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Diario. La furia di Berlusconi: ‘Magistrati eversivi contro governo. E’ guerra civile’

novembre 26, 2009 di Redazione 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La prima firma è Carmine Finelli. La giornata era stata segnata dalla notizia delle minacce di morte al presidente del Senato Schifani, di cui vi rendiamo conto, ma si era per il resto svolta nel segno di una certa tranquillità per la politica italiana. C’era stato il voto contrario di Pdl e Lega alla commercializzazione della Ru486 di cui vi abbiamo raccontato nel pomeriggio, e le conseguenti polemiche, ma tutto nel solco del normale confronto dialettico della nostra politica. Poi, l’ufficio di presidenza del Pdl, e il violento attacco del presidente del Consiglio alla magistratura. Vi lasciamo senz’altro al racconto di Finelli, che ci parla poi anche del sommovimento della base del Partito Democratico rispetto alla scelta di Bersani di non aderire al No B day del 5 dicembre. Con, prima, però, una chicca: nel solco della migliore tradizione dei maggiori quotidiani, oggi il Politico.it esce con il suo appuntamento con il racconto della giornata con una vignetta fresca fresca del suo theHand. Una confezione speciale per un grande Diario. Buona lettura sul giornale della politica italiana.

Sopra, Maurizio Di Bona interpreta la sfuriata del presidente del Consiglio

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di Carmine FINELLI

La giornata poltica si apre nel segno della maggioranza. Nel pomeriggio, a Palazzo Grazioli, si è riunito l’ufficio di presidenza del Popolo della Libertà. Berlusconi furioso. Il premier attacca a tutto campo. Batte i pugni sul tavolo, dopo settimane di polemiche con Fini e con i finiani, lanciando un aut aut ai contestatori: chi non è d’accordo se ne va dal partito. L’incontro di questo pomeriggio offre anche al premier l’occasione per attaccare violentemente la magistratura indicata come una forza eversiva che “attenta alla vita del governo e rischia di portare il Paese sull’orlo della guerra civile”.
L’attacco del premier ai magistrati, riportato da alcuni dei partercipanti al summit, appare particolarmente violento. Berlusconi parla di una persecuzione giudiziaria nei suoi confronti, spiegando le ragioni che obbligano a metter mano alla riforma della giustizia. Secondo il premier, “è in atto un tentativo di far cadere il governo condotto soprattutto dalla magistratura che ha preso una deriva eversiva”. Un tentativo – aggiunge – “che porta il Paese sull’orlo della guerra civile”.
Infine, l’affondo sul fronte interno, con un vero ultimatum nei confronti dei finiani: il programma di governo – dice in sostanza il premier – è chiaro ed è stato sottoscritto da tutti in campagna elettorale. “Su ogni tema si decide a maggioranza e chi non è d’accordo occorre che si adegui. Chi non condivide è fuori”.
Non manca una critica all’informazione. In particolare alla tv pubblica. “Ogni giorno vanno in onda sulla Rai, la televisione pubblica, processi contro il governo e la maggioranza. Questi processi devono finire”.

Il nodo della giustizia rimane al centro della discussione politica all’interno della maggioranza. “Riproporremo il lodo Alfano per via costituzionale. Tenendo in considerazione i rilievi fatti dalla Consulta. Abbiamo convenuto all’unanimità di avviare il percorso per la riforma costituzionale della giustizia e abbiamo deciso di sostenere il ddl che voi chiamate del processo breve, ma che noi definiamo processo a durata certa”. Lo afferma il ministro della difesa Ignazio La Russa a margine dell’ufficio di presidenza del Pdl.
Le parole di La Russa arrivano dopo le prime indiscrezioni sul discorso di Berlusconi ai dirigenti del Pdl. Per questo, il premier avrebbe chiesto di andare avanti con il provvedimento sul processo breve e sulla riforma costituzionale della giustizia. Il Guardasigilli, Angelino Alfano, e Niccolò Ghedini avrebbero illustrato le ragioni tecnico-giuridiche del ddl sul processo breve.
C’è stato però anche un lieto fine. Il vertice del Pdl a Palazzo Grazioli si è concluso, infatti, con un significativo abbraccio tra i ministri Giulio Tremonti e Renato Brunetta: un gesto di distensione dopo le tensioni dei giorni scorsi.

