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Il ritratto del personaggio della settimana L’UBBIDIENZA DI GASPARRI di Luca Lena

novembre 28, 2009 di Redazione 

Il profilo del venerdì eccezionalmente posticipato al sabato per lasciare spazio, ieri, alla strettissima attualità. Il nostro vicedirettore sceglie stavolta il presidente dei senatori del Pdl. Il ritratto è accompagnato come sempre dall’illustrazione di Pep Marchegiani.

Nell’illustrazione di Pep Marchegiani,

Maurizio Gasparri

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di Luca LENA

Maurizio Gasparri è un uomo politico in cui l’impenetrabile dimensione professionale e umana determina alternativamente innocue disapprovazioni e regali attestati di stima. Non vi è spazio alla regola, alla giustezza di termini di fronte a personalità che sciorinano dichiarazioni trasgressive e fintamente anticonformiste. Non vi può essere mero sarcasmo nell’approvazione austera di figure in cui la sostanza si nasconde nella forma, premettendo che spesso è proprio quest’ultima a delineare la prima. Gasparri si muove meditabondo lungo una passerella, una lingua sottile che sostiene un mare placido e informe ma che in esso vede solo vento e burrasca. Il personalismo scostante di chi scorge nella provocazione la traccia di un intelligibile dissenso, la prova di un’attività cerebrale pulsante, quando in definitiva è radicato il sospetto che sia solo un solitario inseguimento all’autostima. E non è facile rimanere indifferenti al gioco di abluzioni mediatiche quando alle forti parole dell’uomo politico si è combattuti tra il divenire sordi ascoltatori o indignati politicizzanti da bar. Eppure, è proprio là nel mezzo che gorgoglia la matassa del popolo. Ed è probabile che nella stessa orgia di pluralismo risieda lo stesso Gasparri, incapace di mantenere la via mediana non appena uscito dal guscio. Per cui lo si vede ostentare un passo calmierato dalle rissose inquietudini parlamentari, oppure incatenarsi alla poltrona per gridare più forte, accennando a quella verità che meriterebbe un’azione dialetticamente eversiva.
Ecco perché su Gasparri emergono trafiletti, botta e risposta, umorismi stilettati, ma quasi mai prosaiche definizioni, elaborazioni approfondite, né richiami o felicitazioni che possano essere prese sul serio. Eccetto Fini, suo iniziale mentore negli anni in cui l’attuale presidente della Camera era segretario del MSI e Gasparri ricopriva importanti ruoli all’interno del partito. Fu proprio Fini, infatti, a definire irresponsabili le accuse di Gasparri a Napolitano, accusato di essere responsabile della morte di Eluana Englaro. Per il resto, la trafila di smottamenti concettuali spaziano dalla politica interna a quella internazionale, in una valanga di volontarismo scellerato che dimentica di produrre più effetti del presenzialismo originario da cui prende vigore. La stessa passerella, sopra il mare in burrasca, si finge illimitata e non si cura del fatto che in breve terminerà in un tuffo nella realtà stonante. Così si leggono alcune dichiarazioni al limite della sopportazione, come quelle ammonitrici rivolte agli americani – o maliziosamente consigliere ad Al Qaeda, secondo i punti di vista – in cui si profilavano festeggiamenti tra i vertici del terrorismo in virtù dell’elezione del democratico Obama. Di fronte a parole di questo tipo, lo sdegno ha un sussulto di riprovazione ma poi finisce per infangarsi da solo, come anticipato dall’oblio del tempo che solitamente subentra più tardi.
Infine si passa agli attacchi individuali verso politici, conduttori, comici, registi, tutti ovviamente accomunati dal vessillo rosso comunista che in questo caso è simbolo di sangue e tragedia, da non confondersi invece con quello porporato del ceto ecclesiastico. Nel relativismo daltonico di questi tempi subentrano dunque vaghe apologie al regime Mussoliniano, ricordando che “il fascismo non è stata la parentesi oscura della storia”, mentre è bene rimembrare come “gli esponenti di sinistra osarono mantenere la sigla PCI anche dopo la caduta del muro”. Questi nostalgici politici nostrani.
Eppure ad personam non vi sono solo gli attacchi, poiché una delle critiche che fazioni avverse muovono a Gasparri è quella di essere divenuto autentico portabandiera del berlusconismo. In questo senso viene letta la cosiddetta “Legge Gasparri” che, come spesso capita ai provvedimenti più controversi, prende il nome del lavoratore di turno per non sporcare l’immagine di chi poi in realtà andrà ad usufruirne. E’ il 2001, un periodo di ascesa per la carriera di Gasparri. Berlusconi gli affida il Ministero delle Comunicazioni ed è qui che comincia il procedimento per l’approvazione. La legge, in sostanza, si basa su un principio sacrosanto, ovvero quella della pluralità che però a detta di molti, viene disatteso in quanto, annunciando una falsa privatizzazione della Rai, si finiva per innescare l’ingresso al digitale terrestre con la prospettiva distorta di aumentare il numero di frequenze, ma non di modificare l’assetto dominante di Rai e Mediaset che tuttora detengono la maggioranza delle reti.
La legge venne approvata nel 2003 con alcune modifiche, dopo che inizialmente era stata respinta dall’ex presidente della Repubblica Ciampi. Il nuovo testo dà adito a feroci polemiche in quanto, con un decreto aggiuntivo, di fatto si ignorava la sentenza della Consulta che obbligava il trasferimento sul satellite di Rete4. E inoltre non permetteva ad Europa7, legittimato dalla concezione statale, di operare come le sarebbe spettato.
Ed oggi Gasparri pone la firma su un nuovo provvedimento, anch’esso accusato di essere l’untuosa prestidigitazione del governo per proteggere il suo leader per quanto, anche in questo in caso, la legge si muova in una direzione ineludibile. Il cosiddetto processo breve – stavolta argomento sufficientemente vicino alle esigenze del cittadino per non nascondersi dietro un cognome di facciata – regolamenta la durata dei processi, per reati con pene non superiori ai dieci anni, fino ad un massimo di due anni per ogni grado di giudizio, al termine dei quali scatta la prescrizione.
E Gasparri si è di nuovo immolato, protervo sulle parole, nel difendere la fazione di appartenenza, com’è giusto che sia. In bilico tra la conservazione di un ruolo in prima fila e la tentazione di solidificarlo con pungenti dichiarazioni. Tra i berluscones più attivi, Gasparri unisce l’onorevole ubbidienza alla coesione di partito, senza la remissività tipica di chi accetta incondizionatamente una parte. Poiché è ben più forte la propensione all’erudita rissosità verbale, la noncuranza obiettiva che nella sfrontatezza suggerisce la ragione ultima. E’ questa la prestanza di Gasparri, e Berlusconi lo sa, ne ha riconosciuto il potenziale. Considerato che senza sudditi non vi sarebbe potere, Gasparri si immola a sacrificarsi in quella forza autoritaria che un potente dovrebbe sempre evitare di mostrare.

Luca Lena

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