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La polemica. Il Sud, caro Guzzanti, non è come descrivi di F. Laratta

novembre 24, 2009 di Redazione 

Il giornale della politica italiana è sempre più il centro privilegiato del confronto pubblico ai massimi livelli della nostra politica. Tra le nostre grandi firme e i protagonisti stessi della politica italiana si svolge una dialettica quotidiana. Oggi il deputato del Partito Democratico risponde a Paolo Guzzanti che dalle pagine di questo giornale aveva lanciato una durissima invettiva contro il sud giudicato dall’ex vicedirettore de “il Giornale” l’humus ideale per la malavita organizzata (trovate il pezzo, nella foto il lancio, ancora nella vetrina Politica). il Politico.it è ovviamente giornale di tutti gli italiani, e vuole molto bene alle persone che vivono al sud così come ai settentrionali. E dopo avere ospitato l’opinione molto forte di Guzzanti dà spazio a questa replica del parlamentare calabrese del Pd, come sempre da non perdere. Buona lettura e buon dibattito sul giornale della politica italiana.

Sopra, titolo, foto e preambolo del pezzo “incriminato” di Guzzanti su queste stesse pagine

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di FRANCO LARATTA*

Scrive Leonida Repaci:

“Quando fu il giorno della Calabria. Dio si trovò in pugno 15 mila Kmq di argilla verde con riflessi viola. Pensò che con quella creta si potesse modellare un paese per due milioni di abitanti al massimo. Era teso in un vigore creativo, il Signore, e promise a se stesso di fare un capolavoro. Si mise all´opera, e la Calabria uscì dalle sue mani più bella della California e delle Hawaii, più bella della Costa Azzurra e degli arcipelaghi giapponesi.
Diede alla Sila il pino, all´Aspromonte l´ulivo, a Reggio il Bergamotto, allo stretto il pescespada, a Scilla le sirene, a Chianalea le palafitte, a Bagnara i pergolati, a Palmi il fico, alla Pietrosa la rondine marina, a Gioia l´olio, a Cirò il vino, a Rosarno l´arancio, a Nicotera il fico d´India, a Pizzo il Tonno, a Vibo il fiore, a Tiriolo le belle donne, al Mesima la quercia, al Busento la tomba del re barbaro, all´Amendolea le cicale, al Crati l´acqua lunga, allo scoglio il lichene, alla roccia l´oleastro, alle montagne il canto del pastore errante da uno stazzo all´altro, al greppo la ginestra, alle piane la vigna, alle spiagge la solitudine, all´onda il riflesso del sole.
……….
Assegnò Pitagora a Crotone, Orfeo pure a Crotone, Democede pure a Crotone, Alcmeone pure a Crotone, Aristeo pure a Crotone, Filolao pure a Crotone, Zaleuco a Locri, Ibico a Reggio, Clearco pure a Reggio, Glauco a Reggio, Cassiodoro a Squillace, San Nilo a Rossano, Gioacchino da Fiore a Celico, Fra Barlaam a Seminara, San Francesco a Paola, Telesio a Cosenza, il Parrasio pure a Cosenza, il Gravina a Roggiano, Campanella a Stilo, Padula ad Acri, Mattia Preti a Taverna, , Severina il Battistero a Rotonda, a Squillace il Tempio della RoccellettaChiesa di San Michele, a Mileto la Zecca, a Nicotera il Castello, a Reggio il Tempio di …

Poi distribuì i mesi e le stagioni alla Calabria. Per l´inverno concesse il sole, per la primavera il sole, per l´estate il sole, per l´autunno il sole.
……
Volle il mare sempre viola, la rosa sboccia anche a dicembre, il cielo terso, le campagne fertili, le messi pingui, l´acqua abbondante, il clima mite, il profumo delle erbe inebriante.

Operate tutte queste cose nel presente e nel futuro il Signore fu preso da una dolce sonnolenza in cui entrava la compiacenza del Creatore verso il capolavoro raggiunto. Del breve sonno divino approfittò il diavolo per assegnare alla Calabria le calamità: le dominazioni, il terremoto, la malaria, il latifondo, il feudalesimo, le fiumare, le alluvioni, la peronospera, la siccità, la mosca olearia, l´analfabetismo, il punto d´onore, la gelosia, l´Onorata Società, la vendetta, l´omertà, la falsa testimonianza, la miseria, l´emigrazione.
Dopo le calamità, le necessità: la casa, la scuola, la strada, l´acqua, la luce, l´ospedale, il cimitero. Ad esse aggiunse il bisogno della giustizia, il bisogno della libertà, il bisogno della grandezza, il bisogno del nuovo, il bisogno del meglio. E, a questo punto, il diavolo si ritenne soddisfatto del suo lavoro, toccò a lui prender sonno, mentre si svegliava il Signore.
Quando aperti gli occhi, poté abbracciare in tutta la sua vastità la rovina recata alla creature prediletta, Dio scaraventò con un gesto di colera il Maligno nei profondi abissi del cielo. Poi lentamente rasserenandosi disse: «Una notte che contiene già l´albore del giorno». «Questi mali e questi bisogni sono ormai scatenati e debbono seguire la loro parabola. Ma essi non impediranno alla Calabria di essere come io l´ho voluta. La sua felicità sarà raggiunta con più sudore, ecco tutto. “Utta a fa juornu c´a notti è fatta”».