Minacce a Schifani. A scuotere, però il mondo politico è stata una lettera di minacce pervenuta al Senato. Due giorni fa a Palazzo Madama è giunta una lettera anonima, con minacce di morte a Renato Schifani e la sua famiglia, dopo che il presidente del Senato è stato chiamato in causa dal pentito di mafia Gaspare Spatuzza riguardo un presunto incontro con il boss Filippo Graviano all’inizio degli anni ’90. Le misure di sicurezza per Schifani sono state immediatamente rafforzate, soprattutto in Sicilia per ordine del prefetto di Palermo Giancarlo Trevisone.
La lettera è datata 21 novembre 2009 ed è piena di dettagli sulle abitudini e sui movimenti del presidente del Senato, entrato “nell’occhio dei picciotti”. Si legge che durante “un incontro a Reggio Emilia” ci sarebbe stata una non meglio precisata telefonata, e viene lanciato un avvertimento: “Stia attento perché è in pericolo la sua vita e quella dei suoi familiari. I cosiddetti perdenti sono per la resa dei conti”. Schifani precisa di non essere mai andato nella città emiliana da quando è in carica al Senato. L’ispettorato del Senato ha recapitato un’informativa mercoledì alla Questura e al Comando dei carabinieri di Reggio Emilia. Il questore Francesco Perugatti spiega che sono in corso accertamenti e riscontri sulla spedizione, in attesa di eventuale assegnazione di incarichi specifici.
Il mondo politico si affretta ad esprimere solidarietà alla seconda carica dello stato. Tra i messaggi arrivati al presidente del Senato c’è quello di Gianfranco Fini che per telefono esprime al collega “solidarietà e vicinanza”. Daniele Capezzone, portavoce del Pdl, si augura che “la politica sia unita, senza eccezioni e stonature, nell’esprimere solidarietà a Schifani. È indecente che l’onore, l’identità, l’immagine, la reputazione di una persona possano anche solo per un momento essere appese a calunnie, invenzioni, accuse di criminali, più o meno pentiti”. Stefania Prestigiacomo, ministro dell’Ambiente, parla di “attacco vergognoso. L’imbarbarimento del clima politico-giudiziario – aggiunge – ha superato i livelli di guardia e rende palese il tentativo di destabilizzare le istituzioni”. Solidarietà anche da Paolo Bonaiuti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio: “Sono convinto che niente e nessuno potrà frenare comunque il suo impegno a favore delle istituzioni e del Paese”. Da parte della Lega Nord viene espressa «massima vicinanza» per voce di Federico Bricolo: “Dopo i duri colpi inferti dallo Stato era prevedibile una reazione della mafia che per ora possiamo constatare nelle minacce e anche nell’uso dei pentiti. Probabilmente cercheranno di destabilizzare la politica in tutti i modi. È dunque importante che la politica risponda con forza e determinazione”.

Il 5 dicembre del Pd. C’è tensione anche nelle fila del Partito democratico. Nelle ultime ore tanti simpatizzanti Democratici esprimono sui social network l’intenzione di partecipare alla manifestazione del 5 dicembre. E molti prendono di mira “l’indecisione di Bersani”, dichiarandosi preoccupati per la mancanza di unità nell’opposizione. L’idea è di creare un fronte Democratico all’interno della manifestazione del 5 dicembre: “Sono Democratico e per questo ci sarò”, scrive un militante. E ancora: “Tutti in piazza con le bandiere del Pd”.
Iscritti e simpatizzanti, dirigenti e onorevoli. Dal sedicenne che ha appena partecipato alle primarie a Debora Serracchiani e Ileana Argentin, da Furio Colombo al vicepresidente del partito Ivan Scalfarotto. Tutti concordi nellala stessa analisi: “Le parole d’ordine del No B Day sono anche le nostre”. Colpiscono le critiche al nuovo gruppo dirigente del Partito Democratico. Alcuni difendono la propria presenza al No B-Day in nome “dello spirito delle primarie” e qualcun’altro si aspetta “almeno una parola chiara dalla nuova segreteria” Sono in tanti a contestare a Pierluigi Bersani, neo-segretario del Partito Democratico, di “prendere tempo” e dalla piazza telematica chiedono al neoleader: “Le parole d’ordine del No B Day sono costituzione, legalità, ricerca, diritti. Non sono anche le nostre?”.
Altri messaggi sono diretti al presidente del Pd Rosy Bindy: “Noi iniziamo a vederci con Furio Colombo, Civati e la Serracchiani. Rosy Bindi sta ancora decidendo…”. E ancora dure critiche al segretario: “Come può invocare tanto la base, la società civile, il rinnovamento e poi essere sordo al nostro richiamo?”. E poi: “Francamente trovo grottesco dover chiedere al maggior partito di opposizione di opporsi all’uomo che guida il governo e il centrodestra”.
Quella su Facebook è solo l’espressione più imponente di una protesta che da settimane incide sulla dialettica interna al partito. Posizioni diverse che a volte emergono con durezza.

