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Il commento. Sul killeraggio subito da Paolo Ruffini di Mario Adinolfi

novembre 26, 2009 di Redazione 

E’ l’editorialista più amato del gior- nale della politica italiana. La sua rubrica “Settegiorni” ha fatto furore nei giorni del congresso Democratico. Oggi il vicedirettore di Red e grande blogger interviene sul caso della sostituzione dell’ormai ex direttore di Raitre: un’operazione, dice Adinolfi, che porta la firma anche di D’Alema e del nuovo corso Pd. E a supporto della tesi cita un’intervista a Matteo Orfini, il dalemiano entrato nella nuova segreteria Bersani, che ieri Mario aveva duramente criticato. Buona lettura sul giornale della politica italiana.

Nella foto, il grande Mario Adinolfi

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di MARIO ADINOLFI

C’è una cosa che colpisce più di tutte rispetto alla cacciata di Paolo Ruffini dalla direzione di Raitre ed è che la decisione del cda di viale Mazzini sia stata presa con voto pressoché unanime, con l’eroica eccezione di Nino Rizzo Nervo. Tutti gli altri sono stati d’accordo, non solo i preventivati berlusconiani e leghisti, ma anche il centrista e il veltroniano, il dalemiano e il direttore generale cerniera di tutti gli inciuci.

Colpisce ma non stupisce questo unanimismo, a fronte di un’altra unanimità: quella di chi a Raitre in questi sette anni ha lavorato, quella di noi telespettatori che abbiamo apprezzato Report e Parla con Me, Che Tempo che Fa e Presa Diretta, Tatami e Ballarò e tanti altri programmi che hanno costruito il miglior canale televisivo italiano generalista, anzi, diciamolo pure, l’unico guardabile e allo stesso tempo l’unico che abbia fatto seriamente servizio pubblico.

Se siamo colpiti, ma non stupiti, qual è il motivo? Come può essere che un intero popolo, politico e di telespettatori, sia in totale e stridente disaccordo con i suoi rappresentanti del Consiglio d’amministrazione della Rai, compreso quel Giorgio Van Straten nominato in fretta e in furia da Walter Veltroni il minuto prima di lasciare la segreteria del Partito democratico, oggi tra i complici del killeraggio subito da Ruffini?

Per capire bisogna andare a pagina 7 del Riformista e leggere l’intervista (inevitabilmente simpatizzante) del mio amico Stefano Cappellini al mio (e soprattutto suo) amico Matteo Orfini, membro della segreteria del Pd per meriti dalemiani acquisiti sul campo. Tra questi meriti c’è sicuramente quello di essere un accurato imitatore del Capo e anche un buon interprete dei suoi pensieri. Titolo dell’intervista: “Questa sostituzione non è reato, Raitre non è il cortile della sinistra”. Frase chiave dell’intervista: “Ruffini ha fatto un ottimo lavoro ma un ricambio in prima linea è fisiologico”.

Traduzione per i non capenti, tipo pagina 777 del Televideo: noi dalemiani, il giorno dopo aver vinto il congresso nei circoli, abbiamo chiamato Mauro Masi e abbiamo dato il via libera all’auspicata rimozione di Paolo Ruffini, che stava un po’ sulle palle a tutti in particolare a causa di Report. Il prezzo che abbiamo chiesto è stata la direzione del Tg3 per la nostra Bianca Berlinguer, a cui ha lasciato il posto Antonio Di Bella a cui abbiamo promesso la direzione di Raitre come indennizzo. Il giorno dopo aver sistemato gli organigrammi nel Pd, certi che avevamo dato un osso un po’ a tutti e nessuno si sarebbe lamentato, abbiamo provveduto a completare l’operazione.

Devo dire grazie a Matteo e questo è il bello della “segreteria dei segretari” appena nominata. D’Alema una spiegazione del genere non l’avrebbe mai data così esplicitamente. Orfini sì, santa ingenuità.

Il “ricambio fisiologico” però poteva chiamarlo per quello che è. Normalizzazione. In nome dell’inciucio con Berlusconi. Nulla di nuovo, in realtà.

Grazie davvero a Paolo Ruffini per quanto ha fatto in questi sette anni. E’ stato un grandissimo direttore, ha fatto grandissima televisione, ha tenuto aperto uno spazio di libertà con un coraggio e uno spirito di innovazione che rimpiangeremo molto presto.

MARIO ADINOLFI

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