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Diario politico. (Ri)ecco cosa pensa Fini: ‘Silvio confonde consenso con immunità’

dicembre 1, 2009 di Redazione 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La prima firma è Carmine Finelli. Il presidente della Camera registrato a sua insaputa mentre chiacchiera con un suo amico procuratore (il video da oggi su PoliticoTv, a destra). Dice ciò che aveva (o avrebbe) già detto in pubblico: «Il presidente del Consiglio si sente un monarca. Io gliel’ho detto, statte quieto, ricordati quello a cui hanno tagliato la testa». La vera notizia è che ora si sa che queste cose Fini le pensa davvero. Insorge il Pdl: «Chiarisca se sull’idea che sia in atto un tentativo di fare cadere il Governo continua ad essere d’accordo con noi». Berlusconi: «Così non si può andare avanti». E c’è chi ora parla di resa dei conti sempre più vicina. Effetto possibile: le elezioni anticipate, con la maggioranza smembrata nella sua componente finiana. Vi terremo aggiornati. Il giorno orribile del centrodestra prosegue con la Finanziaria: in commissione Bilancio, alla Camera, ben 12 emendamenti di maggioranza su 14 vengono respinti. Più controversa la vicenda dell’avviso di garanzia recapitato a Roberto Formigoni: lo stesso pm titolare dell’inchiesta, che riguarda l’inquinamento ambientale, mette le mani avanti. Noi comunque vi raccontiamo l’annuncio dato dallo stesso presidente della Regione Lombardia.    

Nella foto, il presidente della Camera Gianfranco Fini

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di Carmine FINELLI

Giornata movimentata quella odierna. A far tremare il “palazzo” della politica italiana sono le dichiarazioni di Gianfranco Fini “rubate” ad un convegno. La terza carica dello Stato presente a Pescara il 6 novembre scorso, parla apertamente con il procuratore capo di Pescara Nicola Trifuoggi non accorgendosi che i microfoni fossero ancora accesi. “Berlusconi confonde il consenso popolare, che ovviamente ha e che lo legittima – dice Fini – a governare, con una sorta di immunità nei confronti di qualsiasi altra autorità di garanzia e di controllo: magistratura, Corte dei Conti, Cassazione, Capo dello Stato, Parlamento. Siccome è eletto dal popolo…”. Spiega in una nota Fabrizio Alfano, portavoce del presidente della Camera: “Il fuori onda rilanciato da alcuni siti internet dà conto della coerenza delle opinioni del presidente della Camera dei deputati, allorquando, al di là dei toni colloquiali ed informali, dice in privato esattamente quanto afferma poi pubblicamente”.
Nella conversazione con Trifuoggi Fini si riferisce ancora a Berlusconi: “Io gliel’ho detto. Confonde la leadership con la monarchia assoluta. Poi in privato gli ho detto: ricordati che gli hanno tagliato la testa a… quindi statte quieto” replica così a una battuta del procuratore che si riferisce a Berlusconi con queste parole: “È nato con qualche millennio di ritardo, voleva fare l’imperatore romano”.
Dall’opposizione Antonio Di Pietro commenta per primo a il fuori onda di Fini: “Prendo atto con soddisfazione che Fini dice in privato ciò che l’Italia dei Valori dice in pubblico e cioè che abbiamo a che fare con un imperatore alla maniera di Nerone che gode vedendo il nostro Paese bruciare. Ci auguriamo – aggiunge l’ex pm – che anche Fini passi dalle parole ai fatti e spenga l’interruttore di questa legislatura e di questo governo prima che sia troppo tardi”.
Con il procuratore capo di Pescara Fini parla anche delle rivelazioni del pentito di mafia Gaspare Spatuzza. “Il riscontro delle dichiarazioni di Spatuzza, può aprire scenari… speriamo che lo facciano con uno scrupolo tale da… perché è una bomba atomica” afferma il numero uno di Montecitorio. “Lei lo saprà – dice – ma Spatuzza parla apertamente di Mancino, che è stato ministro degli interni… Uno è vicepresidente del Csm, l’altro è presidente del Consiglio”. All’osservazione del procuratore che nota che comunque le indagini vanno fatte: “No, ma ci mancherebbe altro”. In seguito alla diffusione del video, però, Fini telefona proprio a Mancino per chiarire l’equivoco: ha fatto confusione tra le dichiarazioni del pentito Spatuzza e quelle di Massimo Ciancimino. Fini scherza anche con il suo interlocutore. L’occasione gliela dà un passaggio del discorso di Aldo Pecora, portavoce del movimento antimafia “Ammazzateci tutti”: “Noi siamo di passaggio, qua nessuno è eterno, non si vive in eterno”, dice il giovane. Allora Fini commenta: “Se ti sente il presidente del Consiglio si incazza… Qualche giorno fa – aggiunge ancora il presidente della Camera nel “fuorionda” – rileggevo un libro sull’Italia giolittiana e a Giolitti, che era considerato il ministro della malavita, un oppositore disse: “Lei rappresenta lo stato… participio passato del verbo essere”. Efficace, no?». «Potrebbe essere riesumata», risponde il magistrato. “Infatti non escludo di farlo, citando la fonte… prima o poi lo faccio”, conclude Fini.