Carmine Finelli

Commenti

One Response to “Diario. La furia di Berlusconi: ‘Magistrati eversivi contro governo. E’ guerra civile’”

  1. Centro Studi Teologici on dicembre 12th, 2009 17.27

    CHIESA + CRISTIANA ANTICA +CATTOLICA E +APOSTOLICA
    Diocesi Cattolica Ortodossa di Monza per l’Italia

    Comunicato Stampa

    MILANO, 10 Dicembre 2009 – LE PAROLE DEL PRESIDENTE BERLUSCONI SONO UN INNO ALLA DITTATURA DEL PLEBISCITO
    SIAMO IN PRESENZA DI UN ATTO EVERSIVO AI DANNI DELLA REPUBBLICA COSTITUZIONALE : E’ GRAVE INDICARE NEL VOTO POPOLARE IL METRO DI MISURA DI TUTTO! IL POPOLO E CHI LO GOVERNA ESERCITANO LA SOVRANITA’ DENTRO IL QUADRO INDEROGABILE STABILITO DALLA COSTITUZIONE! NON E’ UN POTERE ILLIMITATO POICHE’ ALTRIMENTI DIVENTA DITTATURA PLEBISCITARIA….
    SENZA LA GARANZIA DELLE ISTITUZIONI COSTITUZIONALI SI SCIVOLA VERSO LA DITTATURA DEL PIU’ FORTE, DEL PIU’ RICCO E DEL PIU’ FURBO….
    LA CHIESA DEL VATICANO, LA CEI, I VESCOVI ITALIANI E TUTTE LE COMUNITA’ CRISTIANE DOVREBBERO RENDERSI CONTO CHE STIAMO AVVIANDOCI VERSO IL 1922 QUANDO VI FU LA MARCIA SU ROMA: OGGI C’E’ LA MARCIA SULLA REPUBBLICA DEMOCRATICA , DOVE IL POPOLO ESERCITA SOVRANITA’ SECONDO LE NORME DETTATE DALLA COSTITUZIONE REPUBBLICANA E NON SECONDO UNA INVESTITURA DEL PREMIERATO ASSOLUTO : ALTRO CHE RIFORMA DELLA GIUSTIZIA – VI SAREBBE LA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA SE BERLUSCONI CON TUTTO IL SUO PESO INGOMBRANTE DI SOSPETTI, PROCEDIMENTI PENALI IN CORSO E ACCUSE DI COLLUSIONI MAFIOSE, SI FACESSE DA PARTE DOPO CIRCA 15 ANNI DI
    DITTATURA MASS- MEDIATICA E CONFLITTI DI INTERESSE INAUDITI E INACCETTABILI IN QUALUNQUE NAZIONE CIVILE, E ANNI DI INSOLENZE E AFFRONTI VERSO I GIUDICI E GLI ORGANI COSTITUZIONALI DELLO STATO – DOPO IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA NAPOLITANO E DOPO IL CARDINALE TETTAMANZI E’ LA VOLTA DELLA CORTE COSTITUZIONALE AD ESSERE INDICATA COME NEMICA DELLA DEMOCRAZIA : IL DELIRIO DI ONNIPOTENZA DEL CAPO DEL GOVERNO CONTINUA….
    Perchè tanti personaggi improbabili continuano a difendere l’indifendibile quando si tratta di Berlusconi?
    Chi sono tutti questi cortigiani di Corte, che scattano ad ogni giusta obiezione che viene mossa al loro imperatore?
    PLAUDIAMO ALLA PAROLE DEL PRESIDENTE DELLA CAMERA FINI CHE HA PRESO DRASTICAMENTE LE DISTANZE DALLE PAROLE EFFERATE DI BERLUSCONI.