***

Fin qui Leonida Repaci. Ecco, se il Creatore, accorgendosi dei guasti provocati alla Calabria, avesse reagito con il furore devastante di Paolo Guzzanti su questo giornale («Ho vissuto per ben tre anni in Calabria come redattore capo e direttore del Giornale di Calabria. So di che cosa e di chi parlo. [...] se io fossi Calvino, manderei al rogo alcune decine di migliaia di persone, senza la minima compassione, come fece il grande Jean Calvin a Ginevra dove non esitava a mettere a morte persino alcuni i fanciulli…») oggi del Sud non rimarrebbe che altro che cenere su cenere.

Per fortuna il Padreterno di Leonida Repaci ha avuto compassione e non ha incendiato la Calabria. Guzzanti, che crede di conoscere il sud per gli articoli scritti e per averci vissuto tre anni, oggi sembra Hitler o Mussolini, o forse Nerone… tanto che farebbe del sud un enorme falò, bruciando tutto e tutti. Pensando così di risolvere le nostre immense tragedie.
Proprio come accadde nel `900 agli ebrei, agli zingari, agli omosessuali nella civilissima Europa, o dopo nella Jugoslavia in rovina, e poco più tardi in Ruanda, ridotta ad uno spaventoso mattatoio.
Ma sì, eliminiamo fisicamente, uno dopo l´altro, tutti i calabresi, i napoletani, i siciliani, i pugliesi dalla faccia della terra (non solo dall´Italia…), e il bene trionferà, e il male sarà eliminato per sempre. Un´impresa, eliminare il male dalla terra, che nemmeno a Dio Padre Onnipotente è riuscita. Ma Guzzanti ci crede, ci pensa… E già questo lascia presupporre che ci troviamo davanti a qualcosa che non meriterebbe una risposta, nemmeno una banale considerazione.

Per cui ritiro tutto, faccio finta, da calabrese che vive da sempre, giorno e notte, d´estate come d´inverno, nelle viscere della Calabria, si espone, lotta lotta lotta, parla, ascolta, perde, vince, insiste, spera.
E crede, come Repaci che fa dire al Creatore «Questi mali e questi bisogni sono ormai scatenati e debbono seguire la loro parabola. Ma essi non impediranno alla Calabria di essere come io l´ho voluta. La sua felicità sarà raggiunta con più sudore, ecco tutto. “Utta a fa juornu c´a notti è fatta´».

Ecco, sbrigati giorno, fai presto a sorgere, perché con il sole la notte andrà via.

Con o senza Guzzanti, la Calabria, il Sud, vinceranno la lotta impari e terribile contro tutti i mali che l´assediano. Vinceranno i giovani, i ragazzi, quelli che davvero ci credono. E per la loro libertà dalle mafie, vivono e lottano ogni giorno. Senza gridare, senza telecamere, senza Guzzanti.

p.s.: Ah, dimenticavo, quella di Guzzanti è certamente «una sana provocazione estremista, quelle che mandano in bestia tutti e specialmente nella sinistra codarda moralmente». Giusto, si dice sempre così quando non si ha il coraggio di ammettere che si tratta invece di quello che davvero si pensa. Suvvia Guzzanti, almeno ci risparmi che quello che ha scritto è una provocazione. Semmai è una follia!

FRANCO LARATTA*

*Deputato del Partito Democratico

Commenti

One Response to “La polemica. Il Sud, caro Guzzanti, non è come descrivi di F. Laratta

  1. kattekop on novembre 25th, 2009 11.47

    Per qualcuno il sud è o solo Sicilia o solo Calabria.Ogni regone ha il suo difensore.Mentre secondo me,non bisogna far parlare chi non vive il vero quotidiano del uomo comune.Per conoscere quel quotidiano bisogna avere pochi soldi in tasca…e essere profondamente “ignoranti”.
    Allora potresti capire il perchè di “quel”degrado morale e i comportamenti di certe menti cosi poveri di ideali e valori.
    Perchè i valori si respirano in casa,da tenera età,ci sono troppi destini già scritti nel venire al mondo ….figli di mafiosi…figli di razzisti…figli di nazisti….
    La tolleranza e l’onestà sono cosi difficile da imparare in certi ambienti degradati(anche se non mancano altrove,in politica per esempio)
    C’è bisogna che la mamma lo sommistra già durante l’allattamento al seno……latte e onestà!!!

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