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La riflessione. Io, cattolico Pd, vi dico la mia su Ru486 di A. Sarubbi

novembre 27, 2009 di Redazione 

Il giornale della politica italiana è il giornale del dialogo, inteso nel suo senso più alto. Dialogo non come occasione per accordicchi tra maggioranza e opposizione, ma come momento di ascolto e di confronto e quindi di unità di fondo alla ricerca, se possibile, di soluzioni alte e condivise per il bene del Paese. Dialogo non può che essere, per il Politico.it, la parola chiave nel confronto tra laici e cattolici. E ciò è possibile a maggior ragione in un momento in cui questa “divisione” (che mettiamo tra virgolette proprio nella speranza che resti solo sul piano nominale, sulla carta) è trasversale nella politica italiana. Interessa particolarmente a questo giornale, dunque, indagare le ragioni degli uni e degli altri e in particolare mettere in luce le posizioni della “terra di mezzo” della politica dell’etica in Italia: «i laici del Pdl e i cattolici del Pd», che per la commistione tra la sensibilità etico-(non) religiosa, appunto, e quella politica, oltre che per l’appartenenza a parti che hanno nella seconda una spiccata caratterizzazione da una parte o dell’altra per ciò che riguarda i temi toccati dalla prima, sono non solo i più naturali fautori di quel dialogo e di quella condivisione ma anche i portatori, forse, della posizione che più di tutte può, oggi, fare bene all’Italia. In questa chiave ecco l’ennesima, bellissima riflessione del deputato del Partito Democratico ed ex conduttore del programma di Raiuno “A sua immagine”. Un grande modo per cominciare la giornata sul giornale della politica italiana. Buonissima lettura.
Domani la Colletta Alimentare di M. FATTORINI

Nella foto, Andrea Sarubbi. Le pagine personali all’indirizzo http://andreasarubbi.wordpress.com

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di ANDREA SARUBBI*

Ogni volta che si toccano i temi etici, si aprono guerre di religione. È così anche stavolta, con il dibattito sulla RU486, che vede protagonisti a colpi di slogan i cattolici del Pdl ed i laici del Pd: le due categorie rimaste invece sullo sfondo – i laici del Pdl ed i cattolici del Pd – sono paradossalmente le uniche a cercare spiegazioni meno grossolane, perché quando sei in minoranza nel tuo partito devi sempre precisare, argomentare, giustificare. Ed è una fatica enorme, perché – parlo del mio caso, quello del cattolico Pd – la base vorrebbe sentirti inneggiare alla libertà di autodeterminazione della donna, con buona pace dell’etica, mentre la Chiesa si aspetta una tua dichiarazione pubblica sui valori non negoziabili, con buona pace della politica. Per sgombrare il campo dagli equivoci, allora, dico subito come la penso: l’aborto è una sconfitta dell’uomo, non una vittoria della civiltà; la libertà di autodeterminazione c’entra a metà, perché in questo caso (cosa che non avviene con il testamento biologico, per esempio) c’è di mezzo anche la vita di un altro; la legge 194 è un compromesso necessario ma doloroso, che nell’Italia di oggi non può essere messo in discussione ma che, a mio parere, dovrebbe essere applicato interamente, a cominciare dai primi 6 articoli sulla prevenzione. La RU486, che ha il merito di risparmiare alla donna l’intervento chirurgico, non è comunque un contraccettivo e non lo sarà mai: quando vedo durante una festa del Pd (e purtroppo mi è capitato) un banchetto per la vendita della pillola abortiva senza ricetta medica, onestamente mi chiedo se ho sbagliato festa io o se ha sbagliato ospite chi mi ha invitato. In questo caso, comunque, si discute di altro: si discute, cioè, se sia giusto o meno lo stop della Commissione Sanità del Senato all’immissione in commercio, perché l’Aifa non avrebbe verificato la compatibilità della pillola con la 194. Uno, in particolare, sarebbe il punto controverso: nella normativa vigente, l’interruzione della gravidanza deve avvenire all’interno delle strutture sanitarie pubbliche, mentre con la RU486 – sostiene la maggioranza – c’è il rischio che ciò non avvenga, perché una donna potrebbe facilmente prendere la pillola in ospedale ma poi, dopo aver firmato il modulo di dimissioni volontarie, se ne andrebbe ad abortire a casa propria, con tutti i rischi del caso. Il governo vuole dunque una nuova delibera dell’Aifa, perché vengano messi i puntini sulle i. Da un punto di vista etico, lo scrupolo mi appare condivisibile; da un punto di vista politico, invece, non posso fare a meno di denunciarne la strumentalità. Perché l’Aifa, in effetti, prevede già il ricovero “dal momento dell’assunzione del farmaco fino alla verifica della completa espulsione del prodotto del concepimento” (scusate, ma questa ultima espressione mi fa davvero ribrezzo): basterebbe dunque vigilare sul rispetto di questa delibera e la compatibilità con la 194 sarebbe garantita. Tutto il resto è cinema, da una parte e dall’altra, e la sceneggiatura è ormai vecchia di trent’anni.

ANDREA SARUBBI*

*Deputato del Partito Democratico

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