    Se Berlusconi decidesse, sua sponte, di farsi da parte allora la Riforma della Giustizia, sempre agognata e invocata, sarebbe già a buon punto: il suo peso personale e ingombrante non permette più nessuna discussione seria, pacata, condivisa, senza secondi fini, di tutta la materia del diritto e della giustizia in questo Paese.
    I suoi problemi personali con la giustizia e la Magistratura inquinano tutta la discusssione sulle riforme: è inaudito che voglia piegare ogni istituzione dello Stato democratico ai suoi voleri e sfuggire ai suoi doveri di uomo politico, primo fra tutti quello di rispondere ad accuse in sede penale ed in sede giudiziaria, per atti di cui è imputato, come qualunque altro cittadino italiano.
    La Chiesa Italiana, la CEI, il Vaticano stesso sempre prodighi di ammonimenti e di prediche o filippiche sul rispetto dei valori, sull’etica pubblica, non trovano niente di stonato oggi, mentre un capo del Governo arriva ad insultare persino la Corte Costituzionale?
    Cosa c’è che non permette ai Vescovi di parlare?
    La paura di conseguenze?
    I tanti privilegi economici che Berlusconi promette alla Chiesa Cattolica romana?
    Fino a che punto può spingersi questa mirata eversione ai danni dello Stato di diritto in Italia, e fino a quando il silenzio politico della Chiesa ai suoi massimi vertici?
    Vorremmo capirlo…
    Non capiscono i Vescovi che così facendo è la stessa Chiesa che perde ogni credibilità di magistero e di autorevolezza etica?
    Hanno fatto qualche significativo iter dentro il quotidiano della gente italiana, per le strade, dove si vive, per sentire quale stima godano loro da parte della comunità civile italiana ?
    Stanno vedendo come si è consegnata – populo auspicante – l’Italia in mano a personaggi che dimostrano poca o nessuna considerazione della legalità, senza il sentimento personale della vergogna, della decenza, del senso delle Istituzioni civili e democratiche, dell’obbligo morale della testimonianza diretta dei principi invece sempre proclamati in astratto, responsabili di comportamenti inauditi sotto ogni profilo sociale ed istituzionale?
    Perchè tanti personaggi improbabili continuano a difendere l’indifendibile quando si tratta di Berlusconi?
    Chi sono tutti questi cortigiani di Corte, che scattano ad ogni giusta obiezione che viene mossa al loro imperatore?
    Con il discorso di oggi al Parlamento tedesco davanti al Partito Popolare Europeo, si è toccato il fondo.
    Occorre dire alla Chiesa, e gridarlo se necessita, che un Capo di Stato ha l’obbligo di stare al di sopra di ogni sospetto, e che è venuta l’ora dell’umiltà, della conversione sincera, della metànoia e dell’esame di coscienza dinnanzi alle proprie passate azioni, e non già quello dell’orgoglio senza limiti e della tracotanza davanti a tutto e a tutti.
    Tutte le Associazioni civili e democratiche del Paese devono muoversi perchè la deriva populista e dispotica di Berlusconi è arrivata all’apice, anche visibilmente oggi dal tono della sua voce e dalla mimica facciale e dalla stessa gestualità, che ricordano quelle di epica memoria fascista, e che il Premier ha platealmente esibito in Germania.
    Siamo grati al Presidente della Camera Gianfranco Fini che ha preso le distanze dalle parole efferate e sconsiderate di Berlusconi.
    Una speranza di ripresa delle Istituzioni di garanzia e di espressione democratica, dopo il diluvio di oggi, è forse ancora possibile.
    “Apres moi le diluge!” (“dopo di me il diluvio”) diceva il Sovrano assoluto Re Luigi XIV, ma Berlusconi oggi lo ha superato dopo circa 400 anni : ridicolo e grottesco insieme, follia del potere senza autorità e autorevolezza interiore.

    CENTRO STUDI TEOLOGICI di MILANO

    Mons. + Giovanni Climaco MAPELLI
    Arcivescovo Primate

    tel. 339.5280021
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    CHIESA DEI SANTI CIRILLO E METODIO IN MILANO
    Via Govone, 56
    M I LA N O

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