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***La polemica***
SEGRETERIA PD, DALLA COOPTAZIONE ALLA CLONAZIONE
di MARIO ADINOLFI

novembre 25, 2009 di Redazione 

Duro intervento del vicedirettore di Red e grande blogger sulla squadra di giovani che Bersani ha annunciato ieri alla direzione nazionale Democratica. Un attacco frontale alla scelta, scrive Adinolfi, di una «segretaria di segretari», nel senso dei segretari personali dei vari leader. E in particolare alla nomina di Matteo Orfini, vicinissimo a Massimo D’Alema. Un pezzo che, ancora una volta, non mancherà di fare discutere, e che il giornale della politica italiana vi propone all’inizio di una giornata che si preannuncia caldissima e carica tensioni, per la nostra politica. Buona lettura. E buona polemica.

Nella foto, Mario Adinolfi

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di MARIO ADINOLFI

Ieri ho commentato su Facebook la nomina della nuova segreteria del Pd con questa frasetta: “Bersani ha nominato una segreteria del Pd tutta di giovani cooptati, segreteria nel senso che è fatta dai segretari: il segretario di D’Alema, il segretario di Letta, il segretario persino di Visco. Per una generazione di dirigenti che crescano grazie ad una propria battaglia politica autonoma, ripassare il prossimo giro (per non parlare dell’esecutivo con Violante e Fassino, quelli che non mollano mai”.

La frasetta ha avuto l’indubbio merito di procurarmi un gruppetto di nuovi amici. Stefano Fassina, che s’è sentito toccato nel ruolo del segretario di Visco, m’ha incontrato a Red Tv prima di un’intervista e ha protestato promettendomi l’inoltro del curriculum. Sicuramente validissimo. Il problema è che la nomina a membro della segreteria del Pd non è un concorso per titoli. O meglio, somiglia a un concorso universitario all’italiana: il barone ti porta su se gli hai portato bene la borsa per un congruo periodo di tempo.

Sul quotidiano la Stampa la frasetta su Facebook ha animato un bell’articolo scritto da Fabio Martini, in cui il simbolo della “segreteria di segretari” non è Stefano Fassina, ma Matteo Orfini, che non ha retto Nens a Bersani e Visco come ha fatto Fassina, ha retto Italianieuropei a D’Alema e più o meno è la stessa cosa. Leggo la vivida descrizione che Martini fa di Orfini: “Matteo Orfini, trentacinque anni, da cinque braccio destro di D’Alema di cui è un autentico clone per il modo di parlare”. Ecco, diciamo che siamo passati dalla selezione della classe dirigente per cooptazione, alla selezione per clonazione. Mi pare un errore ulteriore, diciamo.

Già immagino la replica: “Scrivi questo perché non hanno nominato te, sei solo invidioso” e facciamo finta che sia vero (anche se una campagna per le primarie come quella che ho condotto io sia contro Bersani che contro la linea dalemiana della regressione del Pd a Pds, lasciava poco spazio all’idea di attendersi premi da parte del nuovo segretario, lo ammetteranno anche i miei soliti critici). Resta il problema: possibile che la selezione della classe dirigente del Pd adotti sempre e solo il modello della nomenklatura sovietica? O sei della vecchia guardia, o sei un giovane che ha il merito di essere variabile dipendente dalla vecchia guardia. Ne sei l’imitazione, persino fisica.

Questo metodo non ci porta lontano. Ho un barlume di speranza, dovuto come al solito ai metodi della democrazia diretta, alle primarie, che a livello locale hanno generato una classe dirigente che è cresciuta in opposizione alla vecchia guarda, l’esempio più eclatante è Matteo Renzi, certo anche lui “nato alla politica” come cooptato alla presidenza della provincia di Firenze, ma poi saputosi distaccare proprio per affrontare la battaglia direttista che l’ha portato al ruolo di primo cittadino del capoluogo toscano.

Come ho detto ieri, per una generazione di dirigenti che crescano grazie ad una propria battaglia politica autonoma, ripassare il prossimo giro. Sempre che questa gestione del Pd ritrasformato in Pds lasci in piedi un partito per cui battersi. Occorre difendere il baluardo della democrazia diretta, delle primarie, solo attraverso un passaggio così forse nascerà un Obama italiano. Uno che non s’è messo in fila, non ha portato la borsa, non ha studiato le smorfie di un capo.

Uno che s’è battuto. Perché questo bisogna continuare a fare: battersi. Non è un esercizio inutile.

MARIO ADINOLFI

Commenti

2 Responses to “***La polemica***
SEGRETERIA PD, DALLA COOPTAZIONE ALLA CLONAZIONE
di MARIO ADINOLFI

  1. francesco on dicembre 3rd, 2009 21.08

    hai ragione: continuare a battersi!!!
    anche se, convverrai, è molto presente il rischio che al grigiore del pd una/o decida di impegnarsi in contesti diversi, più appassionanti e più valorizzanti.
    ciao.

  2. Giulio on gennaio 15th, 2010 01.36

    Meno male che c’è Adinolfi che ha il coraggio di dirle e di scriverle queste cose, dall’interno.
    La nomina di Orfini è un insulto alle migliaia di persone che si impegnano nel sociale, che lavorano, che credono nell’idea di un Partito Democratico.
    E’ un schiaffo in faccia a tutti quelli che la mattina escono di casa e vanno a lavorare. Per non parlare di tutti i militanti che si sporcano le mani, organizzano attività, aiutano la gente. Da oggi ho deciso la mia personale campagna. Per ogni Orfini che sta dentro il PD devo riuscire a porterne 10 fuori. Non mi riuscirà particolarmente difficile – ne sono certo. Io in questo partito che usa il mio voto, il mio consenso, la mia passione e le mie idee per piazzare i portaborse proni dalemareferenziali non ci rimango un giorno di più. A questo punto meglio la retorica dipietrista o la realpolitik di Casini.

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