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Diario politico. Il senso di Berlusconi per la mafia: ‘Strozzo chi ha scritto La Piovra’

novembre 28, 2009 di Redazione 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La firma, stasera, è di Francesco Carosella. Sotto pressione per il temuto, possibile avviso di garanzia in arrivo (si diceva) dalla procura di Firenze che indaga sulle stragi mafiose del ’93, il presidente del Consiglio attacca «chi scrive libri» su Cosa nostra, che sempre secondo Berlusconi ci farebbero fare «brutta figura». Mondo della cultura in rivolta. Placido: «Un autogol». Remo Girone, protagonista della fiction Rai sulla mafia: «Molti presero coscienza grazie a quei film». Quanto alle accuse riferite da “Libero” che stamattina titolava di un premier già iscritto nel registro degli indagati sempre nell’ambito dell’inchiesta sulle stragi, sono «infondate e infamanti», dice Berlusconi. Dalla procura comunque arriva una completa smentita: le posizioni di «nè lui, nè Dell’Utri» sono al vaglio degli investigatori. C’è solo la maggioranza sul palcoscenico della politica italiana di oggi – è sempre più assordante, comunque, il silenzio dei Democratici pur ripartiti e rinnovati di Bersani, che faticano a tenere, anzi, a prendere in mano il pallino del gioco – perchè è anche il giorno in cui la Lega ritira frettolosamente l’emendamento che prevedeva un limite di tempo per la cassa integrazione per gli immigrati. E di Fini che indica la strada: «L’inserimento degli stranieri nella vita civile e politica dei Paesi europei – dice il presidente della Camera – si ottiene attraverso un’estensione dei diritti di cittadinanza sociale e politica» e non, ovviamente, con il contrario. Racconto.

Nella foto, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi

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di Francesco CAROSELLA

“Se trovo chi ha fatto le nove serie de La Piovra e chi scrive libri sulla mafia che ci fanno fare una bella figura, lo strozzo”. Parola di Silvio Berlusconi. Il premier teme un possibile avviso di garanzia nell’inchiesta della procura di Firenze sulle stragi di mafia del 1993. Stamattina Libero liberatoriamente titolava: “Silvio indagato per mafia”. L’intreccio con ormai 16 anni è tutto da chiarire, ma si parla di finanziamenti a Fininvest da parte di esponenti di Cosa nostra, e di un qualche coinvolgimento del Cavaliere nelle vicende del 1993. Ribadiamo che si tratta solo di un’ipotesi. Sarebbe coinvolto, secondo i boss mafiosi pentiti di Brancaccio, anche Marcello Dell’Utri, che avrebbe fatto da mediatore tra Cosa Nostra e Milano.
Secondo il giornale di Belpietro, Berlusconi e Dell’Utri sarebbero iscritti nel registro degli indagati fin dallo scorso ottobre. Oggi arriva la smentita del procuratore capo di Firenze Giuseppe Quattrocchi: “Libero può scrivere quello che vuole. Berlusconi e Dell’Utri non sono indagati”.
“Sono accuse infondate e infamanti – tuona Berlusconi – La maggior parte della magistratura è di sinistra e per questa ragione cerca un pretesto per attaccare il presidente del Consiglio” dice da Olbia, dove si trova per un incontro con i giovani Pdl.

Ritirato l’emendamento razzista. Umberto Bossi difende il premier: “Berlusconi mantiene la parola e la sua leadership è indiscussa. Non siamo preoccupati per la coalizione”. Lo dice nel giorno del dietrofront della Lega sull’emendamento alla Finanziaria che, se approvato, avrebbe introdotto una cassa integrazione “differenziata” per gli immigrati. Passo indietro compiuto per salvaguardare l’unità della maggioranza.
La proposta era del deputato del Carroccio Maurizio Fugatti, e prevedeva la limitazione a sei mesi della cassa per gli immigrati. Contestazioni anche interne alla maggioranza, in particolare dal ministro del Welfare Sacconi, e forti pressioni della Cei, che attraverso “Avvenire” si lancia in un attacco durissimo: “Il solo fatto che si proponga di limitare un diritto soggettivo come la cassa integrazione a lavoratori che pure hanno contribuito al relativo fondo, per la semplice ragione che sono nati altrove appare aberrante”. “Questa proposta – prosegue Avvenire – è espressione di quella mentalità che nel compagno di lavoro, come nel cittadino che ci passa accanto, non vede una persona ma un qualcosa diverso da sé”. Quindi il ritiro del provvedimento.
“I lavoratori immigrati che riscuotono la cassa integrazione devono essere considerati esattamente come i lavoratori italiani – aveva commentato il segretario dell’Unione Generale del Lavoro Renata Polverini – Questi lavoratori – non sono diversi e non hanno niente a che fare con quella parte piccola, che pure c’è, di immigrazione che crea problemi di sicurezza. Verso di loro abbiamo il dovere di garantire un processo di integrazione. Si tratta di una boutade che rischia di compromettere tale processo”.
Ma la dialettica più dura c’era stata con il presidente della Camera, da tempo su posizioni di grande riconoscimento nei confronti degli stranieri. “L’inserimento degli immigrati nella vita civile dei Paesi europei – aveva detto il presidente della Camera – è la grande sfida del XXI secolo e deve essere vinta attraverso un programma di estensione della cittadinanza sociale e di quella politica”. “Le democrazie europee – aveva proseguito Fini – devono suscitare sentimenti di appartenenza anche in coloro che vengono da Paesi lontani, facendoli partecipi attivamente e lealmente della vita collettiva, dei valori sociali, degli obiettivi di fondo della società”.
La replica della Lega affidata ancora una volta al suo leader: “Fini dice le sue idee – commenta Bossi – idee bocciate dal suo stesso partito, che ha detto che non darà mai un voto agli immigrati. Penso che nessun Paese darà il voto agli immigrati. Chi non è cittadino non può votare. Punto e basta”.

Ancora Fini. Fini a tuttocampo. L’ex leader di An smentisce la ricostruzione fatta dal solito Giornale riguardo a “cosa pensa davvero Fini del Cavaliere”. Secondo Feltri il presidente della Camera, in uno sfogo con i suoi collaboratori più fidati, avrebbe definito Berlusconi “politicamente morto”, immaginando già per fine maggio un nuovo assetto politico. “Io non mi metto a fare il servo, non sono mica uno Schifani o un Gasparri” sarebbe stata un’altra espressione di Fini secondo il Giornale. “Le parole attribuite da Il Giornale al presidente della Camera non sono mai state pronunciate e non corrispondono al suo pensiero” si legge nel testo della smentita inviata dal portavoce del presidente di Montecitorio Fabrizio Alfano.

Francesco Carosella

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