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L’editoriale. Minacce a Schifani da mafia di Reggio E. di A. Torchiaro

novembre 27, 2009 di Redazione 

Il volto di Red e grande firma del giornale della politica italiana ana- lizza il caso della lettera minatoria giunta al presidente del Senato dalla cittadina emiliana. Mafia che dunque ha messo le radici anche nella bassa, scrive Torchiaro. Un fenomeno dovuto forse alla destinazione nelle carceri di alcuni boss, ipotesi che resta tale in quanto la collocazione dei mafiosi è segreta. Fenomeno che comunque comincia ad intrecciare e a contaminare, inevitabilmente, il tessuto economico locale. Un pezzo da non perdere.

Nella foto, Aldo Torchiaro

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di ALDO TORCHIARO

La lettera di minacce ricevuta dal presidente del Senato, Renato Schifani, è da prendere sul serio, temono gli inquirenti. La missiva, riportano le cronache, è datata “Reggio Emilia, 21 novembre 2009″, città nella quale da presidente in carica del Senato, Schifani non ha mai fatto visita. Nella missiva ci sono particolari sulle sue abitudini e sui suoi movimenti e vi si sostiene che Schifani sarebbe “nell’occhio dei picciotti”. Il pentito Spatuzza, che “spara” come può all’indirizzo della seconda carica dello Stato, ne esce contraddetto. Ma c’è da guardare con attenzione al contesto in cui nasce questo clima di minacce perché apre un capitolo nuovo, originale della lotta alla mafia. E’ una lettera redatta a Reggio Emilia e transitata da Bologna. Il capoluogo emiliano, così come Modena, Reggio Emilia e Parma non sono più estranee al fenomeno della criminalità organizzata. Da quelle parti vi sono anzi tali e tante infiltrazioni mafiose da aver fatto dire recentemente ad un pentito del clan dei casalesi che “talvolta sembra di trovarsi a Santa Maria Capua Vetere”. Una Gomorra al ragù, insomma. Che forse non finisce al cinema ma vede aggravarsi di giorno in giorno il suo stato di salute. Dove gli appalti sono tanti prolificano le infiltrazioni, è un’ovvietà. Giunte rosse e cooperative dello stesso colore faticano, quando ci provano, a distinguere il grano dal loglio. Il fenomeno potrebbe forse essere meglio contrastato se alcuni personaggi della mafia, condannati al carcere a vita, non fossero così spesso destinati – si dice vox populi, perché la loro presenza rimane top secret – alle carceri in riva al Po. Perché evitare i ricongiungimenti familiari è impossibile, e in qualche caso le famiglie diventano clan. In questo senso andrebbe davvero dato corso al Piano Carceri previsto dal governo: strutture nuove nelle regioni del Mezzogiorno per ospitare i detenuti del 41 bis e meglio controllarli, perché se il federalismo può avere un senso è soprattutto nel garantire a ciascuno il dovuto parametro di sicurezza. Così la pensano in quel di Vignola, dove Schifani è stato in visita proprio un anno fa, il 22 novembre 2008. E’ una cittadina a metà strada tra Reggio Emilia, Modena e Bologna. Lì il presidente Schifani salì sul palco per parlare davanti alle scolaresche, parlò di Costituzione, del senso dello Stato, di lotta alla mafia. Una mafia finalmente perdente. Che sia arrivata per lettera, un anno dopo, la risposta dei chiamati in causa?

ALDO TORCHIARO

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