Gli stop alla Finanziaria. Ed il governo trema anche sulla Finanziaria. Oggi, infatti, si è registrata una battuta d’arresto per il governo. Dodici dei quattordici emendamenti presentati in commissione Bilancio alla Camera sono stati bocciati, del tutto o in parte, o congelati.
Si sono salvate solo due modifiche: quella che prevede il turn over di vigili del fuoco e delle forze dell’ordine e quella che contiene il cedolino unico per i dipendenti pubblici, gli sgravi per le banche e le norme per il terremoto in Abruzzo. Per Giuseppe Marinello, il relatore in Commissione, non è detta l’ultima parola. Gli emendamenti del governo privi di relazione tecnica, secondo Marinello, “saranno riesaminati in una fase successiva e anche su alcune proposte come le disposizioni del Codice delle autonomie c’è una verifica in corso e penso che alcuni riformulati potranno essere ripresentati”.
Le proposte bocciate riguardano il Codice delle autonomie con la stretta sugli enti locali; la proposta sulla destinazione delle entrate dello scudo fiscale (manca la ripartizione esatta delle singole voci di spesa); le zone franche urbane, la stipula di accordi di programma tra il ministero del Turismo e le Regioni; le disposizioni sulle convenzioni per la Tirrenia. Gli emendamenti parzialmente congelati invece concernono la proposta sollecitata da Stefania Prestigiacomo che destinava un miliardo al riassetto delle zone colpite da dissesti idrogeologici e il Patto della Salute in materia di prezzo dei farmaci e delle quote di spettanza sul prezzo di vendita.

Avviso di garanzia per Formigoni. E le sorprese per il Popolo della Libertà non sono finite qui. Si aggiunge alla lista anche un avviso di garanzia recapitato a Roberto Formigoni, presidente della Regione Lombardia. E’ lo stesso Formigoni, nell’ambito di una conferenza stampa appositamente convocata al Pirellone, a dare la notizia. “Eccolo, eccolo il tanto desiderato, agognato, scongiurato avviso di garanzia al presidente Formigoni è arrivato. Consegnato stamattina in base a presunte violazioni dell’articolo 674 intitolato “getto pericoloso di cose in luogo pubblico” scherza il governatore della Lombardia. Intanto, il procuratore aggiunto di Milano, Nicola Cerrato, che coordina il pool dei reati ambientali ha definito l’iscrizione nel registro degli indagati di Formigoni, Moratti e Podestà, “un atto di garanzia”. Cerrato ha poi spiegato di aver chiesto al gip Martina Zelante l’archiviazione del procedimento.
Formigoni però non ci sta e passa all’attacco. “Finalmente hanno trovato come incastrare il presidente della Regione. Sembra che questa cosa sia avvenuta sulla base di una denuncia presentata da non si sa chi”, commenta con tono sarcastico Formigoni. “L’inchiesta riguarda fatti avvenuti dal 22 novembre 2007 al 22 novembre 2009. Il caso è identico a quello che si è presentato nel 2006 – spiega ancora Formigoni – quando il presidente della Regione, ovvero Roberto Formigoni e il sindaco di Milano, allora Gabriele Albertini, furono destinatari di una denuncia”. In quell’occasione, “il Pm, Grazia Colacicco, rilevò che il presidente Formigoni non aveva commesso nessuna inadempienza o omissione”.

Carmine Finelli

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