori onda, alla larga da Berlusconi. Ma non andrà lontano”.
A difesa del presidente della Camera invece si schiera il quotidiano “il Secolo d’Italia”, già organo ufficiale di An. In un pezzo intitolato “Complotti inventati e tradimenti veri”, il giornale evidenzia che “certe cose sembrano l’ultimo atto di una manovra di strumentalizzazione che giunge ora al tentativo di processo a Fini. Siccome è chiaro che nessuna linea è stata messa in discussione – sottolinea Flavia Perina, direttrice del giornale e deputata del Pdl – quello che si dovrebbe spiegare è altro. Chi ha interesse a forzare la polemica oltre a ciò che è legittimo? Non amiamo la dietrologia, ma qua è evidente l’obiettivo: esasperare Fini e sospingerlo altrove a forza di provocazioni”.

Ru486. Ma la giornata fa segnare anche un altro scontro molto duro tra l’Aifa (Agenzia italiana del farmaco) ed il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi. Il Cda dell’Aifa non apporterà modifiche alla delibera già adottata il 30 luglio scorso, “perché è già pienamente coerente con indicazioni del ministro Sacconi”. La delibera, emanata il 30 luglio scorso, autorizza l’arrivo in Italia della pillola Ru486 ed “è pienamente coerente con l’esigenza di garantire che il percorso abortivo avvenga in ambito ospedaliero” come raccomandato dal ministro del Welfare Maurizio Sacconi.
Il Consiglio di Amministrazione dell’Agenzia del Farmaco, “rimette al Ministro e alle autorità competenti l’emanazione dei provvedimenti applicativi o specificativi della Delibera del 30 luglio scorso per garantire il pieno rispetto della legge 194/78″ e per l’osservanza sul territorio delle modalità di somministrazione del farmaco in regime ospedaliero. Lo rende noto l’Aifa al termine della riunione del Cda per esaminare la compatibilità della delibera di autorizzazione della pillola abortiva Ru486 con le richieste del ministro Sacconi avanzate la scorsa settimana sulla compatibilità con il regime di ricovero.
Lo stesso Sacconi è poi ritornato sul punto del ricovero: “Se non si riscontrerà la effettiva, diffusa, pratica del ricovero ospedaliero ordinario per le persone sottoposte ad aborto farmacologico, si evidenzierà una manifesta incompatibilità con la legge 194, di cui dovrebbero prendere atto Parlamento e Commissione europea per le decisioni conseguenti” commenta il ministro del Welfare dopo la notizia della decisione dell’Agenzia del farmaco di non modificare la delibera di autorizzazione della pillola abortiva Ru486 in Italia. Secondo il ministro l’Aifa dovrebbe chiarire la questione della necessità del ricovero ordinario in ospedale per l’uso della pillola Ru486, l’unico in grado di garantire – secondo il ministro – il rispetto della legge 194 sull’aborto.
Sull’argomento interviene l’ex ministro della sanità Livia Turco: “La presa di posizione dell’Aifa è ineccepibile. Stabilire le modalità di assistenza ospedaliera non compete infatti all’Agenzia del farmaco. Mi auguro che il ministro Sacconi adesso non faccia ulteriori forzature e rispetti la deontologia medica, la salute delle donne e i corretti rapporti con le Regioni” ribadisce Livia Turco, capogruppo Pd in commissione Affari sociali della Camera.

Napolitano sull’Unità d’Italia. Nell’aggrovigliata giornata politica interviene anche Giorgio Napolitano, per richiamare tutte le forze politiche ad uno sforzo condiviso per l’unità nei valori costituzionali. La Costituzione italiana esprime “valori e regole che devono ispirare l’attività delle istituzioni ma anche la vita e i comportamenti degli italiani”. E’ questo il messaggio del presidente della Repubblica nell’ambito dell’incontro con il Sindaco, il presidente della Provincia ed alcune scolaresche di Pisa, per l’anniversario della firma della legge leopoldina contro la pena di morte. Napolitano rileva, inoltre, che “l’unità d’Italia è il bene più prezioso; un valore scolpito nella Costituzione”. Il capo dello Stato precisa in seguito che “l’Italia è stata grande anche quando era divisa; l’Italia intesa come Nazione, come patrimonio culturale, come grande storia di presenza civile nel mondo. E’ bene che si sappia da dove veniamo, da dove viene l’Italia unita che tra poco, nel 2011, celebrerà il suo 150° anniversario”.
Al termine del suo intervento Napolitano rende omaggio al ruolo degli insegnanti, soprattutto a quelli delle scuole primarie e medie “perchè quelli sono anni fondamentali per aprire la mente e per formare i cittadini; senza gli insegnanti, che fanno il loro dovere con passione e abnegazione, non sarebbe possibile”.

Carmine Finelli

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